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Stream of Consciousness

Dario | 24 settembre 2007
Birra, un’altra birra e una birra ancora. Si va avanti così, come automi dotati di un’unica istruzione da eseguire, come pupazzi immersi nella nebbia. Una nebbia gialla e rosa, una nebbia che ti bagna, ti inzuppa, che ti entra nelle ossa incrinandole, spaccandole con microfessure dolorose. Una nebbia che puzza di marcio, che sembra ovunque, che sembra quasi un’entità sovrannaturale, il dio notturno che prende il sopravvento nelle strade dopo una certa ora. Dopo la terza birra la guardi e non la vedi come semplice umidità ristagnante, diventa l’aria che respiri, l’estensione del tuo corpo, la campana opaca che ti avvolge.

Le voci sono smorzate, confuse, frasi smozzicate volano come falene impazzite, le urla, come granate a frammentazione, feriscono ad area tutti, ma nessuno si muove coccolato dalla sua coperta di nebbia e dal suo cuscino d’alcol.

Poi c’è il freddo, insidioso, silenzioso, lo senti scivolare addosso, lo senti premere contro la lana di sciarpe, guanti e cappelli e il giorno dopo ti pugnala alla gola, implacabile e preciso come un sicario.

Un’altra birra ancora e si va oltre la simbolica soglia del litro abbondante, quando l’atmosfera diventa rarefatta e le emozioni spontanee o stimolate dall’esterno si sommano l’una sull’altra, lottano per prendere il sopravvento e alla fine non si capisce più nulla. Le fredde file di casermoni di periferia, tutti uguali, come presi dallo stesso stempo, sembrano affascinanti, il fiume, una nera striscia debolmente illuminata, diventa un minaccioso serpente gorgoliante. In questo caos non c’è posto per il cielo, i muscoli del collo non obbediscono all’ordine di alzare la testa. Lo sguardo chinato verso i marciapiedi, o verso l’umanità che ti circonda, attende golosamente altro. Un’altra birra, altro alcol che cambia ancora le percezioni.

La ragazza con il toppino rosa sembra figa, ma forse è un’illusione, forse ti sei immaginato tutto, forse il suo sguardo non era rivolto verso di te, ma verso un’altra persona, alle tue spalle. I dettagli inutili vengono a galla e non riesci a respingerli, le cuciture dei jeans, le incrinature dell’ennesimo bicchiere di birra mezzo vuoto che reggi in mano, l’anello all’anulare sinistro della sconosciuta alla tua sinistra che probabilmente non apprezza gli occhi rossi di alcol e fumo.

Si va avanti così, senza nessuna ragione razionale, perchè bisogna stare insieme, aggregarsi e combattere il riecheggiante pensiero di essere soli che torna strisciando appena apri la porta del tuo appartamento e all’interno trovi il buio solitario delle tue stanze.

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Riflessioni e Pensieri
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Incubo ricorrente

Dario | 22 settembre 2007
E’ successo ancora…
Proprio stanotte…il mio incubo ricorrente…
E’ la seconda volta in 2 settimane e non era mai stato così frequente…
Da quando, ormai due anni fa, decisi di trasferirmi a Torino faccio un sogno, o meglio un incubo che, con maligna precisione ricorre almeno una volta al mese, salvo rari casi
E’ un qualcosa di triste e se vogliamo anche ingenuo, ma nonostante questo riesce ad inquietarmi e di brutto anche è una sorta di materializzazione onirica del mio pessimismo e della desolazione che sento ogni volta guardo Messina dal vivo o in foto o in qualunque altro modo.
L’incubo comincia sempre allo stesso modo…
Ci sono io che sbarco dal traghetto, alla rada San Francesco, nel silenzio assoluto. alla mia sinistra il fast food l’Ancora è una carcassa annerita dal fuoco e davanti a me una specie di maxischermo enorme e con qualche lettera rotta mi dice "Benvenuti a Messina, Popolazione 125000".
Superato il cartello mi trovo su viale della Libertà e lì una puzza di marcio mi contorce le budella, sembra quasi che gli stessi palazzi attorno a me puzzino o si stiano decomponendo, vedo sfrecciare il tram, totalmente ricoperto da graffiti e ammaccato. Mentre cerco la strada per tornare a casa mi guardo intorno, perso, come se non fossi in grado di orientarmi, mi perdo in delle viottole squallide che nella Messina reale non esistono, ma nel sogno sembrano perfettamente integrate nella città. Ci sono poche auto in giro, tutte vecchie e da rottamare, ma soprattutto i rari passanti sono tutti sopra la cinquantina, coi capelli grigi e con il passo  strascicato. Il fetore di morte è costante lungo il cammino, ovunque vedo saracinesce abbassate e divelte, pali dell’illuminazione pubblica sdraticati, lo stesso Viale Giostra, tornato al suo stato originario di torrente con la copertura crollata sul greto sottostante. Le case sembrano sgretolarsi sotto i miei occhi, come organismi vivi, perdono pezzi, calcinacci, vernice e le mura trasudano di umidità, ma è un’umidità rossastra, rugginosa che assomiglia a sangue.Vedo dei bar pieni di avventori, con i tavoli arruginiti e con tanti vecchi intenti a giocare a carte, bestemmiare e bere una birra sporca in bicchieri screpolati. Gli alberi in via Garibaldi sembrano malati e forse lo sono, marciscono, sono senza foglie, sembrano tanti soldati messi in fila pronti a morire. Giungo a Piazza Cairoli, nel salotto buono della città, ma neanche lì le cose non cambiano. Sembra di stare in un pantano, il rivestimento in pietra è tutto divelto e ne rimane poco, i binari del tram arruginiti corrono tra steli secchi e fango e dei grandi ficus della piazza rimane poco o niente. Al posto degli eleganti bar della piazza ci sono solo saracinesche vuote.
A questo punto ci sono parecchie varianti all’interno del sogno…A volta mi sveglio in piena notte col respiro affannoso e il sogno finisce lì. Alle volte ho sognato che iniziavo ad urlare e scoppiavo in lacrime proprio li al centro della piazza semi deserta, a volte fuggivo via gettandomi nell’acqua sporca del porto voglioso di attraversare lo stretto. Ma la variante che preferisco è quella dove a bordo di un elicottero e sparo contro le finestre del consiglio comunale urlando "Bastardi morite tutti". Per rendere l’idea della scena, immaginate nel primo(ed unico) Matrix, la scena quando Neo per salvare Morpheus attacca la stanza dov’è prigionieri il suo capo con un elicottero armato di mitragliatrice volcan a canna rotante…se conoscete la scena immaginate lo stesso elicottero e la stessa mitragliatrice che spara contro la sala del consiglio comunale mandando all’altro mondo tutti…
Qualcuno potrebbe dire che dovrei fumare meno canne o vedere meno film d’azione, forse, ma la cosa che mi sconvolge di questi sogni è la sensazione d’inquietudine, di tristezza e di sconforto che questo sogno ricorrente mi lascia anche per giorni…Ho paura che un giorno la mia Messina si riduca in quel modo? Nel mio intimo so che è un sogno è che difficilmente una cosa così accadrà nella realtà,ma la cosa non mi tranquillizza…Ho veramente paura che un giorno scendendo dal traghetto invece del caos e delle macchine in doppia fila troverò una città fantasma che muore sotto i miei occhi
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Rieccomi

Dario | 19 settembre 2007
Eccomi di nuovo qui…
Dopo aver latitato, o quasi, tutta l’estate, torno ad imperversare su queste pagine.
Sono nuovamente a Torino, pronto per il mio terzo anno da emigrante in terra piemontese, con il mio solito carico di ambizioni, progetti e speranze.
Ho appena sostenuto un esame e ho preso coscienza del fatto che me ne mancano solo 5 alla laurea e alla fine dei miei studi universitari, 5 piccole tappe che dovrebbero condurmi, approssimativamente per giugno, alla laurea magistrale.
E’ questa la missione di quest’anno, laurearmi ed iniziare a vivere nel mondo reale, nel mondo del lavoro.
Per il resto, dopo aver passato un’estate veramente deludente e poverissima di emozioni, le novità abbondano. Mio fratello ha deciso di fare il "grande salto" e di venire a studiare a Torino, ovviamente andando a stare a casa mia. entro il 2008 la comunità sicula torinese si arricchirà di due nuovi elementi, gente nuova che sicuramente renderà questa grigia città un pò più simile alla mia Messina.
Già Messina…
Nonostante tutto, nonostante gli amici e i conoscenti che deludono, nonostante tutte le cose andate storte quest’estate, alla mia partenza l’ho salutata con una malinconia maggiore del normale.
Dire a tutti "Ci rivediamo a Natale" è una frase che mi gettà sulle spalle un velo di tristezza incredibile, è una verità che un pò mi fa male, ma è anche la diretta conseguenza delle mie scelte. Ho scelto io Torino, nessuno mi ha puntato il fucile contro affinchè ci andassi, ed è naturare che debba affrontarne le conseguenze negative…
Ad ogni modo il nuovo anno accademico è iniziato nel migliore dei modi (27 in Web Design A bocca aperta) sono arrivato carico di energie(cosa assai strana per me) e sto cercando di pianificare al meglio il mio tempo e i miei prossimi mesi, ovviamente tendendo d’occhio gli obiettivi esposti qualche mese fa sempre su queste pagine.
Le intenzioni sono buone ma la forza di volontà scarseggia (Qualcuno ha fatto anche infelici battute sulla mia forza volontà paragondola all’omonima carta di Magic the Gathering), potrei incontrare difficoltà enormi ma ho degli obiettivi e farò quanto in mio potere per realizzarli.
Il mio unico rammarico, da quando sono tornato a Torino, è di non aver trovato il modo, il tempo e la giusta condizione per scrivere. Ultimamente le mani mi fremono, la testa gorgoglia di idee, ma non riesco a concretizzare nulla…questa cosa mi rende particolarmente nervoso, ma forse ho solo bisogno di un pò di calma attorno a me…al massimo farò come tutti i grandi scrittori…andrò in un caffè con il blocco appunti e la penna, ordinerò qualcosa e proverò a buttare giù qualche idea guardandomi attorno…In passato funzionava
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…

Dario | 1 settembre 2007
Silence and Distance – Angra
Been here for so long
On the morrow I’ll dare
Silent and distant
Reaching out, unaware
Stealing the whispers
>From my deepest request

And you watch me
Waiting for something new
My hands, as empty
As my body and soul
Could keep pretending
But in the heart I’d be gone…

Still stare at my face
But lost seem your eyes
Keep hold of the sails
Against the blue sky

Ooh, I’m intending
A way back to the sea
This emptiness burns inside
And leads on for endless miles

Don’t let me go
Away across the sea,
It may be much more wide
Than what it seems to be

Ooh, I’m still searching
The way back to be freed
The loneliness hangs around us
However we can’t see

Now let me go
Away across the sea,
The waves can’t be as high
As they pretend to be

And now I know
In my heart, I won’t forget
The sails against the blue sky
That taught me how to live

… with no sorrow

And tomorrow we’ll share
Silence and distance
’till our faults are repaired
You’ll be the mistress
Who I’ll never forget 

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