Questione di coscienza
Dario | 19 Marzo 2008Voglio iniziare questo intervento con una domanda provocatoria,una domanda che è alla base della Bioetica contemporanea: Quando il concepito può considerarsi un essere vivente dotato di diritti? Quando l’aborto può essere considerato omicidio?
Lungi da me il voler dare una risposta ad una domanda così complessa sul quale dibattono da anni scienziati e filosofi molto più competenti di me, vorrei porre l’accento però sul fatto che in Italia esiste una legge che in parte sistematizza una materia così complessa, si tratta della famigerata legge 194 del 1978 che disciplina l’interruzione volontaria di gravidanza.
Secondo questa legge, le strutture sanitarie, nelle fattispecie previste dovrebbero praticare il cosidetto "aborto terapeutico". Una legge giudicata all’avanguardia che in questi ultimi anni sta subendo durissimi attacchi da parte del laicato cattolico e della Curia. Oggetto degli strali religiosi però non è solo la legge sull’aborto ma anche gli anticoncezionali, in particolare l’ultimo introdotto nel nostro paese, la pillola del giorno dopo.
Innanzi tutto cos’è la pillola del giorno dopo? Si tratta di una forte dose di levonorgestrel, un progestinico che, se usato entro 72 ore dal rapporto, impedisce l’impianto dell’ovulo eventualmente fecondato.
Ebbene secondo l’opinione del laicato cattolico una simile pratica andrebbe contro la vita, equivarrebbe ad un omicidio. In virtù di questa presa di posizione in Italia si è formato un vasto fronte di medici "obiettori di coscienza" che per i loro principi morali non prescrivono la pillola del giorno dopo. Un comportamente legittimo se il medico fosse un libero professionista, ma se il sanitario in questione lavora in una struttura pubblica? Ha il dovere di seguire la sua coscienza? O deve espletare,anche se controvoglia, il servizio per il quale è pagato? Un bel dilemma sicuramente difficile da risolvere ma non impossibile. Di recente si è diffusa una nuova tendenza. Il medico obiettore che non può sottrarsi, pena la denuncia, al suo dovere, cerca di dissuadere la ragazza in questione con argomentazioni mediche catastrofiche, enumerando tutta una serie di improbabili effetti collaterali della pillola in questione.
Si giunge così all’assurda situazione dove l’interruzione di pubblico servizio diventa negligenza professionale.
Tra parentesi, il levonorgestrel causa effetti collaterali lievi solo se assunto in grosse quantità, per il resto viene smaltito senza conseguenze al livello del fegato (foglietti illustrativi docet).
Altra assurdità è il considerare il concepito un essere vivente entro le 72 ore quando il futuro feto è ancora un ammasso di cellule indifferenziate senza forma. Uccidere un ammasso di cellule è un omicidio?
La cosa grave di tutto questa situazione è che il laicato cattolico e la Curia guadagnano consensi su consensi e di conseguenza anche questa politica di ritorno al passato.
Se torneremo ai tempi oscuri degli aborti clandestini, delle terribili mammane e delle famiglie numerose, non posso dirlo, ma non è quello che auspico per il mio futuro, ma non posso fare a meno di pensare che questo mio amato paese sta veramente scivolando verso il baratro.







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