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Non è un paese per vecchi

Dario | 29 febbraio 2008
Vincitore di quattro premi oscar "Non è un paese per vecchi" irrompe nelle sale cinematografiche come un turbine ben dosato di emozioni. Tratto dall’omonimo romanzo di Cormac McCarthy, l’ultima fatica di Ethan e Joel Coen rispecchia fedelmente il libro, la storia, il tono persino le descrizioni sono trasformate in celluloide con un sapiente uso della macchina da presa.
Fin dall’inizio ci si accorge che non si tratta di un film qualunque, a partire dal toccante monologo iniziale di uno dei protagonisti, lo sceriffo Ed Tom Bell, pronunciato con voce calmae stanca mentre sullo schermo scorrono le immagini del Texas più selvaggio e arido. Non una sola nota musicale, l’unica colonna sonora sono i rumori, quelli della natura e quelli dei protagonisti. 
La trama è quasi banale, il film si dipana su due differenti filoni narrativi. Nel primo vediamo il saldatore Llewelyn Moss (Josh Brolin) duellare a distanza con lo spietato e psicopatico sicario Anton Chigurh. Oggetto del contendere una valigetta con dentro due milioni di dollari trovata da Llewelyn per caso nel deserto, in un luogo dove poche ore prima c’era stato un regolamento di conti tra spacciatori. Durante il duello cadono sotto i colpi della pistola ad aria compressa di Chigurh parecchie persone innocenti. Ad osservare con sguardo disincantato e distaccato questa mattanza è il vecchio sceriffo Ed Tom Bell che con cinismo e svogliatezza segue a distanza la fuga di Llewelyn e l’inseguimento del suo aguzzino tentando solo all’ultimo istante di salvarlo dalla rete di assassini che gli si stava stringendo attorno. Il finale enigmatico e sorprendente spiazza lo spettatore e lo riempie di domande sul significato del film.
Sebbene scarno nella sua struttura, il film è ricco di simbolismi nascosti o meno e nasconde una profondità che non si coglie del tutto guardandolo una volta sola.
I discorsi psicotici di Chigurh, interpretato da un maestoso Bardem e le asciutte e ciniche riflessioni dello sceriffo Bell(Tommy Lee Jones), diventano uno strumento per interrogarsi sull’effettiva crisi di valori della società contemporanea e sulla stessa esistenza umana(Chigurh uccide utilizzando una pistola usata per macellare le bestie). Una deriva morale ben espressa dai personaggi che sembra inarrestabile e che coinvolge sempre di più le giovani generazioni. I panorami deserti e aridi rappresentano una potente metafora di tutto questo, sono lo sfondo dove l’umanità del film si muove, uccide, riflette. Uno scenario privo di verde, privo di speranza quasi a voler negare un’ultima possibilità di redenzione.
I fratelli Coen confezionano un film strano, poetico, nelle sue inquadrature, pessimista per i suoi contenuti, un  cinema di azione e al tempo stesso profondamente morale

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