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Il pulpito di Mariastella Gelmini

Dario | 15 ottobre 2008

Che l’istruzione in Italia sia materia complessa non lo scopriamo certo oggi. La scuola italiana per anni ha formato migliaia di giovani ha ospitato al suo interno professionalità ed eminenze della cultura italica ma spesso è stata anche un comodo rifugio, una scappatoia per avere un posto fisso con il minimo sforzo. Soprattutto per quest’ultimo motivo ci troviamo oggi con una scuola dalla struttura elefantiaca e un’università nel caos. Luoghi deputati alla trasmissione della cultura, ancora legati a logiche arcaiche e a potentati più o meno influenti che inevitabilmente influenzano la formazione della futura classe dirigente italiana. Siamo un paese dove la cultura e l’istruzione sono nelle mani di una classe docente sempre più anziana, poco aggiornata sulle dinamiche sociali e culturali attuali, scarsamente permeabile alle innovazioni e che oppone resistenza al naturale ricambio generazionale.

Ma ecco che arriva lei, l’eroina di Leno, la grande moralizzatrice, Mariastella Gelmini, giovane ministro dell’istruzione del governo Berlusconi. Qual è la ricetta proposta dalla neo ministra per sistemare la scuola e far felice il suo collega Giulio Tremonti? Possiamo sintetizzarla con una sola parola: tagli, tagli, tagli. Se la proposta del ministro Gelmini verrà convertita in legge dal parlamento ci troveremo davanto al più massiccio piano di tagli nella storia della scuola italiana. Ecco alcuni numeri per capirci qualcosa di più

Scuola

  • 132.000 insegnanti in meno entro il prossimo triennio
  • Da 2600 (secondo gli ottimisti) a 4200(per i pessimisti) scuole che saranno chiuse o accorpate.
  • Ritorno al Maestro Unico, conseguenza dei tagli al personale su menzionati
  • Taglio degli insegnanti di sostegno e del personale cosiddetto ATA

Università

  • Taglio del 20% in cinque anni del “Fondo di finanziamento ordinario”, il fondo destinato a finanziare le spese universitarie non coperte dalle tasse
  • Blocco del turn over che verrebbe effettuato solo sul 20% dei posti disponibili e solo a seguito di pensionamenti del personale docente
  • Taglio dei fondi ministeriali alla ricerca, con pesanti ricadute su dipartimenti universitari e C.N.R.
  • Possibilità (ma quasi obbligo) per le università di trasformarsi in fondazioni private

Questi sono grosso modo i punti fondamentali del “Piano Gelmini”, piano che racchiude anche provvedimenti che hanno suscitato il plauso di genitori e politici. Per esempio la reintroduzione del grembiule alle scuole elementari, il ripristino del voto in condotta e dei voti numerici al posto dei giudizi, nuove regole per le bocciature. Ma uno dei punti più controversi è l’inferiorità, certificata da alcuni test, della preparazione degli studenti meridionali nei confronti dei loro compagni del centro nord. Il ministro ha più volte ribadito questo concetto sottolineando che cercherà d’ora in poi di assegnare  personale più preparato e di incentivare quello presente per innalzare la qualità dell’istruzione al sud. Un’affermazione simile sicuramente è di incoraggiamento per le disastrate scuole meridionali, ma detta dalla Gelmini stona in maniera clamorosa. Il ministro, infatti, temendo di non passare l’esame di ammissione all’ordine degli avvocati nella sua sede di residenza, Brescia, decise di sostenerlo in una sede più “facile” con un tasso di promossi molto più alto, a Reggio Calabria.

Il ministro si è giustificato affermando che aveva un bisogno assoluto di lavorare, ma anche noi giovani abbiamo lo stesso identico bisogno. Il fatto che un ministro della Repubblica abbia utilizzato un escamotage per facilitarsi la vita autorizza anche noi giovani a fare altrettanto?

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Storie Italiane
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Mariastella Gelmini, Scuola, Università
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4 risposte

No non vi autorizza! Cmq dovete difendere la vostra dignità

Antonella De Gregorio | 17 ottobre 2008

No non vi autorizza! Cmq dovete difendere la vostra dignità di studenti e di cittadini! Infatti avete fatto la scelta opposta.
E Cmq oltre a fare contento Giulio Tremonti di sicuro accontenta anche la Chiesa …….
Ciao!

riforma della scuola? scuola elementare e università forse, ma se ne

oldtix | 17 ottobre 2008

riforma della scuola?
scuola elementare e università forse, ma se ne è guardata bene dal “toccare” la scuola superiore e media, forse ricorderà che l’allora ministro Berlinguer per aver proposto una vera innovazione della scuola superiore, andò a “sbattere” contro potentati ultraconservatrici che lo costrinsero a fare una clamorosa marcia indietro.
forse la Gelmini si è opportunamente documentata, è come accade ai nostri “beneamati” politici ha nesso in atto la massima “FORTE CON I DEBOLI E BEBOLE CON I FORTI”
ciao

Istruzione martoriata. Istruzione sveduta. Istruzione sacrificata.. da quando sono nel mondo universitario,

Gab | 17 ottobre 2008

Istruzione martoriata.
Istruzione sveduta.
Istruzione sacrificata.. da quando sono nel mondo universitario, a partire dalla riforma Berlinguer, non vedo altro che questo.
La cultura è la marionetta ed il poliico d turno il burattinio che ne tiene i fili.
Ma io mi chiedo?
Gli studenti pagano le tasse, vogliono migliorarsi per spendersi in un futuro nel mecato del lavoro; non solo vengono penalizzati per un criterio di attribuzione delle borse di studio totalmente iniquo e scevro, molto spesso, da qualsiasi controllo fiscale e di arbitrato.
Adesso tolgono loro, anche, la cultura!!!
Abbiamo troppo personale docente, tra prof. ordinari, aggregati e ricercatori, è vero.
Congelino i concorsi e chiudano i andi.
Sono staca di vedere gli studenti calpestati, SEMPRE, da interessi solo contingentemente superiori; e seono stanca di assistere, ahimè, inerme, a favoritismi di categoria, perpetrati nel tempo.
NON C’E’ PIù DEMOCRAZIA.

Il problema è che in Italia non esiste una "politica

Dario | 17 ottobre 2008

Il problema è che in Italia non esiste una “politica della cultura”. Siamo il paese occidentale che investe meno nell’istruzione e nella ricerca scientifica. Forse c’è l’errata convinzione che il privato da solo possa sopperire o possa svolgere ricerca, ma il privato deve avere un serbatoio dal quale attingere i cervelli. In Italia per troppi anni la scuola e l’insegnamento sono stati visti come un ripiego lavorativo facile da ottenere, l’università è stata vista come un comodo parcheggio in attesa di tempi migliore e perchè tutto questo? Per la totale assenza di una “politica della cultura” e conseguentemente di un’ “economia della cultura” fondamentale per sostenere la crescita intellettuale dei cervelli italici. Tagliando sull’istruzione i rischi che si corrono sono enormi e di solito mai calcolati, ma a quanto pare è più importante sobbarcarsi i debiti di Alitalia…

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