E’ un brutto giorno per la democrazia
Dario | 6 Marzo 2010Fin da piccolo mi è sempre stato insegnato che esistono delle regole e che queste non devono mai essere violate. Non rubare, non picchiare i tuoi compagni di classe, timbra sempre il biglietto sul bus e così via. Tutta una serie di piccoli comportamenti che dovevano assicurare la mia integrazione in una società governata da un enorme corpus di regole per la convivenza civile.
Ma leggendo i giornali di queste ultime ore, sembra che non tutti la pensino così.
Il principale partito di governo ha violato le regole, ha saccheggiato il santuario della vita democratica di una nazione, la tornata elettorale.
I fatti sono noti. In Lombardia e nel Lazio, le liste che sostenevano i due candidati del Popolo delle Libertà sono state presentate in modo irregolare. Questo fatto avrebbe portato, nel caso della Lombardia, all’esclusione del presidente uscente Formigoni dalla competizione e nel caso del Lazio a perdere i voti di Roma e provincia.
Ci si sarebbe trovati in una situazione paradossale, ove il partito di maggioranza relativa non avrebbe potuto concorrere in una competizione elettorale in due regioni chiave, creando una grave anomalia.
Un caso di così grave sciatteria politica non si era mai visto a memoria d’uomo, se si esclude un caso simile, ma molto più circoscritto, in Molise nel 2005.
A rigor di logica, in questi casi, la decisione sull’ammissibilità o meno delle liste alla competizione elettorale spetta in primo luogo alla Corte d’Appello e in seconda istanza alla magistratura amministrativa.
I primi pronunciamenti dei giudici in questo caso sono stati negativi, in virtù di una serie di vizi di forma nella presentazione delle liste elettorali.
Ma invece di riconoscere le regole, il governo ha deciso di agire con arroganza, varando una decreto legge “interpretativo” per far riammettere le liste escluse, decreto prontamente firmato da Giorgio Napolitano, novello Vittorio Emanuele III.
Il decreto “ad listam” renderà formali i pronunciamenti del TAR riguardo l’ammissione delle liste incriminate. I tribunali non potranno che applicare l’interpretazione fornita dal governo e creata “ad hoc” per questo caso.
Ci troviamo davanti ad un momento gravissimo per il nostro paese. Per coprire delle evidenti negligenze sono state aggirate e modificate le regole che garantiscono il corretto esercizio del diritto di voto e tutto questo senza che il partito colpevole di questo vulnus democratico, chiedesse scusa, quanto meno ai propri elettori.
Il governo ha appena perpetrato un vero e proprio abuso di potere, creando un pericoloso precedente ma soprattutto rafforzando l’idea che in questo paese, violare la regole, non solo è permesso ma è addirittura incoraggiato, se fatto per i propri scopi.
Da cittadino, titolare del diritto\dovere di voto, da oggi decido volontariamente di non esercitare più questo mio diritto, almeno fino a quando ci saranno questi partiti al potere.
Non ritengo sia mia dovere esercitare il diritto di voto quando lo stato di diritto e le regole vengono piegate e sono sacrificabili.
Non mi riconosco più in istituzioni che garantiscono impunità e coloro che violano le regole base della democrazia.
Non mi interessa votare per un sistema democratico “pieghevole” e protesto nell’unico modo che ritengo appropriato alle circostanze.
Del resto è stato lo stesso Presidente del Consiglio, nel 2006 a suggerire una cosa simile, ricordate il suo grande slogan “Restate a casa per mandarli a casa”?.







Non sono per nulla informata sui fatti, quindi non posso
Gabriella La Nunziata | 6 Marzo 2010Non sono per nulla informata sui fatti, quindi non posso giudicare nel merito.
Posso solo condividere la tua recente decisione di non votare, decisione da me presa tanto tempo fa.
Ma ricordati, caro Dario: le porcate le fanno tutte le parti politiche. Con questo volendo significarti che, anche quando salirà al governo la sinistra, io non voterò egualmente, perchè nessun politico in Italia è santo; nessuno politico è più un politico.
Fanno egualmente schifo destra e sinistra; criticassi anche la sinistra farebbe di te il massimo esempio di giornalista par condicio