“Lo Scherzo Infinito” 4° puntata
Dario | 6 dicembre 2009Puntate precedenti:
Penso che i circoli ARCI siano fatti in serie.
Hanno tutti quell’aria un po’ dismessa, da ex locale abbandonato e poi rimesso in sesto alla buona, con materiali scadenti ed una buona mano di di pittura per farli sembrare nuovi.
Il circolo ARCI di piazza Santa Giulia non fa ovviamente eccezione. Appena entrato un uomo dal sorriso cordiale e dai tatuaggi aggressivi mi sorride e mi chiede la tessera che io prontamente gli schiaffo in faccia con un gesto delicato ma allo stesso tempo deciso.
Entro nel salone principale, un fuoco smorto arde nel camino e, seduti ai traballanti tavoli di legno e formica, decine di persona chiacchierano rumorosamente degli affari loro.
Quattro ragazzoni urlano e sbraitano attorno al calcio balilla al centro della stanza e nell’altra sala si odono altre urla di ragazzi probabilmente impegnati in un’avvincente partita di Taboo.
Sono un po’ confuso, ho già bevuto una birra da 66 cl ed un whisky, per trovare il coraggio di uscire di casa ed andare in un covo di gente estranea e potenzialmente ostile.
“Francescooooooo” una voce urla il mio nome. La localizzo, è Maria Grazia, sulle ginocchia di un anonimo ragazzo in giacca di pelle e barba incolta. Mi avvicino lentamente al tavolo, le altre occupanti sono donne, il che rende tutto molto più interessante.
Maria Grazia fa le presentazioni. È chiaramente contenta che sono venuto, ed inizio ad esserlo anche io. Prima mi presenta il suo uomo, se vogliamo chiamarlo così. Si chiama Arturo, ha solo ventitré anni ed ha un’aria parecchio sciatta.
“Anche tu nello schifoso mondo universitario?”. Gli dico con un sorriso. “No grazie a Dio no, faccio l’operaio. Odio studiare con tutto il mio cuore”. Da un lato l’invidio, probabilmente lavora da cinque anni, avrà sempre denaro in tasca e andrà in pensione molto prima di me. Dall’altro lo compatisco. Odio cordialmente le persone che affermano di odiare la cultura.
Maria Grazia passa a presentarmi le tre ragazze che l’accompagnano. La prima si chiama Federica, look aggressivo, capelli tinti di rosso, un tatuaggio che timidamente fa capolino dal collo e vestiti di colore nero. Molto carina, sembra un tipo interessante. Maria Grazia mi dice che è una delle più brillanti laureate in Antropologia dell’Università di Torino. La seconda ragazza si chiama Francesca, ma a parte il nome non è niente di che, alquanto anonima e, come vuole la logica, è la sorella di Arturo. La terza fanciulla ha per nome Valentina, è alta un metro e cinquanta scarso, magrissima ma con una quarta di seno ed un viso simpatico.
Nella sala serpeggia una musica diffusa da alcuni altoparlanti di infima qualità appesi al soffitto. È “Baba O’ Riley” dei Who e non posso esimermi dal cantare seguito da Maria Grazia e Federica e più timidamente dai due fratelli anonimi che conosco la canzone come “quella di CSI New York”.
Certi colpi di testa non facevano parte della mia vita da un bel pezzo, anzi da quando vivo a Torino. Finita la musica tutti ci sedemmo in imbarazzato silenzio. “E tu cosa fai nella vita?” mi chiede Federica provando a rompere il silenzio. “Al momento il disoccupato. O meglio collaboro con l’Università ma per pochi soldi e solo saltuariamente”. “E come vivi?”. “Ho messo da parte quasi tutti gli stipendi da dottorando che ho percepito a Messina per avere un fondo di emergenza”. “Ed i tuoi genitori?”. “Loro non hanno molto approvato la mia avventura torinese, sostengono ancora oggi che ho sbagliato. Sognavano per me un radioso futuro di docente universitario, ma non è proprio la mia ambizione e poi, detto tra noi, non so assolutamente insegnare”.
Arturo è visibilmente a disagio, sa di non far parte del mondo di noi giovani di cultura e cerca di ingannare il tempo palpando l’enorme seno di Maria Grazia, con enorme imbarazzo di lei, o si guarda intorno con finto interesse. “Si è liberato il calcio balilla, dai facciamo qualche partita”. Urla, improvvisamente pieno di vita e rivolto verso di me. “Ma io non so giocare bene”. Rispondo cercando di evitare l’inevitabile umiliazione. “Ma dai che te ne frega, lo facciamo solo per divertirci e passare il tempo”. Giocando sia con Federica che con Valentina rimedio due sconfitte sette a quattro. Il risultato era scontato ed ora il galletto ignorante gongolava, tenendo sulle sue ginocchia quel fiore di Maria Grazia.
“Bene, dopo il calcio balilla, ora tocca ai giochi d’ingegno”. Sottraggo da uno scaffale pericolante una scatola di Trivial Pursuit e la porto in tavola. Ma dopo mezz’ora il risultato è già scontato Francesco sei lauree, Arturo una. Sono soddisfazioni.
Con un sorriso a trentadue denti mi scuso e vado a fumare. Federica mi segue fuori, dove una decina di persone discutono animatamente sui cofani delle auto parcheggiate, usandole anche come poggia bicchieri. Tiro fuori il mio pacchetto di Gauloises rosse e Federica con un sorrisino me ne scrocca una e da bravo gentiluomo gliela accendo con il mio Zippo vecchio.
Il freddo è pungente ma perlomeno non piove. “Sai che sei un tipo strano?”. Mi fa Federica. “E tu hai dei tatuaggi splendidi”. “Oh grazie, ne ho ben tredici in parecchi posti”. “Qualche volta me li farai vedere” dico con una punta di malizia. “Sfacciatone!”. Mi urla dandomi un buffetto. Oltre ad essere carina e dolce Federica mi affascinava per la limpidezza del suo atteggiamento, una limpidezza ai confini dell’ingenuità. “Ovviamente scherzavo Fede, non potrei mai chiederti seriamente di poter ammirare tutti i tuoi tatuaggi”. “Io non ci vedo nulla di male, però ovviamente con persone con le quali ho confidenza”. Federica sorride timidamente e tira una grossa boccata di fumo, espirandolo poi con delicatezza.
Le contraddizioni di questa ragazza mi affascinano porca miseria, la conosco appena ma anche lei, come Maria Grazia, ha qualcosa di speciale. “A cosa pensi?”. Mi dice all’improvviso dopo qualche minuto di silenzio. “Mi domandavo come fa una ragazza carina e intelligente come Maria Grazia a stare con quel tipo?”. Federica mi guarda con uno sguardo interrogativo e accigliato. “Ma se non lo conosci neanche Arturo? Come fai a giudicare”. “Hai ragione però, così ad una prima occhiata mi sembrano completamente diversi”. Lo sguardo accigliato di Federica si trasforma in una grassa risate. “Si nota vero? Non c’entrano nulla, sono l’acqua e il fuoco. Credimi conosco Maria Grazia da quasi sei anni ed ha avuto sempre sfiga con i ragazzi. Arturo è solo l’ultimo della serie e neanche il più bello e affascinante”. “E allora perchè lei sta ancora con lui?”. “Semplice! Per non stare sola, Maria Grazia ha sempre bisogno di sostegno, di avere qualcuno accanto. Purtroppo quando ha le sue crisi incontra sempre un uomo che non le assomiglia”. “Ho notato” dico buttando a terra la cicca. “E tu Fede? Anche tu hai bisogno di avere qualcuno accanto”. La mia domanda era impertinente e mirata a scoprire di più su di lei e lei lo capì subito. “Fino al mese scorso ero fidanzata con un tizio un po’ strambo, un musicista che si atteggiava a poeta maledetto con il brutto vizio di non esserlo. Era alla fine un borghesuccio abbastanza anonimo. Peccato che ho sprecato ben sei anni della mia vita con lui”. Federica si innervosisce, la storia è ancora troppo fresca. “Scusa Fede, non sapevo. Ti offro qualcosa mi faccio perdonare?”. Continuo. “No no tranquillo. È solo che è finita in maniera così strana che non lo capisco bene”. “Com’è finita?”. “Anzi no scusa, non sono affari miei”. Continuo imbarazzato, cercando di rimediare alla mia lingua troppo lunga. “Ma figurati, anzi mi farebbe bene parlarne”. Porgo un’altra sigaretta a Federica, lei recupera dalla borsetta l’accendino. Entro dentro e prendo due birre piccole in disgustosi bicchieri di carta.
Ci appartiamo un attimo, sotto un lampione giallo mi fa. “C’è poco da dire ahimè. Tornando nell’appartamento che condividevamo ho trovato un suo biglietto scritto al pc con su scritto che tornava ad Ivrea dai suoi genitori e che avevo una settimana per lasciare l’appartamento. Furiosa l’ho chiamato al cellulare per esigere chiarimenti e mi ha risposto semplicemente che non mi amava più e che era finita. Io l’ho ricoperto di insulti e gli ho sbattuto il telefono in faccia e la sai la beffa? Proprio l’altro giorno ha inviato a casa mia in Sardegna le partecipazioni al suo matrimonio che sarà tra sei mesi. Lui, l’uomo che non credeva ai legami ufficiali si sposa. Ma vaffanculo!”. Federica lascia cadere la borsetta in terra ed inizia a singhiozzare.
Recupero la borsa e li sull’asfalto umido trovo due scatole stropicciate. Le guardo con curiosità, una era una confezione ancora intonsa di TAD 600 e l’altra era la fin troppo nota confezione di Temgesic, con all’interno solo una pillola. Avevo in mano una borsetta che sembrava la fotocopia di quella della mia ex dottoressa. Mi alzo tenendo in mano i farmaci e le sorrido. Lei sembra imbarazzata e accenna un sorriso tra le lacrime, quasi a giustificarsi.







Ok! Adesso c'è un pò di movimento ed il lettore
Antonella | 7 dicembre 2009Ok! Adesso c’è un pò di movimento ed il lettore può aspettare la prossima puntata. Ma ci sono diversi errori specie nella 3° puntata sono licenze poetiche o distrazioni? Alcune volte non condivido gli aggettivi o troppo aulici rispetto al racconto o fuori contesto. Per descrivere le donne ti ispiri a persone in carne ed ossa e si capisce. Attento le donne sono complicate! e le descrizioni solo estetiche non rendono loro onore.
Pensieri e parole di una lettrice fedele. Ciao e alla prossima puntata.
ma sei fermo alla quarta? non vai più avanti? ora
marcello | 4 febbraio 2010ma sei fermo alla quarta? non vai più avanti? ora sono curioso…
Il personaggio del tuo racconto è un gran presuntuoso!
Luigi | 1 giugno 2010Il personaggio del tuo racconto è un gran presuntuoso!