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Fasi

Dario | 30 ottobre 2007
E’ proprio vero,la vita è fatta di fasi
C’è stato una fase abbastanza lunga,tra i miei 16 e i 22\23 anni circa che odiavo profondamente le discoteche.L’idea di rinchiudermi in quegli antri oscuri,pieni di umanità schiacchiata e selvaggia non solo non mi attirava ma mi disgustava.Inutile dire che in quegli anni sono stato l’incubo delle ragazze con cui stavo,ragazze e amici che facevano di tutto,fino alla coercizione fisica per farmi mettere piede in una discoteca.
Poi qualcosa è cambiato.Ho iniziato ad apprezzare quelle danze selvagge al ritmo di musica incalzante,quel muoversi frenetico,quel condividere quella tensione emotiva schiacciato da altre centinaia di persone aveva il potere di rilassarmi dopo una dura giornata o addirittura di divertirmi.
E’ stata una fase breve che si sta esaurendo se non si è già esaurita.Da un pò di tempo a questa parte sto riprovando quel disgusto forse mai sopito verso le discoteche,ma soprattutto sto sviluppando una sorta di avversione verso i luoghi superaffollati e caotici. A molti sembrerò "vecchio" ma è da un pò ormai che ho desiderio di pace, di un sano divertimento che non passi attraverso le trituranti note di una discoteca. Una serata al pub con gli amici,un cinema con una sana bevuta subito dopo o anche una cena a casa di qualcuno o una serata al caldo a casa di qualcuno a vedere dvd sono queste le serate che al momento mi attirano…
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Blue Moment

Dario | 25 ottobre 2007
Sono un pò triste o forse dovrei dire commosso o forse non so dire cosa sento dentro in questo momento…
Oggi a lezione il professore ci ha fatto vedere alcune scene di uno dei capolavori del cinema neorealista italiano "Umberto D" di Vittorio De Sica. U film che parla della terribile ma dignotosa solitudine di un uomo, Umberto Domenico Ferrari, solo al mondo, circondato da un’umanità egoista e vuota incapace di compassione o di un gesto che vada oltre la mera formalità. La storia di Umberto durante il film si dipana tra i vicoli e le piazze di Roma,vari personaggi incrociano il suo cammino,gente comune,poliziotti,ex colleghi di lavoro,ma tutti sono come brevi apparazioni,quasi sprazzi di una luce opaca nella vita del protagonista che rimane sempre solo avviluppato nella sua solitudine e nei suoi problemi.Unico essere vivente capace di mostrargli affetto e di riscaldare il freddo della vita di Umberto e il suo cagnolino Flick vero e unico compagno nei pellegrinaggi del protagonista. Ed è proprio nella scena finale che il cagnolino ricopre un ruolo fondamentale,è questa scena che mi ha profondamente turbato,commosso quasi fino alla lacrime(e se non fossi stato in aula credo che avrei pianto).
Nell’ultima scema Umberto è in un parco, solo, il piccolo Flick sembra averlo abbandonato per restare a giocare con dei bambini.La disperazione nel volto del protagonista è struggente,privato del suo unico amico inizia a camminare con passo confuso,disperato,senza meta fino ad un infilarsi sotto un ponticello li vicino ed è lì che Flick lo trova qualche secondo dopo.La riconciliazione tra i due però assumete toni drammatici. Approfittando della distrazione del casellante del vicino passaggio a livello,Umberto si dirige verso i binari con il piccolo cagnolino in braccio. Quest’ultimo all’avvicinarsi del treno in corsa,inizia a guaire disperato e fugge dalle braccia di Umberto che,distratto dal cagnolino,non riesce a mettere in atto il suo tentato suicidio.Umberto ripresosi dallo shock cerca di riprendere il cagnolino che gli sfugge diffidente.Il riavvicinamento è graduale, Umberto cerca goffamente di recuperare la fiduca di Flick con gesti affettuosi,vagamente velati di disperazione,prima con i gesti poi con una pigna.Il finale triste e amaro lascia però spazio ad una tenue speranza.La scena finale vede i due,Umberto e Flick, allontanarsi dalla macchina da preso,diretti verso l’orizzonte,giocando con una pigna,facendosi compagnia a vicenda.
Un film è sempre un film, un’opera di fiction potranno dire molti, ma questo film, questa scena mi ha angosciato, mi ha ricordato che dietro una persona qualunque che incrociamo durante le nostre giornate si può nascondere una dolorosa tragedia, che il mondo è pieno di Umberti D, che alla fine, siamo soli nelle nostre scarne vite.
 
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Il lavoro nobilità l’uomo…e lo priva del tempo libero

Dario | 4 ottobre 2007
Giorni duri per ora…
Il lavoro mi ha rubato via tempo ed energie con tutte le conseguenze che questo comporta.
A quanto pare in ufficio qualcuno mi vuole male e si è sbizzarrito,rifilandomi tutti gli incarichi più gravosi e lunghi.
In questa settimana sono stato nientepopòdimenoche, in via Celeste Negarville(chi era costui? da dove è uscito?), nel quartiere di mirafiori sud, piena periferia neo industriale composta da affascinanti condomini di 10 pieni dai colori sgargianti che sorgono tutti uguali, combinandosi in varie forme geometriche, nei pressi dell’omonimo stabilimento Fiat. Tempo di percorrenza: Da piazza Castello circa 45 minuti traffico permettendo. Su quel bus hai la percezione dell’immensità e della grandezza di Torino. Imbocchi via Sacchi,che diventa poi Corso Turati, che a sua volta diventa Corso Unione Sovietica, passando attraverso
panorami diversi. Passi attraverso gli edifici umbertini, alle moderne costruzioni del centro, sfiori le eleganti ville della crocetta per poi immergerti nell’infinito stabilimento di Mirafiori..
Oggi son finito a palazzo del lavoro, sempre Torino sud, ma spostato verso il Po, nel quartiere Lingotto. A parte il tragitto, alquanto noioso che si snoda sempre uguale da Porta Nuova fino a piazza Bengasi a colpirmi e il palazzo del lavoro in sè. Sicuramente quando fu inagurato, in occasione dell’esposizione di Italia 61, era una gran bell’opera di ingegneria (Progettato da Nervi) ma oggi, che ospita solo qualche aula della facoltà di economia, è uno spettacolo avvilente. Un guscio, un’immenso agglomerato di acciaio consumato dalla ruggine che abbraccia il vuoto. Quell’enorma quadrato grande 25000 metri quadri è totalmente vuoto e cade letteralmente a pezzi. Quel senso di immensità unito al senso di desolazione che quell’edificio riesce ad emanare mi ha quasi commosso…
E anche stasera sono rientrato a casa nel mio bel quartierino accogliente alle 8 di sera, stanco e a pezzi…
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