Monologo in Libertà
Dario | 24 dicembre 2007"…Ci sono giorni in cui vorrei mandare tutto a fanculo e decidere liberamente cosa fare,con la mia testa, ma poi mi rendo conto che non è facile e che potrei fare grandi cazzate,e allora mi fermo,rifletto,e nel frattempo lo slancio rivoluzionario mi passa.Ma sono solo deliri folli di un ragazzo che è arrivato ad un’età dove non sa più chi è,dove l’adolescenza è troppo vicina e carica di bei ricordi e dove l’età adulta incombe misteriosa e ci si sente incapaci di affrontarla. E’ il Grande Salto, la metafora perfetta del passaggio tra la gioventù e la vita adulta. E’ un pò come un trampolino di Bungee Jumping, si è tutti in fila,pronti a gettarsi nel vuoto,attaccati ad un elastico fragile,uno dopo l’altro,ci si lancia,ma arriva il nostro turno,con gretti trucchi si torna indietro,posticipando il momento decisivo. E’ assurdo e anche un pò ridicolo tutto questo ma è così che funziona, c’è gente che salta prima e gente che riesce a posticipare il momento del salto per anni e che si compiace di questa scaltrezza.Io non so bene quando sarà il mio turno, ma quando arriverà non sarò pronto. Nonostante abbia seguito tutta la trafila per diventare "uomo" al momento del mio salto urlerò con un pazzo e ne rimarrò stravolto. Sono cazzate enormi quelle che dicono gli educatori, la scuola superiore, l’università, dovrebbero forgiare l’uomo, prendere il ragazzo, sottoporlo a stress, esperienze e condurlo dolcemente per mano verso il suo destino di uomo. Dovrebbero fornire i mezzi per orientarsi nel mondo, la forza necessaria per prendere decisioni e assumersi responsabilità ma non lo fanno.Così non è stato per me almeno.La scuola era il luogo del caos, dove la cultura si affastellava sopra i divertimenti e la goliardia con i compagni.L’Università è stata una gabbia rigida,chiusa dalle sue regole e dal sistema che distruggeva la reale competizione limando verso il basso tutto, rendendo simili il genio e l’asino. Un mondo ovattato che ha poco a che fare con la realtà. La Laurea stessa è un cerimonioso calcio nel culo. L’autorità accademica solennemente ti comuica che hai i titoli per vivere nel mondo reale,così dopo averti conferito titoli,lauree ed onori si sbarazza di te trasformandoti in una statistica.Non voglio affermare che l’Università sia totalmente inutile ma che sia totalmente distaccata dalla realtà è un dato di fatto ahinoi doloroso, una sorta di isola di Laputa che stenta a stare in aria. C’è che mi definisce un pessimista cosmico, ma la storia è piena di pessimisti cosmici che son vissuti decentemente facendo i pessimisti,io sono solo uno in più nella lista…"







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