Il mio onomastico…
Dario | 19 dicembre 2005Come ogni anno è arrivato il giorno del mio onomastico…e giusto oggi parto per tornare nella mia messina e sebbene mi aspetti un viaggio nn poprio esaltante son veramente contento…oggi faccio anche "mezzo anno",cioè sei mesi dal mio compleanno…e se ripenso ai miei 23 anni compiuti a giugno mi sembra ieri,massimo avantieri eppure è passato tanto tempo e ci son stati tanti rivolgimenti nella mia vita…e tanto per cambiare scartabbellando tra le mie vekkie cose ho trovato una poesia che scrissi ispirato da un romanzo del mio storico ex amico Peppino…
Con il cappuccio di lana calato sul viso
Avanza tra le colline con passo sicuro,
Come un pastore che guida il suo gregge.
Gli occhi, luci nell’ombra, tristi
Fissi sul confuso sentiero innanzi a sé.
“Tempi oscuri verranno”, esclamò
Ed impugnò con forza il suo bastone
Intarsiato, mentre il rovo ed il ginepro
Lottavano per quella lunga striscia di selciato.
Il bianco ed il nero dentro l’argento
Delle forti spalle e del busto.
Un dolore sordo e sempre pulsante, esita
E fa tremare sempre il passo successivo,
Mentre la desolazione si apre intorno
Intrecciandosi con gli alberi contorti
Che giacciono dispersi, come pellegrini
Tra le pianure color sangue e qualche
Rudere di un passato ora volato via.
Sceglie il sentiero a caso nei crocevia
Non c’è una destinazione o un traguardo
Sotto il cielo colpevole e mutevole
Ricamato di nembi grotteschi e pallidi
Spesso accecante, spesso sanguinolento
A volte oscuro e minaccioso come
La lama di una falce che gratta la gola.
Nel suo inquieto vagar non trova pace
Il giovane e vecchio Elke Darkwind.
Pesa l’armatura d’argento, pesano le vesti sacre
Che contornano il corpo robusto e forte.
Pesano i lustri di cammino interminabile
Tra pantani ribollenti, foreste vivaci e
Caldi villaggi colmi di umanità sincera.
Pesano i pensieri e le colpe che macchiano
L’innocenza, che fremono sotto la pelle
Strisciando e confondendo le tracce
E la fasulla ispirazione di una strana missione.
I fregi dorati della veste sacra riflettono
La luce lugubre di un tramonto lento e infinito
Mentre l’edera selvatica e la felce osservano
L’ennesima caduta improvvisa del viandante
Ed il suo lento e doloroso rialzarsi.
Il simbolo sacro del Dio che egli serve campeggia
Glorioso e dorato sulla bianca tunica di lana
Ma sotto le vesti, sulla pelle rossa e calda
Un triskele penzola triste e abbandonato
Incidendo il suo triplice segno sulle carni.
Mi somiglia o nn mi somiglia?boh!!!!!







Commenti recenti