Guardati dalle Statistiche e dai numeri che portano
Dario | 22 gennaio 2008"circa tre milioni di italiani oggi scrivono poesie…"
Questa frase ascoltata distrattamente durante un telegiornale ha scatenato,come capita spesso,le mie riflessioni. Riflessioni di diverso tipo,sull’arte oggi per esempio,ma anche sul valore dei numeri e delle statistiche.
A tal proposito il primo pensiero che ho avuto ascoltando queste parole è stata "come fanno a dire ciò se non mi hanno nemmeno interpellato? allora forse ci sono tre milioni e uno di poeti in Italia". Ma come accade mi son subito risposto "Idiota che non sei altro quel numero è frutto di una statistica". Facendo due conti sono arrivato alla consapevolezza che un italiano su venti è poeta e considerato il mio condominio composto da 300 abitanti neonati esclusi, mi ritrovo quindici potenziali poeti come vicini di casa. Porca miseria vivevo in una nuova Arcadia e non lo sapevo
.
A prescindere dalle facili battute questa è l’ennesima dimostrazione del valore meramente speculativo delle statistiche e della loro incapacità di leggere la realtà concreta delle cose. Statisticamente se abbiamo un pollo e siamo in due a tavola,ci toccherebbe mezzo pollo a testa,cosa che accade raramente.
La statistica è una delle scienze più inattendibili che ci possano essere ma sempre di più sta assumendo una funzione fondamentale nella vita quotidiana di tutti noi. Quante percentuali,medie etc ci propinano ogni giorno i media? Decine e decine e tutti questi numeri hanno la presunzione di essere attendibili,di dare una fotografia della realtà.
L’errore di fondo delle scienze statistiche è la presunzione di categorizzare ed inserire in formule matematiche quella che è una realtà multiforme e poliedrica come quella umana. A un tale assunto mi si può rispondere che le statistiche in realtà forniscono solo un riferimento e che non hanno pretesa di realtà,ma allora perchè appena queste vengono smentite ci si lascia andare allo sbigottimento?
Altro punto controverso,che aumenta il mio scetticismo sulle statistiche è proprio il materiale di partenza. Il paniere Istat,il campione rappresentativo et similia. Sebbene per comporli vi siano studi approfonditi l’immagine della realtà che verrà fuori sarà sempre distorta. Alcuni esempi?
Dopo l’introduzione dell’euro in Italia i prezzi hanno subito un’impennata paurosa ma il tasso ufficiale di inflazione era sempre attorno al 2%. Un grande imbarazzo nelle alte sfere e nel mondo degli statistici. Qualcuno più zelante di altri si è accorto che il paniere di riferimento non era aggiornato ogni quattro anni come prevede la legge e che soprattuto i criteri di rilevazione dei prezzi non erano aggiornato al mercato globale. Il problema rimase, secondo i calcoli l’inflazione non si schiodava da quel 2% e fu allora che qualche oscuro statistico tirò fuori una delle più grandi invenzioni del pensiero matematico contemporaneo, "L’inflazione percepita", un concetto oscuro di cui non si conosce esattamente il metodo di calcolo ma che soddisfa l’uomo della strada.
Altro esempio lampante. Il tasso disoccupazione a Messina da dieci anni a questa parte varia stagionalmente dal 30% al 10% "in base al criterio di riferimento". Ora la mia domanda è una sola: Ma il criterio di riferimento non è il calcolo del tasso di disoccupazione? Una formuletta semplice dove si dividono le persone in cerca di lavoro(iscritti alle liste di collocamento) per la forza lavoro totale (occupati+iscritti alle liste di collocamento) e si moltiplica tutto per cento.
Quale sia il tasso di disoccupazione a Messina è uno dei tanti misteri nazionali. Posso dire che la "disoccupazione percepita" (concetto di mia invenzione
) è mooooooooolto alta.







secondo le statistiche l'89% delle statistiche è inattendibile... ehehehe...
cla | 24 gennaio 2008secondo le statistiche l’89% delle statistiche è inattendibile… ehehehe…
Esempio di statistica (ma al contrario).quando ero giovanissimo, i risultati
(nessun nome) | 23 gennaio 2008Esempio di statistica (ma al contrario).
quando ero giovanissimo, i risultati elettorali della mia città, dicevano che la Democrazia Cristiana, aveva circa il 50% dei suffragi. Non conoscevo nessuno che affermava di aver mai votato per questo partito, e anche tra i miei amici e conoscenti nessuno di loro conosceva un "Democristiano Votante ". Però i risultati parlavano chiaro, nella mia città uno su due elettori aveva dato il voto alla "DC". Allora, quando si fanno domande che riguardano la politica, la morale ecc. la gente non dice la verità.
Ecco la mia statistica.
Per me e per i mie amici, giovani curiosi, questo fatto è diventato oggetto di gioco; per anni, incontrando le persone per strada, cercavamo di indovinare dalla espressione del viso, "i democristiani", ben sapendo che per ogni due persone incontrate, uno DOVEVA essere un elettore "DC".
ciao
mio caro cuggino (la doppia g è voluta)..la statistica è
Marco | 22 gennaio 2008mio caro cuggino (la doppia g è voluta)..
la statistica è molto di moda per ora..
e non solo nella politica (grazie all’uso propagandistico fatto dal Berluska) ma anche nella società…
basta pensare a tutti quei servizi web 2.0 che, con il tuo consenso, indagano la tua vita e ti offrono informazioni "carucce", "simpatiche", "fighe" ecc.
Basti pensare a Last.Fm o a BigG (Gooooooooooooooogle)
Io non credo nella beneficenza..e so benissimo che se da un lato ottengo dei servizi gratuiti (hosting per foto, blog, instant messaging, posta, calendari, documenti, feed reader e chi più ne ha più ne metta) so per certo che i contenuti di questi servizi servono per fornire dati STATISTICI venduti poi a società di marketing…usati insomma per setacciare di cosa il mercato parla e quindi di cosa ha bisogno…
almeno questa è la mia opinione…ma non credo sia solo la mia…ma va anche bene così..l’importante è non credere ce chiunque faccia qualcosa AGGRATIS!!!!