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Le Mani sulla Stampa

Dario | 29 Aprile 2008

Nel 2003 aveva varato una legge che ampliava i
diritti dei giornalisti, abolendo la
legislazione repressiva dei media votata dalla
Duma. Ora a cinque anni di distanza Vladimir
Putin ha dato il suo placet silenzioso ad una
nuova legge che crea nuove restrizioni per i
media russi. Nel 2003 i giornali potevano essere
un valido supporto alla “guerra di stato” contro
il terrorismo ceceno, oggi ficcano il naso dove
non dovrebbero….continua

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Messaggio Political-Poetico

Dario | 21 Aprile 2008
April is the cruellest month, breeding
Lilacs out of the dead land, mixing
Memory and desire, stirring
Dull roots with spring rain.

Aprile è il più crudele dei mesi, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desiderio, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia della primavera

(Tratto da "The Waste Land" di T.S. Eliot)

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La Terza Repubblica (delle Veline?)

Dario | 15 Aprile 2008
L’Italia ha fatto la sua scelta. Ha scelto per la terza volta Silvio Berlusconi come suo leader maximo. Sua Emittenza torna così a Palazzo Chigi per formare il suo quinto governo. I numeri parlano fin troppo chiaro: Alla camera il PDL insieme alla Lega Nord e al Movimento per l’Autonomia arriva al 46,8% assicurandosi 340 deputati, il PD di Veltroni e Italia dei Valori di Di Pietro si attestano sul 37,6% per un totale di 239 deputati, terzo ed ultimo partito l’UDC di Casini che racimola il 5,6% e 35 deputati. Al Senato la polarizzazione è ancora più netta con la PDL al 47,3% e ben 168 senatori, il PD con il 38% e 130 senatori ed infine l’UDC che con il 5,7% riesce a portare a Palazzo Madama solo 3 senatori(Il messinese Giampiero D’Alia,Francesco D’Onofrio e il "mitico" Salvatore "Totò Vasa Vasa" Cuffaro, detto l’uomo dei cannoli), grazie alla legge elettorale. Ci troviamo davanti ad un Parlamento tripartitico, mai nella storia della Repubblica vi erano mai stati così pochi partiti a Montecitorio e a Palazzo Madama. I vari partitini, croce e delizia dei precedenti governi, sono stati spazzati via dall’elettorato. Clamoroso il flop della Sinistra Arcobaleno che esce dopo oltre sessant’anni dal parlamento. La formazione politica nata dall’aggregazione dei vari partiti comunisti italiani e dei verdi ha sicuramente pagato gli errori del passato, le polemiche, spesso pretenziose, con il governo Prodi ed un atteggiamento sostanzialmente portato al "no su tutta la linea" che ha sicuramente alienato parte del consenso. Escono dal parlamento anche i socialisti, i fascisti ex e post, la "democrazia cristiana", tutte formazioni storiche prive di ormai di qualunque contatto con il glorioso passato. Formazioni politiche che miravano a raccogliere i voti di quegli italiani dissidenti che si sentivano offesi o disorientati dalla nascita del PD e del PDL. Il dato che emerge è che hanno totalmente sbagliato le loro previsioni.
L’elettorato ha quindi accolto l’invito al "voto utile" all’aggregazione dei voti verso i due grandi partiti di massa consacrati da questa tornata elettorale. Sulle ceneri dei partiti si avvia una fase storica per il nostro paese, quella che molti commentatori politici chiamo "Terza Repubblica". La ridotta frammentazione partitica e la nascita di due blocchi monolitici di centro-destra e di centro-sinistra, sicuramente aiuterà la governabilità, come sarà d’aiuto la convergenza ideologica di PD e PDL che sotto parecchi aspetti sono due facce della stessa medaglia. In questo contesto gioca un ruolo determinante la Lega Nord, vera mattatrice di queste Politiche. Il partito di Bossi si è rafforzato notevolmente e ha già annunciato che farà sentire a Silvio Berlusconi "La voce del Nord". Lo stesso Berlusconi ha avvertito questo pericolo, non a caso ha già invitato Veltroni al "dialogo sulle riforme". Questa esigenza di un dialogo con l’opposizione non nasce solo dalla necessità di limitare Bossi ma anche dalla volontà del futuro Premier di voler condividere con il suo epigono di centro-sinistra il peso delle inevitabili riforme. Al nuovo governo spetta un compito delicatissimo, deve far ripartire l’Italia in un mondo che sta attraversando una delle sue più gravi fasi recessive, deve aiutare la sua gente ad arrivare alla fine del mese, deve gettare le basi per una nuova fase di sviluppo economico. Tali sfide richiederanno leggi impopolari ed un’austerità ben diverse da quelle del vecchi governi berlusconiani. C’è bisogno di un governo deciso, pragmatico e coraggioso. La storia ahimè ci insegna che queste doti i governi berlusconiani le tirano fuori soltanto quando ci sono da difendere gli interessi del capo e dei suoi lacchè.
Gli Italiani hanno smentito Indro Montanelli, il vaccino anti-berlusconiano, non ha funzionato ed il popolo ha deciso per la terza volta di dar fiducia all’imbonitore di Arcore. L’Italiano medio si è adagiato sulle promesse e sui sorrisi, sulle promesse di benessere e sul vecchio argomento, mai in disuso, del taglio delle tasse. L’italiano medio ha premiato l’imprenditore che è sceso in politica per salvare dal fallimento le sue aziende, colui che ha definito Vittorio Mangano,noto mafioso, un "eroe", un bugiardo compulsivo e recidivo che millanta meriti e opere che non ha compiuto. Ma la cosa ancora più grave è che l’italiano medio ha dimostrato per l’ennesima volta di non avere una coscienza critica, di essere intellettualmente pigro, di non avere l’intelligenza di porsi domande più che legittime, di non indignarsi per la muffa marcia e insidiosa che infesta i palazzi. L’italiano medio ha scelto che qualcun’altro pensi per lui.
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You can’t always get what you want

Dario | 4 Aprile 2008
You can’t always get what you want - The Rolling Stones
I saw her today at a reception
A glass of wine in her hand
I knew she would meet her connection
At her feet was her footloose man

No, you can’t always get what you want
You can’t always get what you want
You can’t always get what you want
And if you try sometime you find
You get what you need

I saw her today at the reception
A glass of wine in her hand
I knew she was gonna meet her connection
At her feet was her footloose man

You can’t always get what you want
You can’t always get what you want
You can’t always get what you want
But if you try sometimes you might find
You get what you need

Oh yeah, hey hey hey, oh…

And I went down to the demonstration
To get my fair share of abuse
Singing, "We’re gonna vent our frustration
If we don’t we’re gonna blow a 50-amp fuse"
Sing it to me now…

You can’t always get what you want
You can’t always get what you want
You can’t always get what you want
But if you try sometimes well you just might find
You get what you need
Oh baby, yeah, yeah!

I went down to the Chelsea drugstore
To get your prescription filled
I was standing in line with Mr. Jimmy
And man, did he look pretty ill
We decided that we would have a soda
My favorite flavor, cherry red
I sung my song to Mr. Jimmy
Yeah, and he said one word to me, and that was "dead"
I said to him

You can’t always get what you want, no!
You can’t always get what you want (tell ya baby)
You can’t always get what you want (no)
But if you try sometimes you just might find
You get what you need
Oh yes! Woo!

You get what you need–yeah, oh baby!
Oh yeah!

You can’t always get what you want -

In her glass was a bleeding man
She was practiced at the art of deceptione
Well I could tell by her blood-stained hands

You can’t always get what you want
You can’t always get what you want
You can’t always get what you want
But if you try sometimes you just might find
You just might find
You get what you need

You can’t always get what you want (no, no baby)
You can’t always get what you want
You can’t always get what you want
But if you try sometimes you just might find
You just might find
You get what you need, ah yes…

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Il mio esame d’informatica generale

Dario | 1 Aprile 2008
La classe rumoreggia, anzi fa proprio un casino dell’anima. In ordine sparso, tra i banchi scalcinati e scricchiolanti, siedono un centinaio di studenti di varie fogge e misure. Ci sono le Matricoline, con la faccia ancora morbida d’infanzia, con la loro aura puzzolente di latte, d’ingenuità e di sicurezza nei propri mezzi. Tutte le Matricole hanno stranamente la certezza di superare l’esame d’informatica generale al primo colpo. Non badano alle terribili voci che girano riguardo il Professore, si credono migliori di coloro che gli hanno rifilato quelle voci condite d’improperi coloriti. Stanno seduti lì impettiti con i loro libri finemente sottolineati, con i loro appunti ordinati e ricopiati fino alla nausea, attendono il Professore con una diligenza che solo una Matricola può avere, vestiti con abiti lindi, appena stirati, convinti che l’apparenza, anche ad un esame scritto, conti qualcosa.
Mescolati tra le Matricoline, ma comunque ben distinguibili, vi stanno i Ripetenti. Sono normalissimi studenti abbastanza anonimi del secondo o del terzo anno, che hanno già sostenuto qualche volta l’esame e che ora si trovano a ripeterlo. Anche loro ostentano sicurezza. Hanno svolto a casa tutti i compiti precedenti a partire dal 1982, tutti divisi in annate come vini pregiati. Conoscono a memoria tutte le domande e le rispettive risposte, hanno calcolato le probabilità che esca una dato quesito con precisione chirurgica, perdendo per fare ciò ore e ore di sonno. Inutile dirlo, ma per costoro il libro è da anni un soprammobile lasciato sulla scrivania a prendere polvere. Infine ci sono i Veterani. Vengono considerati tali coloro che superano il quinto tentativo. Essi sono un gruppo a parte, omogeneo, compatto e costituiscono oltre il 50% dei presenti. Li riconosci subito, basta anche un’occhiata fugace. Stanno lontani dalle Matricole e dalla loro ostentata sicurezza, odiano mortalmente i Ripetenti e i loro deliri statistici. Il loro abbigliamento è sciatto, quasi casuale, i loro sguardi spenti e rassegnati, come quello di chi guarda un film al cinema per la decima volta. Hanno cancellato da tempo le illusioni e si aggrappano solo alla speranza d’incontrare un compito relativamente semplice, che permetterebbe loro di agguantare l’agognato 18. I loro libretti universitari sono vecchi, lisi, usurati, impolverati e di forme strane, ormai superate da tempo. Trascorrono il tempo in attesa del docente rimembrando gli esami dei tempi andati, le domande di un tempo e le risposte mai date ad esse. Tra di loro hanno una particolare autorevolezza coloro che hanno superato il decimo tentativo. Sono una razza in via d’estinzione, alcuni esemplari sono stati promossi dal Professore in un raro accesso di pietà, altri hanno abbandonato gli studi, altri ancora si sono iscritti al corso di laurea in informatica per laurearsi con 110 e lode.
Ad un tratto, come un sudario, il silenzio. Il Professore entra nell’immensa aula seguito da due ali di assistenti, quasi come una sposa con il velo. Come un esercito ben addestrato, il seguito del docente, rompe l’ordinata formazione e si schiera ai quattro lati dell’aula, posizionandosi strategicamente, quasi come cecchini con un’unica missione: colpire coloro che copiano.
Il Professore ha un’aria severa, accigliata, si vede benissimo che vuole essere altrove e non in quell’aula gremita di studenti. Con gesti lentissimi, quasi come un boia che prepara la sua corda migliore, estrae dalla cartellina, che un solerte assistente gli ha porto, due corpose pile di fogli stampati. Inizia a parlare, le Matricole fremono, i Ripetenti gli fanno il verso, i Veterani tacciono. La sua voce è calma ma glaciale, sciorina le regole per sostenere l’esame lentamente, per farle assimilare ai pochissimi studenti che ancora non le conoscono. Poi come un ufficiale delle SS si aggira per l’aula, studia i volti, la disposizione, cerca d’intuire eventuali accordi e strategie stipulate dagli studenti. Il passo è lento, cadenzato, sale sugli scaloni dell’aula, silenzioso e guardingo, teso come una molla pronta a scattare. Gli studenti sono terrorizzati, anche i Veterani fremono al sentire i suoi passi. Poi tornato alla cattedra ed inizia a dettare ordini, con voce ferma e con una sapiente scelta dei morfemi. Muove dieci, quindici, venti studenti, li sposta, poi non contento, quasi come un pittore perfezionista, li sposta nuovamente. Sembra un giocatore di scacchi che muove le sue pedine. Non ha fretta, fa tutto con calma, se la posizione degli studenti non gli torna la modifica nuovamente. I suoi pensieri sembrano coerenti, ma sorge il dubbio che dietro vi sia una follia o forse frustrazione. I fogli dell’esame sono distribuiti in fretta e l’identità degli esaminandii viene vagliata con la stessa attenzione che un poliziotto può rivolgere allo spacciatore appena catturato. Sembra di assistere ad un rituale costruito ad arte, volto a sconvolgere lo studente, a privarlo di parte della sua razionalità.
 E’ il rito dell’esame d’informatica generale, un esame che spesso finisce un minuto dopo la consegna dei fogli, una prova fisica ed intellettuale che, una volta finita, a prescindere dall’esito, assomiglia più ad una catarsi che ad un esame universitario.
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