DarkShine

Cultura, Scrittura, Fumetti, Sigari, Passioni e Contraddizioni
  • rss
  • Blog
  • Chi Sono
  • Curriculum Vitae
  • Collaborazioni
  • Portfolio
  • Contattami
  • Disclaimer

“Lo Scherzo Infinto” 5° puntata

Dario | 4 febbraio 2010

Puntate precedenti
1°puntata
2°puntata
3°puntata
4°puntata

Ha iniziato a nevicare. La neve è quasi impercettibile alla vista ma la vedo. Cade lentissima e silenziosa. Già un primo strato quasi trasparente color bianco latte inizia ad apparire sull’asfalto e sulle auto parcheggiate.
Per la strada non passa nessuno. Dalla finestra della mia camera da letto, fisso come ipnotizzato il sottile strato di neve che si fa sempre più consistente minuto dopo minuto. Ora i fiocchi son più grossi e diventano visibili, li vedo scendere sempre più lenti e il loro moto ondulante mi affascina, come se fosse qualcosa di strano.
Del resto io, ragazzo nato e cresciuto in riva il mare nel profondo sud dell’Italia non sono propriamente un esperto di nevicate.
Ne ricordo una, durante la mia infanzia. Durò pochi minuti, giusto il tempo di lasciare in strada e nella veranda di casa mia un piccolissimo, quasi impercettibile, strato di neve che si sciolse però nel giro di mezz’ora.
All’epoca la cosa mi rallegrò, così come mi rallegra questa nevicata che va ad intensificarsi.
La neve ha il potere di rendere tutto più bello, forse perché copre le brutture con il suo colore candido o forse perchè c’è un qualcosa di misterioso che scatta nel nostro cervello alla vista di quei bianchi fiocchi.
Un’auto passa lentamente lungo la strada lasciando due solchi non troppo profondi nella neve ancora morbida e sottile.
Ha spezzato l’incantesimo che mi teneva legato al freddo vetro della mia finestra. Sono così sereno che potrei anche sorridere sinceramente.
Fuori nevica, il mio cellulare suona più di una volta al giorno e ho terminato il lavoro per il professore Merusengo. Ho impiegato due giorni, fisso davanti a quello schermo, con i vecchi libri ammuffiti e polverosi e con una dose notevole di sigarette e whisky.
Ogni tanto, qualche messaggio di Maria Grazia o Federica, interrompeva la mia trance ma si trattava di interruzioni piacevoli, visti anche i soggetti in questione.
Il malloppo di centocinquanta pagine, annotato, glossato e corretto è stato spedito al simpatico professore che mi ha promesso in tempi brevissimi il pagamento, caso strano per l’università.
Il cellulare suona nel mio piccolo salotto, mentre vado mi accendo una sigaretta e mi colloco comodamente sul divano con in mano il piccolo aggeggio elettronico.
Le nubi che da giorni si stavano ammassando all’orizzonte a quanto pare son diventate tempesta. Maurizio, che da ben sei anni era fidanzato con la bella Federica, ha piantato quest’ultima un mesetto fa con una patetica e commovente mail nella quale affermava di “sentire il bisogno di far chiarezza con se stesso e di definire la sua funzione all’interno di una coppia”. Credo che un burocrate non avrebbe saputo trovare frase più fredda per mollare la propria ragazza.
Inoltre il simpaticone ha deciso persino di sposarsi con una fanciulla di Asti e di non voler mettere più piede a Torino.
Il messaggio che mi è appena arrivato da Maria Grazia è abbastanza esplicito, recita testualmente: Cercasi volontari, preferibilmente maschi, bene armati di oggetti contundenti per spedizione punitiva tipo fascista in quel di Asti. Non riesco a trattenere una risata.
Non conosco questo Maurizio, ma per mollare Federica dopo sei anni dev’essere davvero un coglione. Rispondo velocemente: Metto a disposizione la mia persona, la sbarra per asciugamani in puro acciaio del mio bagno ed eventualmente armi da fuoco per la sacra punizione.
Spengo la sigaretta ed attendo la risposta di Maria Grazia che arriva puntualissima dopo pochi secondi: Considerati arruolato.
Sto per risponderle ma il cellulare inizia a suonare. Il numero ha il prefisso di Torino e mi sembra familiare. “Pronto?”. “Pronto! Parlo con il signor Catalano Francesco?”. Mi risponde dall’altro lato una voce fredda anonima e formale. “Sono io, con chi parlo?”. “Salve signor Catalano, sono Antonietta Bosio dell’ufficio del personale della Arkanes”. “Mi dica” dico sospettoso. Una sensazione ambivalente mi invade. Da un lato sento un nuovo lavoro in arrivo, dall’altro un qualcosa che mi sta per entrare violentemente nel fondo schiena. “La chiamo per comunicarle che il nostro ufficio ha deciso di modificare i termini della sua collaborazione presso la nostra casa editrice”. Taccio un secondo e trovo la forza per dire. “Ah bene, cosa avete deciso? Mi alzate lo stipendio?”. Dico con tono vagamente ironico e allegro. “Niente di tutto questo”. La voce della burocrateAntonietta Bosio non ha un sussulto, rimane fredda e monocorde. “Dal mese prossimo le verrà sospeso il pagamento dell’emolumento mensile da parte della Arkanes e diventerà un collaboratore esterno pagato a cottimo”. “Cioè verrò pagato solo in base ai lavori che mi passerete?”. “Esattamente, se le interessa continuare la sua collaborazione con queste condizioni dovrebbe passare al più presto presso il nostro ufficio a firmare il nuovo contratto che avrà valore di un anno”.
Un senso di vuoto inizia a diffondersi nel mio petto, un vuoto doloroso che aspira ogni sensazione, ogni molecola di ossigeno che ad ogni respiro entra nei miei polmoni. “Benissimo, lunedì verrò da voi a firmare tutte le carte. Buonasera”. Dico con un filo di voce.
La signora Bosio mi risponde con un buonasera standard e mi liquida.
Il mio primo istinto è di gridare e bestemmiare come un animale. Ma non sono mai stato né un grande urlatore né un grande bestemmiatore.
Provo a calmarmi, accendo un’altra sigaretta e mi siedo sul divano e immediatamente arrivo alla ovvia considerazione che le mie entrate mensili precipitano dolorosamente a zero euro. Cerco di riflettere ma la suoneria del cellulare mi blocca. È ancora Maria Grazia: Ehi sei morto? Stasera esci con noi? So che nevica ma i mezzi passano, prendiamo qualcosa al Quadrilatero.
In questo preciso istante ho solo voglia di mandare a quel paese l’intero universo,  chiudermi in casa, farmi di Temgesic e whisky e dormire per due giorni.
Le rispondo cercando di non apparire troppo patetico e vittimista: Non sono morto, ho solo ricevuto una simpatica telefonata. La Arkanes mi ha dato il ben servito e visto il tempo non sono proprio dell’umore per uscire. Scusami.
Vado in cucina a prendere un sorso d’acqua. Ho la gola secca e temo di avere gli occhi lucidi per delle lacrime che a tutti i costi vogliono uscire. Mi sento in balia di correnti avverse ed impotente davanti ai fatti.
Alla disperazione si sta a poco a poco sostituendo la rabbia, una furia irrazionale. Inizio a pensare a molti modi per distruggere il palazzo coperto dallo smog della Arkanes, penso a crocifiggere Francesca Bosio e tutto il suo ufficio su croci fatte con il metallo degli schedari, penso a come avvelenare il cibo e l’acqua della mensa aziendale, ad organizzare boicottaggi dei loro libri etc.
Il cellulare mi salva da questo flusso di pensieri stupidi. È ancora Maria Grazia: Ma senti, se portassimo due pizze, due birre e ci auto invitassimo a casa tua? Stasera io e Fede non abbiamo molta voglia di star sole. Lei sta male di suo, io ho litigato con Arturo e vorremmo stare un po’ in compagnia.
Come una cannonata improvvisa, riesplode in me l’entusiasmo e la voglia di vivere. Le rispondo subito definendomi onorato e più che felice di ospitare nella mia umile dimore due splendide ragazze in cerca di conforto allegando anche l’indirizzo di casa. Maria Grazia risponde che alle nove saranno da me.
Guardo l’orologio nervoso sono appena le cinque. Ho quattro ore per sistemare casa e me stesso, comprare qualche stuzzichino per il dopocena e sigarette in abbondanza per tutti.
Apro il frigo e gli stipetti, compilo rapidamente una breve lista della spesa dopo di che scatto rapidamente verso il salottino.
Nella vetrinetta dei liquori la bottiglia di Caol Ila 18 anni acquistata prima di partire, con il proposito di aprirla per una grande occasione è li pronta per essere bevuta, sperando che le fanciulle gradiscano il whisky.
Indosso rapidamente il mio giubbotto pesante e scappo verso la Coop qui vicino. Fuori la neve cade bianchissima e copiosa.

Comments
Nessun Commento »
Categorie
Senza categoria
Commenti RSS Commenti RSS
Trackback Trackback

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

Siti Amici

  • Camminando Scalzi.it
  • Drowning into Chocolate
  • Edizioni Smasher
  • Evviva la vita!!!
  • F’s Kitchen – A blog dedicated to Daredevil, The Man Without Fear
  • Giulio Ganci Personal Site
  • I Palati Elisi
  • Il Mondo di Soraya
  • La vita è un sogno
  • Llizzah’s space
  • Nuovo Giangurgolo
  • O Paraiso do Mundo
  • On an Island
  • Pagine Grigie
  • Patanjalifreethinker’s Weblog
  • Roberto’s Blog – La vita va vissuta fino in fondo
  • Room 112
  • Sicilia Planet
  • SNI – Spazio Notizie Inutili
  • Wiki Serial – Il portale delle serie TV…dove contribuisci anche tu

Categorie

  • "Lo Scherzo Infinito"
  • Archeologia Industriale
  • Camminando Scalzi.it
  • Cronache Torinesi
  • Geoglobo
  • Le Campane dell'Inferno
  • Musica
  • Notizie e politica
  • Parole in libertà
  • Poesia
  • Poldo for President
  • Racconti
  • Recensioni
  • Riflessioni e Pensieri
  • Senza categoria
  • Storie Italiane

Commenti recenti

  • Cristi su Favoletta – Il Re dell’Alto Castello
  • Gabriella La Nunziata su La Grande Sconfitta
  • Luca su La Grande Sconfitta
  • Luigi su “Lo Scherzo Infinito” 4° puntata
  • Gabriella La Nunziata su E’ un brutto giorno per la democrazia

Articoli recenti

  • La pioggia del Sud non fa rumore
  • Le grandi sfide di Mario Monti
  • Italia di serie A e di serie B…anche nelle disgrazie
  • Benvenuti al Sud
  • Intercettazioni: Il Governo ci riprova, Wikipedia protesta

Meta

  • Collegati
  • Voce RSS
  • RSS dei commenti
  • WordPress.org
rss Commenti RSS valid xhtml 1.1 design by jide powered by Wordpress get firefox