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Anche Dio siede in Parlamento

Dario | 27 Dicembre 2007
A dirlo non sono certo io ma la celeberrima Senatrice della Repubblica Paola Binetti del Partito Democratico, detta anche "La Donna del Cilicio". Costei in una lettera al quotidiano "Il Foglio" ha invocato l’intervento di Dio nelle aule parlamentari atto ad evitare l’approvazione di leggi contrarie alla sua volontà. Ne sono esempi,la recente mancata approvazione del "Decreto Sicurezza" e probabilmente il fallimento su tutti i fronti della legge sui PACS.
E’ forse la prima volta nella storia della nostra repubblica che si invoca l’intervento di forze sovrannaturali in politica. Ai tempi d’oro della DC si minacciava la scomunica a coloro che votavano PCI ma il "Grande Capo" non fu mai tirato in ballo. L’uscita della Senatrice Binetti lascia esterefatti, la politica si appella all’intervento di Dio per compensare quella che ormai è la sua miseria…
Se volete leggere la storia completa vi invito a leggere l’illuminante editoriale di oggi di Eugenio Scalfari su Repubblica
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Monologo in Libertà

Dario | 24 Dicembre 2007

"…Ci sono giorni in cui vorrei mandare tutto a fanculo e decidere liberamente cosa fare,con la mia testa, ma poi mi rendo conto che non è facile e che potrei fare grandi cazzate,e allora mi fermo,rifletto,e nel frattempo lo slancio rivoluzionario mi passa.Ma sono solo deliri folli di un ragazzo che è arrivato ad un’età dove non sa più chi è,dove l’adolescenza è troppo vicina e carica di bei ricordi e dove l’età adulta incombe misteriosa e ci si sente incapaci di affrontarla. E’ il Grande Salto, la metafora perfetta del passaggio tra la gioventù e la vita adulta. E’ un pò come un trampolino di Bungee Jumping, si è tutti in fila,pronti a gettarsi nel vuoto,attaccati ad un elastico fragile,uno dopo l’altro,ci si lancia,ma arriva il nostro turno,con gretti trucchi si torna indietro,posticipando il momento decisivo. E’ assurdo e anche un pò ridicolo tutto questo ma è così che funziona, c’è gente che salta prima e gente che riesce a posticipare il momento del salto per anni e che si compiace di questa scaltrezza.Io non so bene quando sarà il mio turno, ma quando arriverà non sarò pronto. Nonostante abbia seguito tutta la trafila per diventare "uomo" al momento del mio salto urlerò con un pazzo e ne rimarrò stravolto. Sono cazzate enormi quelle che dicono gli educatori, la scuola superiore, l’università, dovrebbero forgiare l’uomo, prendere il ragazzo, sottoporlo a stress, esperienze e condurlo dolcemente per mano verso il suo destino di uomo. Dovrebbero fornire i mezzi per orientarsi nel mondo, la forza necessaria per prendere decisioni e assumersi responsabilità ma non lo fanno.Così non è stato per me almeno.La scuola era il luogo del caos, dove la cultura si affastellava sopra i divertimenti e la goliardia con i compagni.L’Università è stata una gabbia rigida,chiusa dalle sue regole e dal sistema che distruggeva la reale competizione limando verso il basso tutto, rendendo simili il genio e l’asino. Un mondo ovattato che ha poco a che fare con la realtà. La Laurea stessa è un cerimonioso calcio nel culo. L’autorità accademica solennemente ti comuica che hai i titoli per vivere nel mondo reale,così dopo averti conferito titoli,lauree ed onori si sbarazza di te trasformandoti in una statistica.Non voglio affermare che l’Università sia totalmente inutile ma che sia totalmente distaccata dalla realtà è un dato di fatto ahinoi doloroso, una sorta di isola di Laputa che stenta a stare in aria. C’è che mi definisce un pessimista cosmico, ma la storia è piena di pessimisti cosmici che son vissuti decentemente facendo i pessimisti,io sono solo uno in più nella lista…"

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Parole in libertà
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Dumà

Dario | 21 Dicembre 2007
Ecco a voi una bellissima canzone che oggi ho ascoltato decine di volte,per puro caso,e che ogni volta ha la capacità di emozionarmi…
Kunsertu - Dumà
Si n’amuri va si n’amuri è
si n’amuri va si n’amuri è
ma chi va’ a circa’ ma chi vo’ truva’
è ianca sta rosa chi tu mi voi rigalà
ma si fu distì lu venniri matì
nun pozzu strinciri ogni ciuri avi li sò spi’
Dumà dumà dumà ma chi va’ a circà
Quannu criscirà si nun si firmirà
ranni si farà e si rivotirà
ma si vo’ suli stu ciuri lettimi
un ricordu è cchiù bel pi non puncirisi
ma cu ‘u pò capì si cca gghiurnò stasi
nun sentu cchiù mali ogni iniziu avi la sò fi’
Dumà dumà dumà ma chi va’ a circà
si n’amuri va si n’amuri è
si n’amuri va si n’amuri è
ma chi vo’ sapi’ ma lu vo’ sinti’
ddu prufumu è cchiù forti pi nun scapparisi
ma si fu disti’ lu venniri mati’
nun pozzu strinciri ogni ciuri avi li sò spi’
Dumà dumà dumà ma chi va’ a circà
Traduzione:
se un amore va, se un amore viene
se un amore va, se un amore viene
ma cosa vai cercando,ma cosa speri di trovare?
è bianca questa rosa che mi vuoi regalare
così volle il destino,quel venerdì mattina
non posso stringere, ogni fiore ha le sue spine
domani, domani, domani, ma cosa vai cercando?
quando crescerà, se non si fermerà
grande si farà e si ribellerà
ma se vuoi un pò di sole,gettami questo fiore
un ricordo è meglio per non pungersi
ma chi può capire se stasera è nato un nuovo giorno
non sento più dolre,ogni inizio alla sua fine
domani, domani, domani, ma cosa vai cercando?
se un amore va, se un amore viene
se un amore va, se un amore viene
ma cosa speri di sapere? ma lo vuoi sentire?
quel profumo è più forte e non puoi scappargli
così volle il destino,quel venerdì mattina
non posso stringere, ogni fiore ha le sue spine
domani, domani, domani, ma cosa vai cercando?
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Pensiero Notturno

Dario |
E’ bello svegliarsi la mattina e vedere il "mondo a colori" scoprire che i palazzi attorno a te sono tinteggiati con colori vivaci,che il cielo è striato di azzurro e di bianco,che le nuvole si muovono spinte dal vento e che li vicino c’è azzurro e imponente,il mare.Per chi come me è abituato a vivere tanti mesi l’anno nel grigiore monotono e nebbioso di Torino,tutto questo manca parecchio ed ogni volta che scendo a Messina è un meraviglioso riscoprire.E’ questa la mia casa,il posto dove tornare e da dove vengo,l’unico posto al mondo in cui mi sentirò a mio agio completamente. Un pò invidio i miei amici e colleghi piemontesi,loro non dovranno mai spostarsi dalla loro terra in cerca di un lavoro e se lo faranno non sarà per bisogno ma per ambizione.Hanno l’opportunità di poter vivere la loro esistenza nel luogo dove sono nati ed è una cosa che io e molti altri ragazzi della mia età provenienti da Messina e da tutto il meridione d’Italia difficilmente avremo.Per carità a Messina la vita va avanti,si lavora,si vive la vita immersi nelle difficoltà del vivere quotidiano,ma è una vita spesso fatta di espedienti,di lavori umili e sottopagati,una vita che difficilmente conoscerà una stabilità economica ed è la vita che mi aspetterebbe se prendessi la decisione di tornare giù subito dopo la mia laurea.Non credo che lo farò,anche se il cuore chiama,le necessità pratiche vanno anche attentamente valutate.Mi son posto alcune imprescindibili condizioni per il mio rientro,cioè trovare un lavoro discretamente pagato e stabile adeguato al mio curriculum di studi.In molte città questa condizione portrebbe essere facilmente soddisfatta,non a Messina.Forse sono un pazzo o forse solo il solito idealista sognatore che vive nel mondo fatato.Come si può amare una città dove le strada hanno buche enormi che distruggono le auto? COme si può amare una città dove gli autobus sono una chimera e dove ogni tipo di servizio pubblico è allo sfascio,dove la classe dirigente pensa solo a spartirsi le briciole lasciate da altri convitati più avidi e dove i cittadini sembrano essere impassibile e ipnotizzato dallo scirocco come quelli della Nataca di Vitaliano Brancati.Come si può amare una città sporca,trascurata,violenta,caotica,intrisa di ignoranza e perbenismo ipocrita,decadente e al tempo stesso artefice della sua decadenza? Come si può amare una città così disastrata e lasciata alla deriva? Si può amare ed io,da bravo ingenuo idealista quale mi onoro di essere,la amo e soffro per quello che sto vedendo in questi anni tra le vie della mia amata Messina…
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Parole in libertà

Dario | 18 Dicembre 2007
"…Siamo qui,io e lei,su questa nave sgangherata che ci sta riportando a casa.Io e lei,come nei film romantici,a guardare il tramonto attaccati alla ringhiera cigolante. Ma la sua mano non cerca la mia, però so che mi vuole bene,i suoi occhi non cercano i miei ma so che li dentro quelle belle pupille castane c’è qualcosa,un sentimento strano nei miei confronti. Ed io che la guardo e guardo il sole, penso che le voglio bene,penso che quello che ci è successo è strano ma neanche io cerco la sua mano o riesco a guardarla neglio occhi.
Perchè? Perchè siamo due porcospini che si cercano, ci avviciniamo e ci trafiggiamo,ci allontaniamo e silenziosamente ci guardiamo negli occhii e non possiamo fare a meno di avvicinarci.Ma a quale distanza? A quale distanza dobbiamo stare per non soffrire le ferite dei nostri aculei o il dolore della lontananza? Difficile dirlo,forse impossibile saperlo. So che mi farà soffrire ed io farò soffrire lei, volontariamente o involontariamente, ma è inevitabile, io e lei siamo fatti così…"
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