Writer & Copy

Scrittura per il web, Article Marketing, Comunicati Stampa, SEO
  • rss
  • Blog
  • Chi Sono
  • Curriculum Vitae
  • Collaborazioni
  • Portfolio
  • Contattami
  • Disclaimer

La pioggia del Sud non fa rumore

Dario | 25 novembre 2011

“La pioggia del Sud non fa rumore”. È questa la frase che nei social network commenta le drammatiche immagini dell’alluvione che il 22 novembre ha colpito la costa tirrenica messinese. Il popolo della rete, quello delle zone colpite in primis, ma anche di varie parti di Italia, fin da subito si è mosso per far sapere al resto della nazione cosa stava accadendo a Barcellona Pozzo di Gotto, a Milazzo, a Saponara e così via.

Tutto questo, semplicemente perché nessuno ne parlava.

Le forti piogge che son cadute nel messinese hanno fatto esondare tutti i torrenti della costa tirrenica. La situazione più grave si è verificata a Barcellona Pozzo di Gotto, dove l’esondazione del Logano – il corso d’acqua che taglia in due la cittadina – ha letteralmente invaso la città di fango e detriti, distruggendo strade e isolando intere zone. Ma come capita spesso in questi casi il fango ha anche ucciso. A Saponara, un piccolo comune dell’entroterra, una frana ha travolto il villaggio di Scarcelli, uccidendo tre persone. Sebbene le esondazioni siano avvenute in mattinata, fino a ora pranzo, sui principali quotidiani on line e nei telegiornali Barcellona veniva a malapena citata per un’allerta meteo molto vaga e per il rinvio, a causa del maltetmpo, della presentazione di un libro dell’Onorevole Domenico Nania che si doveva tenere proprio nella sua città natale.

Ma già dalle 10 del mattino erano apparsi i primi video su Youreporter.it, che non lasciavano presagire nulla di buono. La situazione degenera rapidamente e solo nel pomeriggio, tra le 16 e le 17, iniziano a far capolino le prime notizie e le foto del ponte crollato in contrada Spinesante, diventato simbolo involontario di questa grottesca tragedia. Quando i giornali battono la notizia la tragedia è già avvenuta, la pioggia si è calmata, i torrenti sono straripati e Barcellona è sommersa dal fango. Si accenna qualcosa di danni nel catanzarese e di un deragliamento, ma anche in questo caso si tratta di notizie date di fretta e senza approfondimento, anche se il fatto è avvenuto da molte ore.

Quasi tutti i tg della sera passano la notizia e mostrano, quasi si trattasse di un feticcio, le immagini del ponte di Spinesante. Ancora non si hanno notizie di morti, ma solo di qualche disperso e la cosa viene liquidata con rapidità. Nella notte si scoprono i primi morti, tra i quali un bambino di dieci anni.

A distanza di ventiquattro ore, l’Italia si risveglia e scopre che in Sicilia è accaduto qualcosa di serio e che forse vale la pena occuparsene. Inevitabile fare paragoni con le recenti tragedie che hanno colpito Genova, le Cinque Terre e la Lunigiana o con la spaventosa alluvione che due anni fa colpì Giampilieri e Scaletta Zancela, sulla costa Jonica del messinese, e che di morti ne fece trentasette. La vicenda di Genova ha avuto fin da subito risalto nazionale, con dovizia di foto e lunghi servizi televisivi. Il governo aumentò le accise sul carburante e stanziò un fondo di trecento milioni di euro per tamponare l’emergenza. Su tutti i telegiornali partì la gara di solidarietà per donare qualche euro in favore delle popolazioni alluvionate.

Di Barcellona, di Milazzo, di Saponara e di tutti gli altri comuni della costa tirrenica, a malapena si parla. Nessuna gara di solidarietà, inaccettabili black out informativi, aiuti che stentano ad arrivare e le solite faziose polemiche sull’abusivismo e le speculazioni edilizie, che riemergono sempre quando una tragedia di questo tipo colpisce qualche città del sud. Forse qualcuno dovrebbe spiegare il perché di questa disparità di trattamento… Ma forse non si può. Non si può ammettere pubblicamente che un morto del sud, in termini di importanza e solidarietà umana, conta meno di uno del nord.

Questo è il Paese dove viviamo, una Paese sulla carta unito ma in realtà diviso, un paese dove i cittadini non hanno pari diritti e pari dignità, dove una parte è più importante dell’altra.

Ma il fango è sempre fango e non fa distinzioni, soprattutto quando distrugge e si porta via vite umane.

Scritto per Camminando Scalzi.it  http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/la-pioggia-del-sud-non-fa-rumore.html

Comments
Nessun Commento »
Categorie
Camminando Scalzi.it, Notizie e politica, Parole in libertà, Riflessioni e Pensieri
Tags
Alluvione, BARCELLONA POZZO DI GOTTO, ESONDAZIONE, FANGO, GENOVA, MALTEMPO, Messina, MILAZZO, SAPONARA, SPINESANTE
Commenti RSS Commenti RSS
Trackback Trackback

Le grandi sfide di Mario Monti

Dario | 24 novembre 2011

Tre concetti: rigore di bilancio, crescita ed equità. Sono questi i pilastri che sosterranno il neonato governo Monti. Il nuovo Presidente del Consiglio ha illustrato ieri al Senato il suo piano per risollevare il Paese. Cinquanta di minuti di discorso accorato, sovente interrotto da applausi, che ha fornito un quadro chiaro della drammatica situazione del Sistema Italia e, soprattutto, della terapia d’urto al quale verrà sottoposto.

Le idee e le intenzioni sembrano, sulla carta, ottime. Finalmente, dopo anni ignavia tremontiana, si torna a parlare di crescita. È questo l’obiettivo dichiarato di tutto il programma di governo, far ripartire l’economia, stimolare la nascita di nuove imprese, rendere l’Italia un terreno fertile che permetta lo sviluppo dell’imprenditorialità, soprattutto di quella giovanile.

Per fare ciò e reperire le risorse per finanziare la crescita, Mario Monti ha elencato una serie di punti programmatici.

Si inizia dall’armonizzazione dei bilanci dei vari enti pubblici in modo da riorganizzare e razionalizzare la spesa, tagliando il superfluo e riducendo i privilegi di cui godono tutte le cariche elettive. Particolare attenzione avrà il sistema previdenziale, giudicato “tra i più solidi d’Europa” ma bisognoso di correttivi specialmente in tema di contributi e di tagli agli “inaccettabili privilegi” che negli anni sono stati elargiti. Pessime notizie per i possessori di case e terreni. Il governo mira a reintrodurre la famigerata ICI, eliminata dal governo Berlusconi e di far pagare l’IRPEF su immobili e proprietà non locate.

Oltre a questo, sono previsti altri interventi sul prelievo fiscale, non meglio identificati, che mirano a fare gettito e a non deprimere i consumi. Altre entrate dovrebbero arrivare dalla dismissione graduale degli immobili pubblici e dalla revisione della legge sul Project Financing, ridistribuendo equamente tra Stato e soggetto privato il rischio dell’investimento.

Nessun accenno a tasse patrimoniali.

Il nuovo premier è stato altrettanto chiaro nell’illustrare cosa il suo esecutivo vuol fare per stimolare la crescita. Il punto più importante è la riduzione del cuneo fiscale e delle imposte sulle attività produttive, chiesta a gran voce da Confindustria anche al precedente governo.

Saranno previste agevolazioni fiscali per le nuove imprese, la liberalizzazione dei mercati e nuove norme per favorire la libera concorrenza. Quest’ultimo è forse uno dei punti più critici del programma presentato in Senato. Il capo del governo ha esplicitamente espresso la volontà di ridurre o abbattere “privilegi corporativi che bloccano il libero mercato”, puntando il dito, implicitamente, contro i vari ordini professionali.

Una sfida durissima che si affianca a quella, forse più problematica, che riguarda il mercato del lavoro. La volontà del nuovo governo è quella di revisionare il sistema degli ammortizzatori sociali e di estendere la protezione di questi a tutti quei contratti atipici, nati negli ultimi anni, che al momento non la prevedono. Monti ha anche parlato di una semplificazione dei contratti di lavoro e di nuove norme che punterebbero a rendere più conveniente, per un’impresa, assumere un lavoratore con contratto a tempo indeterminato, cercando, allo stesso tempo, di favorire la mobilità e la flessibilità del mercato del lavoro.

Ultimo punto, ma non per importanza, del discorso del nuovo premier, riguarda i giovani e la volontà di questo governo di valorizzarli e renderli i veri protagonisti della riscossa dell’Italia. È intenzione del nuovo governo, dopo anni di tagli, investire sui giovani, sulle imprese giovanili, sulla formazione e la ricerca.

Tutto sommato era quello che ci si aspettava. Il programma del governo Monti, esposto in Senato, ricalca grosso modo la famosa lettera inviata a Bruxelles dal governo Berlusconi e prende spunto dalle proposte formulate da Confindustria qualche settimana fa. Ora bisogna passare ai fatti.

Mai come in questo caso, il tempo è tiranno e le sfide che attendono il nuovo governo sono difficili. C’è da cambiare un paese che da troppo tempo galleggia sull’acqua torbida.

Lo stesso Monti, nelle battute finali del suo discorso, si dichiara consapevole delle difficoltà: “Il tentativo che ci proponiamo di compiere, onorevoli senatori, e che vi chiedo di sostenere è difficilissimo; altrimenti ho il sospetto che non mi troverei qui oggi. I margini di successo sono tanto più ridotti, come ha rilevato il Presidente della Repubblica, dopo anni di contrapposizione e di scontri nella politica nazionale. Se sapremo cogliere insieme questa opportunità per avviare un confronto costruttivo su scelte e obiettivi di fondo avremo occasione di riscattare il Paese e potremo ristabilire la fiducia nelle sue istituzioni”.

Scritto per Camminando Scalzi: http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/le-grandi-sfide-di-mario-monti.html

Comments
Nessun Commento »
Categorie
Camminando Scalzi.it, Notizie e politica
Tags
ENTI PUBBLICI, Giovani, GOVERNO, ICI, IRPEF, Lavoro, MARIO MONTI, MONTI, PRECARIATO, PROGRAMMA MONTI, RIDUZIONE CUNEO FISCALE, SISTEMA PREVIDENZIALE
Commenti RSS Commenti RSS
Trackback Trackback

Italia di serie A e di serie B…anche nelle disgrazie

Dario | 23 novembre 2011

Ottobre 2009 Giampilieri e Scaletta Zanclea invase da acqua e fango con 37 morti passarono sotto la totale indifferenza del Paese. Novembre 2011, acqua e fango invadono Genova, 10 morti accertati, l’Italia compatta si mobilita.

Due anni fa, i villaggi di Giampilieri, Molino, Altolia e Scaletta Zanclea venivano devastati da una colata di fango e roccia.
In questi giorni, il quartiere Foce di Genova e la zona delle Cinque Terre sono state colpite dalla stessa furia distruttrice degli elementi.
In entrambi i casi, abitazioni, negozi, vite, sono state distrutte e spazzate via.
A Giampilieri e lungo il litorale jonico messinese, in quella tragica notte, morirono 37 persone, intere zone abitate furono letteralmente cancellate e ancora oggi, a distanza di due anni, quei luoghi sono feriti e quasi disabitati.
In Liguria, il bilancio di vite umane e danni è ancora provvisorio ed è difficile prevedere quanto tempo ci vorrà per ricostruire le zone alluvionate e quali conseguenze avrà questa tragedia sul territorio e sui luoghi.
Innanzi a certi fatti drammatici, il rispetto, unito al cordoglio, sono l’unico comportamento che dovrebbe essere tenuto, ma per la nostra classe politica questo principio non si applica.
In questi giorni stiamo assistendo ad una scandalosa disparità di trattamento, una vera e propria distinzione tra morti di serie A e morti di serie B.
All’alba del primo ottobre del 2009, quando ancora si estraevano i morti dal fango di Giampilieri e di Scaletta Zanclea, su giornali e telegiornali di tutta la nazione, la notizia della tragedia campeggiava in primo piano, accompagnata da una polemica su presunte speculazioni edilizie lungo i torrenti alluvionati.
Si sosteneva, in parole povere, che le popolazioni colpite “se l’erano cercata”.
Le vittime, agli occhi di tutta la nazione, diventavano colpevoli.
Le successive indagini e l’evidenza dei fatti hanno poi smentito questa calunniosa ipotesi.
Le cause delle frane e delle colate di fango sono ormai state accertate e non hanno nulla a che vedere con abusi edilizi o altro.
Si trattò di calunnie inventate per delegittimare la tragedia e per negare gli aiuti necessari. Il governo di Roma e quello regionale intervennero quasi di malavoglia, poco e male, creando ostacoli burocratici di ogni tipo, promettendo molto e mantenendo nulla.
L’intera paese visse quasi con indifferenza e disprezzo la sciagura messinese. Lo scarso successo delle sottoscrizioni, il clamoroso caso del minuto di silenzio nei campi di serie A, negato dalla Lega Calcio e tenuto solo dalle squadre siciliane, furono la misura del valore dei morti di Giampilieri.
Una settimana dopo, la tragedia finì nel dimenticatoio.
L’ennesima beffa ai danni dei cittadini sta avvenendo proprio in questi giorni, durante la grave emergenza ligure, quasi una coincidenza.
I 160 milioni di euro attesi per risarcire gli sfollati e per pagare i privati che hanno prestato la loro opera in quei giorni, sono stati negati per un vizio formale. A distanza di due anni, se si escludono gli interventi di messa in sicurezza e di canalizzazione delle acque, quasi nessun tipo di aiuto è stato dato alle popolazioni di Giampilieri e Scaletta.
Al contrario, in Liguria, mentre la tragedia si sta ancora consumando, il governo di Roma ha previsto uno stanziamento di 300 milioni di euro per tamponare l’emergenza e l’istituzione di un’accisa straordinaria sui carburanti. Inoltre, su tutti i campi della seria A, ci sarà il minuto di silenzio per i morti liguri.
La domanda, banale e scontata, nasce spontanea: perché questa disparità di trattamento? Perché i morti di Genova e delle Cinque Terre meritano più rispetto dei morti di Giampilieri e Scaletta Zanclea? Perché si è parlato di infamanti abusi edilizi in Sicilia, mentre si fanno pochissimi accenni ai quartieri e ai parcheggi costruiti a ridosso o addirittura al di sopra dei torrenti genovesi? Perché i politici che abbiamo eletto non fanno il loro lavoro e non rivendicano la dignità dei loro elettori?
Questo è il paese dove viviamo, una paese sulla carta unito ma in realtà diviso, un paese dove i cittadini non hanno pari diritti e pari dignità, dove vi è in atto una palese e inaccettabile discriminazione fondata sul luogo di nascita, dove un meridionale vale meno di un settentrionale.

(Nella foto un’immagine di Giampilieri colpita dall’alluvione il 2 ottobre del 2009. Foto: Francesco Cito)

Scritto per Nuovo Giangurgolo: http://www.nuovogiangurgolo.it/modules.php?name=News&file=article&sid=825

Comments
Nessun Commento »
Categorie
Notizie e politica
Commenti RSS Commenti RSS
Trackback Trackback

Benvenuti al Sud

Dario | 7 ottobre 2011

Sfortunatamente, in questo caso, non parliamo del celebre film comico ma della parte più povera e depressa della nostra nazione, il Meridione d’Italia.

Negli ultimi giorni di settembre, lo Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno ), ha pubblicato il suo annuale rapporto sulle condizioni socio economiche del sud.

Lo scenario tratteggiato dagli economisti dell’istituto, ma soprattutto le loro previsioni, lasciano sconcertati e destano seria preoccupazione.

Il dato più allarmante è il cosiddetto “Tsunami demografico” che da qui ai prossimi anni potrebbe investire il Nord con conseguenze solo ipotizzabili.

A causa dell’alto tasso di disoccupazione, circa il 25%, della scarsa propensione all’investimento e degli enormi limiti infrastrutturali, entro i prossimi vent’anni, oltre due milioni di giovani lasceranno le regioni meridionali per trasferirsi altrove, trasformando il Sud in un vero e proprio “paese per vecchi”.

Ma non è solo il futuro che preoccupa, è anche il presente.

Tra il 2008 e il 2010 si sono persi circa 283.000 posti di lavoro, circa il 60% dei posti persi in tutta Italia. Un dato che diventa abnorme considerando che al Sud vi è solo il 30% degli occupati italiani.

Regioni a vocazione industriale, come Campania e Puglia, sono state quelle più colpite ma in generale, l’intero meridione rischia una vera e propria desertificazione industriale.

Ma al danno si aggiunge anche la beffa.

Secondo le stime dello Svimez, la manovra finanziaria “costerà” al sud circa 6,4 punti di PIL contro i 4,8 punti delle regioni meridionali. Una mazzata che si traduce in minori risorse per gli enti locali e gli investimenti ma anche, è il caso di dirlo, in minori sprechi.

E infine, c’è la beffa dei famosi Fondi Fas, i finanziamenti europei per le aree sottosviluppate che, come hanno denunciato i governatori di alcune regioni, tra le quali la Sicilia, sono stato “dirottati” verso altri usi, come la riduzione del debito pubblico o (e qui sta la vera beffa), verso le regioni settentrionali (notoriamente sottosviluppate).

Questo è molto altro è scritto nel rapporto annuale dello Svimez, liberamente scaricabile sul sito internet dell’istituto.

Ma al di là delle cifre e dei dati, oggettivamente preoccupanti, questo documento rischia, come gli altri scritti in passato, di restare lettera morta.

La Storia Italiana ci insegna che i rapporti tra il meridione e il governo centrale sono sempre stati all’insegna degli eccessi. I Savoia spazzarono via l’intera economia del Regno delle Due Sicilie dopo l’annessione, cinquant’anni dopo Giolitti faceva piovere milioni con le sue “Leggi Speciali” che ebbero come unico beneficiario lo stesso statista, rimasto al potere per oltre un quindicennio. Stesso atteggiamento paternalistico venne messo in atto durante il ventennio fascista, che ebbe il merito di investire molto al sud, ma in maniera disorganica e molto spesso propagandistica.

Il massimo arrivò nel dopoguerra, quando i governi DC inondarono il meridione di milardi, istituendo una banca per gestirli (La Cassa del Mezzogiorno), combattendo l’atavica disoccupazione con industrie di stato e posti pubblici.

Oggi, finita l’epoca delle spese folli, per il Sud ci sono briciole e disoccupazione. Non esiste nemmeno un piano organico per il rilancio economico, ci sono solo promesse e spot propagandistici.

Eppure basterebbe poco a far ripartire l’economia.

Incentivi fiscali per gli investimenti al sud, crediti d’imposta, riduzione della burocrazia, creazione di aree industriali attrezzate o di parchi tecnologici che aiutino lo sviluppo del terziario. Tutte iniziative che, unite al progressivo sviluppo delle infrastrutture, potrebbero far ripartire l’esausto motore meridionale. Misure di cui si è parlato e dibattuto a lungo nei palazzi del potere di Roma, ma mai messe in atto.

La “Questione Meridionale” è più viva che mai, ma sembra che non interessi più nessuno.

Non c’è interesse a rilanciare una parte potenzialmente produttiva del paese, un territorio che è uno dei principali mercati per i prodotti settentrionali e che potrebbe diventare più grande e redditizio.
Ma forse per paura, per mancanza di volontà, per mediocrità o per inettitudine, la politica italiana non riesce a far ripartire lo sviluppo, non riescono a creare, per i giovani meridionali, un’alternativa credibile all’emigrazione.

Scritto per Nuovo Giangurgolo On Line: http://www.nuovogiangurgolo.it/modules.php?name=News&file=article&sid=785

Comments
Nessun Commento »
Categorie
Notizie e politica
Tags
Economia, fas, Meridione, pil, Politica, Questione Meridionale, ricchezza, sud, sviluppo
Commenti RSS Commenti RSS
Trackback Trackback

Intercettazioni: Il Governo ci riprova, Wikipedia protesta

Dario | 6 ottobre 2011

“Cara lettrice, caro lettore, in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando“.

Esordisce così il comunicato con il quale la versione italiana della più grande e cliccata enciclopedia del web si mette il bavaglio e chiude temporaneamente.

Si tratta di un atto di protesta nei confronti del ddl intercettazioni in discussione al Parlamento che, con il già contestato comma 29, obbligherebbe tutti i siti web a pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, la rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine. Tale giudizio di merito, non è affidato alla magistratura o a un soggetto terzo, ma allo stesso richiedente.

“L’obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza”, continua il comunicato. “Tale limitazione snatura i principi alla base dell’Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l’abbiamo conosciuta fino a oggi”.

La protesta dell’Enciclopedia on line non ha alcun precedente noto e rappresenta, per il nostro paese, l’ennesima figura pietosa davanti gli occhi del mondo.

La Wikimedia Foundation, che gestisce e coordina le versioni nazionali di Wikipedia ha già annunciato che darà tutto il suo supporto alla versione italiana dell’enciclopedia. L’auspicio di Jimbo Wales, fondatore del progetto Wiki, è che la legge “idiota”(così l’ha definita Wales) venga modificata per far riprendere l’attività a Wikipedia Italia.

Le reazioni a questo inconsueto “sciopero” sono state le più varie.

Se dai banchi di sinistra son fioccate le critiche, le accuse di liberticidio e di voler mettere un bavaglio alla Rete, alcuni giornali di destra stamani (5 ottobre) esultavano per la chiusura dell’enciclopedia e ridimensionavano la portata delle proteste e del valore effettivo della scelta di Wikipedia.

Ma l’effettiva portata del famigerato comma 29 è molto più vasta di quanto si possa pensare.

Il rischio è che la blogosfera e le tante voci che sul web trovano modo di esprimere le loro opinioni possano spegnersi.

Dato che chiunque potrà chiedere la rettifica di qualunque contenuto, indipendentemente dalla sua veridicità, blogger, giornalisti e addirittura i semplici utenti della rete, italiani, sarebbero, non costretti, ma incoraggiati ad occuparsi di argomenti poco scabrosi per non avere problemi e per non incorrere in provvedimenti penali.

Secondo Stefano Rodotà, ex presidente dell’autorità per la privacy, “Dietro questo Ddl ci sono due elementi principali: aggressività e ignoranza. Chi ha scritto l’articolo dedicato ai siti informatici non ha chiaramente idea di cosa stia parlando. Prevedere quelle modalità di rettifica, quei tempi e quelle sanzioni significa ignorare del tutto come funzioni la rete”.

Ma il vero paradosso di questa legge è che vuole circoscrivere e limitare un qualcosa che limiti non ha.

La rete, per definizione è un entità che ignora i confini dei singoli stati, che si estende praticamente in tutto il mondo e che, salvo alcuni casi ben noti, garantisce la libera circolazione di contenuti, immagini e notizie.

Una legge che ostacola o limita l’accesso alle informazioni e la loro libera diffusione e che fa della rettifica indiscriminata e della minaccia penale i suoi strumenti, non è degna di un paese civile e democratico.

Il ddl intercettazioni, in esame alla Camera, ci allontana dalle grandi democrazie occidentali e ci avvicina a nazioni come la Cina o la Corea del Nord, paesi ove la parola democrazia esiste solo nel nome.

Scritto per Camminando Scalzi: http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/intercettazioni-il-governo-ci-riprova-wikipedia-protesta.html

Comments
Nessun Commento »
Categorie
Camminando Scalzi.it, Notizie e politica
Tags
blog, censura, ddl, Decreto, Democrazia, enciclopedia, informazione libera, intercettazioni, legge bavaglio, wikipedia
Commenti RSS Commenti RSS
Trackback Trackback

« Previous Entries

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

Blogroll

  • Blog de "Il Mestiere di Scrivere"
  • Gli Spazi Vuoti
  • On an Island
  • SNI – Spazio Notizie Inutili

Comunicazione e Copywriting

  • Essere Freelance
  • Il Mestiere di Scrivere
  • Master New Media
  • Ninja Marketing
  • Prima Comunicazione
  • Seo Point

Siti Amici

  • Blog in Azienda
  • Camminando Scalzi.it
  • Edizioni Smasher
  • Nuovo Giangurgolo
  • Sicilia Planet

Categorie

  • "Lo Scherzo Infinito"
  • Archeologia Industriale
  • Camminando Scalzi.it
  • Cronache Torinesi
  • Geoglobo
  • Le Campane dell'Inferno
  • Musica
  • Notizie e politica
  • Parole in libertà
  • Poesia
  • Poldo for President
  • Racconti
  • Recensioni
  • Riflessioni e Pensieri
  • Senza categoria
  • Storie Italiane

Commenti recenti

  • Cristi su Favoletta – Il Re dell’Alto Castello
  • Gabriella La Nunziata su La Grande Sconfitta
  • Luca su La Grande Sconfitta
  • Luigi su “Lo Scherzo Infinito” 4° puntata
  • Gabriella La Nunziata su E’ un brutto giorno per la democrazia

Articoli recenti

  • La pioggia del Sud non fa rumore
  • Le grandi sfide di Mario Monti
  • Italia di serie A e di serie B…anche nelle disgrazie
  • Benvenuti al Sud
  • Intercettazioni: Il Governo ci riprova, Wikipedia protesta

Meta

  • Collegati
  • Voce RSS
  • RSS dei commenti
  • WordPress.org
rss Commenti RSS valid xhtml 1.1 design by jide powered by Wordpress get firefox