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“A morte il terrone che ha vinto i 100 milioni”…

Dario | 26 Ottobre 2008

http://www.facebook.com/group.php?gid=40652705158

Se aprite questo link vi troverete in un gruppo di Facebook, il famoso e frequentatissimo social network. Il gruppo in questione si chiama “A morte il terrone che ha vinto i 100 milioni”, gruppo che conta oltre 3000 membri, quasi tutti delle regioni settentrionali. Non trovo parole per commentare una simile iniziativa, per definire queste persone che che, spero, tra il serio e il faceto, augurano la morte al catanese che ha vinto i 100 milioni. Si tratta di una forma malata di invidia o questa deprecabile iniziativa nasconde qualcosa di più inquietante?

E’ questa l’Italia di oggi? L’Italia dove si inneggia all’odio e all’intolleranza non solo verso gli stranieri, ma anche verso i propri concittadini?

Provo un senso di nausea per tutto questo, per il clima che si respira in quello che mi sforzo di considerare il mio paese. Questo gruppo è un simbolo, un manifesto della regressione morale che sta vivendo l’Italia contemporanea, una caduta che sembra ancora lontana dall’arrestarsi.

Altre parole sarebbero superflue, si può solo avere compassione per delle persone che sfogano la loro frustrazione in modi tanto ignobili e vergognosi.

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Storie Italiane
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Facebook, Intolleranza, Meridione, Razzismo
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Il pulpito di Mariastella Gelmini

Dario | 15 Ottobre 2008

Che l’istruzione in Italia sia materia complessa non lo scopriamo certo oggi. La scuola italiana per anni ha formato migliaia di giovani ha ospitato al suo interno professionalità ed eminenze della cultura italica ma spesso è stata anche un comodo rifugio, una scappatoia per avere un posto fisso con il minimo sforzo. Soprattutto per quest’ultimo motivo ci troviamo oggi con una scuola dalla struttura elefantiaca e un’università nel caos. Luoghi deputati alla trasmissione della cultura, ancora legati a logiche arcaiche e a potentati più o meno influenti che inevitabilmente influenzano la formazione della futura classe dirigente italiana. Siamo un paese dove la cultura e l’istruzione sono nelle mani di una classe docente sempre più anziana, poco aggiornata sulle dinamiche sociali e culturali attuali, scarsamente permeabile alle innovazioni e che oppone resistenza al naturale ricambio generazionale.

Ma ecco che arriva lei, l’eroina di Leno, la grande moralizzatrice, Mariastella Gelmini, giovane ministro dell’istruzione del governo Berlusconi. Qual è la ricetta proposta dalla neo ministra per sistemare la scuola e far felice il suo collega Giulio Tremonti? Possiamo sintetizzarla con una sola parola: tagli, tagli, tagli. Se la proposta del ministro Gelmini verrà convertita in legge dal parlamento ci troveremo davanto al più massiccio piano di tagli nella storia della scuola italiana. Ecco alcuni numeri per capirci qualcosa di più

Scuola

  • 132.000 insegnanti in meno entro il prossimo triennio
  • Da 2600 (secondo gli ottimisti) a 4200(per i pessimisti) scuole che saranno chiuse o accorpate.
  • Ritorno al Maestro Unico, conseguenza dei tagli al personale su menzionati
  • Taglio degli insegnanti di sostegno e del personale cosiddetto ATA

Università

  • Taglio del 20% in cinque anni del “Fondo di finanziamento ordinario”, il fondo destinato a finanziare le spese universitarie non coperte dalle tasse
  • Blocco del turn over che verrebbe effettuato solo sul 20% dei posti disponibili e solo a seguito di pensionamenti del personale docente
  • Taglio dei fondi ministeriali alla ricerca, con pesanti ricadute su dipartimenti universitari e C.N.R.
  • Possibilità (ma quasi obbligo) per le università di trasformarsi in fondazioni private

Questi sono grosso modo i punti fondamentali del “Piano Gelmini”, piano che racchiude anche provvedimenti che hanno suscitato il plauso di genitori e politici. Per esempio la reintroduzione del grembiule alle scuole elementari, il ripristino del voto in condotta e dei voti numerici al posto dei giudizi, nuove regole per le bocciature. Ma uno dei punti più controversi è l’inferiorità, certificata da alcuni test, della preparazione degli studenti meridionali nei confronti dei loro compagni del centro nord. Il ministro ha più volte ribadito questo concetto sottolineando che cercherà d’ora in poi di assegnare  personale più preparato e di incentivare quello presente per innalzare la qualità dell’istruzione al sud. Un’affermazione simile sicuramente è di incoraggiamento per le disastrate scuole meridionali, ma detta dalla Gelmini stona in maniera clamorosa. Il ministro, infatti, temendo di non passare l’esame di ammissione all’ordine degli avvocati nella sua sede di residenza, Brescia, decise di sostenerlo in una sede più “facile” con un tasso di promossi molto più alto, a Reggio Calabria.

Il ministro si è giustificato affermando che aveva un bisogno assoluto di lavorare, ma anche noi giovani abbiamo lo stesso identico bisogno. Il fatto che un ministro della Repubblica abbia utilizzato un escamotage per facilitarsi la vita autorizza anche noi giovani a fare altrettanto?

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Mariastella Gelmini, Scuola, Università
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Un sussulto sulla linea piatta

Dario | 9 Ottobre 2008

E’ quello che ha attraversato per qualche ora i palazzi del potere romano e che ha parlato per bocca del Ministro dell’Economia Tremonti. Le sue parole sono state lapidarie “O va via l’emendamento o va via il ministro dell’Economia”. Ma a quale emendamento si riferisce il Ministro?

Facciamo un passo indietro. La legge di conversione del decreto Alitalia contiene un piccolo emendamento passato pressochè innosservato. Si tratta di una modifica della Legge Marzano, legge creata per salvare le grandi aziende da catastrofici fallimenti. Ecco il testo dell’articolo modificato:

Articolo 7bis

“Applicabilità delle disposizioni penali della legge fallimentare”

Le dichiarazioni dello stato di insolvenza sono equiparate alla dichiarazione di fallimento solo nell’ipotesi in cui intervenga una conversione dell’amministrazione straordinaria in fallimento, in corso o al termine della procedura, ovvero nell’ipotesi di accertata falsità dei documenti posti a base dell’ammissione alla procedura.

Tradotto in lingua italiana, queste tre righe rischiano di stravolgere il diritto fallimentare italiano. Al giorno d’oggi i manager delle aziende finiscono sotto processo fin dalla dichiarazione d’insolvenza. Se questo emendamento passerà i processi per bancarotta saranno sospesi in attesa del fallimento o del salvataggio definitivo dell’azienda.

Le implicazioni credo siano evidenti, anche alla luce degli scandali finanziari che durante gli anni 2000 hanno coinvolto il nostro paese. Sto parlando del crac Parmalat, Cirio, Alitalia, Postalmarket e tanti altri di minore importanza. Questo emendamento garantirebbe a tutti i manager incriminati l’impunità e una sentenza di assoluzione immediata dato il fatto non sarebbe più contemplato dalla legge come reato. Una legge “Salva Manager” che annula le responsabilità del management delle grandi aziende e fa ricadere sui commissario governativo la responsabilità e la possibilità di un procedimento penale per bancarotta a carico dei manager.

Con la nuova Legge Marzano, lo stato si fa carico del salvataggio delle grandi aziende in difficoltà ma allo stesso tempo grazia i responsabili delle difficoltà.

Ma la cosa che fa più rabbia non è l’iniquità palese di un tale provvedimento legislativo, ma il fatto che tutto sia passato sotto silenzio, che tutti sapevano ma che nessuno di maggioranza e opposizione abbia informato la gente di questa piccola rivoluzione del diritto fallimentare. La scoperta di tale provvedimento è stata infatti casuale e dovuta alla pertinacia di una Giornalista (Con la G maiuscola) come Milena Gabanelli. E grazie a lei che il Ministro Tremonti, caduto dalla nuvole(?), ha rilasciato la dichiarazione di cui sopra, che probabilmente provocherà la revoca dell’emendamento.

Quando questo governo farà veramente gli interessi del suo popolo? Attendiamo risposte con impazienza

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Crack Parmalat, Giulio Tremonti, Legge Marzano, Salva Manager
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