Frammenti di una storia ancora senza nome…
Dario | 25 Luglio 2006…La nave era una vecchia carretta arrugginita e instabile. Leo ci disse che in realtà erano vecchi mezzi da sbarco degli anni quaranta dal fondo piatto, riadattate ad uso civile. Insomma era più sicura una barca da pesca che quella specie di mostro in acciaio. Nel ponte salone eravamo soli, se si escludevano due membri dell’equipaggio seduti in quello che una volta era il bar del ponte
La sveglia era stata alle 6, e la sera prima c’eravamo tutti coricati per un motivo o per un altro tutti tardi. Io personalmente ero rimasto a consolare il mio amico Roberto, in crisi esistenziale dopo la sua magra figura con Tiziana di qualche giorno prima. Era inconsolabile e tendente all’autoflagellazione ed io sinceramente non sapevo bene cosa dirgli, ma non potevo lasciarlo al suo macero interiore. Quindi a parte offrirgli sigarette e ripetergli che nulla era perduto non riuscì a fare di meglio. Del resto già avevo problemi a consolare me stesso, figurarsi gli altri. Fatto sta che quella mattina sul ponte salone di una nave sgangherata il più sveglio di noi dormiva da 10 minuti e poi c’ero io che riuscivo a malapena a tenere gli occhi aperti e che mi ero prefisso l’obiettivo, un po’ stupido in verità, di rimanere sveglio. Di fronte a me il maestoso profilo dell’isola di Salina si mostrava senza timidezza. Seconda per grandezza delle Isole Eolie, era anche la seconda per numero di abitanti ed ospitava i due monti più alti dell’arcipelago, Fossa delle Felci e Monte dei Porri. A parte queste notizie da manuale di geografia, l’isola con tutto quel verde che sembrava mangiarsi le bianche case dei centri urbani, mi appariva selvaggia, ma non pericolosa, mi appariva nobile ma senza tracotanza…







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