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Pensiero di fine anno

Dario | 31 dicembre 2010

Anche il 2010 è giunto al termine. Un anno che, per quanto mi riguarda, ha letteralmente stravolto la mia vita. Non voglio allinearmi con la comune usanza di fare un bilancio di fine anno. Chi mi conosce sa bene cosa è successo e conosce bene la mia situazione, quindi ripeterla sarebbe abbastanza noioso.

Nonostante tutto, però, mi voglio avviare verso il 2011 fiducioso e positivo. Un approccio che spero porti i suoi frutti e che mi possa ridonare la serenità mentale persa per strada. Per questo motivo, invece dei consueti auguri di buon anno, con immagine inclusa, questo capodanno voglio allegare ai miei auspici una cosa un pò meno banale e scontata.

Nel 2000, una poetessa brasiliana, Martha Medeiros, ha pubblicato una splendida poesia che riesce a riassumere in poche righe i valori che dovrebbero guidare un uomo ad una vita autentica o quanto meno vissuta intensamente. Il mio unico proposito, per il 2011 è uniformare la mia condotta di vita a questi versi e augurarmi che ciascuno di voi trovi in queste righe ispirazione, conforto o anche solo un augurio piacevole.

Sono versi che probabilmente conoscete tutti, anche se probabilmente li attribuite a Pablo Neruda.

La poesia è:

A MORTE DEVAGAR

Morre lentamente quem não troca de idéias, não troca de discurso, evita as próprias contradições.
Morre lentamente quem vira escravo do hábito, repetindo todos os dias o mesmo trajeto e as mesmas compras no supermercado. Quem não troca de marca, não arrisca vestir uma cor nova, não dá papo para quem não conhece.
Morre lentamente quem faz da televisão o seu guru e seu parceiro diário. Muitos não podem comprar um livro ou uma entrada de cinema, mas muitos podem, e ainda assim alienam-se diante de um tubo de imagens que traz informação e entretenimento, mas que não deveria, mesmo com apenas 14 polegadas, ocupar tanto espaço em uma vida.
Morre lentamente quem evita uma paixão, quem prefere o preto no branco e os pingos nos is a um turbilhão de emoções indomáveis, justamente as que resgatam brilho nos olhos, sorrisos e soluços, coração aos tropeços, sentimentos.
Morre lentamente quem não vira a mesa quando está infeliz no trabalho, quem não arrisca o certo pelo incerto atrás de um sonho, quem não se permite, uma vez na vida, fugir dos conselhos sensatos.
Morre lentamente quem não viaja, quem não lê, quem não ouve música, quem não acha graça de si mesmo.
Morre lentamente quem destrói seu amor-próprio. Pode ser depressão, que é doença séria e requer ajuda profissional. Então fenece a cada dia quem não se deixa ajudar.
Morre lentamente quem não trabalha e quem não estuda, e na maioria das vezes isso não é opção e, sim, destino: então um governo omisso pode matar lentamente uma boa parcela da população.
Morre lentamente quem passa os dias queixando-se da má sorte ou da chuva incessante, desistindo de um projeto antes de iniciá-lo, não perguntando sobre um assunto que desconhece e não respondendo quando lhe indagam o que sabe. Morre muita gente lentamente, e esta é a morte mais ingrata e traiçoeira, pois quando ela se aproxima de verdade, aí já estamos muito destreinados para percorrer o pouco tempo restante. Que amanhã, portanto, demore muito para ser o nosso dia. Já que não podemos evitar um final repentino, que ao menos evitemos a morte em suaves prestações, lembrando sempre que estar vivo exige um esforço bem maior do que simplesmente respirar.

Meglio conosciuta come:

LENTAMENTE MUORE

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e non cambia
colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce
il nero su bianco e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore
e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza
per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono
qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre
che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.
BUON 2011 A TUTTI VOI
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Liu Xiabo: Nobel in contumacia

Dario | 18 dicembre 2010

Che la cosa avrebbe suscitato feroci polemiche era stato ampiamente previsto. Già in ottobre, all’annuncio dell’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2010 al dissidente cinese Liu Xiabo, la Cina aveva dato segni di irrequietezza.

Ma la feroce censura, la campagna mediatica e diplomatica per il boicottaggio delle cerimonia il 10 dicembre ha veramente pochi precedenti nella storia del Premio.
Il governo di Pechino, oltre a impedire allo stesso Xiabo di presenziare alla cerimonia di premiazione, ha scatenato nel proprio paese una vasta operazione volta a censurare qualunque riferimento al premio o al premiato. Sono stati oscurati migliaia di siti internet e centinaia di canali televisivi. Per qualche giorno i cittadini cinesi hanno visto persino sparire Oslo dalle carte geografiche. Ma il governo cinese ha operato anche sul fronte estero esercitando forti pressioni nei confronti di molte nazioni per boicottare la cerimonia. Ma, se grandi nazioni come Stati Uniti, Giappone, Francia e Germania hanno risposto picche alle richieste cinesi, altri paesi hanno abbassato la testa.
Così, il 10 dicembre si è consumata la vergogna. Il premio è stato depositato su una sedia vuota e 19 nazioni, tra le quali Russia, Venezuela, Serbia, Iraq non hanno partecipato alla cerimonia all’interno del Parlamento Norvegese. La Cina, oltre a censurare l’evento ha persino creato un premio “alternativo”, il Premio Confucio per la Pace, assegnandolo all’ex vice presidente di Taiwan Lian Chen che, tra l’altro, lo ha rifiutato.

Ma perchè tutto questo astio nei confronti di Liu Xiabo? Chi è costui?

Fino al 1989 era un professore di letteratura di caratura internazionale, riverito in patria e apprezzato all’estero. Nell’anno della protesta di piazza Tienammen, abbandona la sua cattedra negli Stati Uniti e torna in Cina per unirsi ai rivoltosi. Riesce, insieme ad altri capi della rivolta, a fermare il massacro, ma da quel momento diventa uno dei dissidenti politici di primo piano. Arrestato dopo gli eventi di piazza Tienammen, una volta uscito dal carcere ha iniziato la sua attività politica invocando a gran voce un maggiore rispetto dei diritti umani, una reale separazione dei poteri e soprattutto una transizione democratica della Cina attraverso libere e multipartitiche elezioni.

Per queste sue idee “rivoluzionarie” ha raccolto attorno a sé un enorme consenso, specialmente tra le giovani generazioni cresciute durante le prime fasi del boom economico cinese. Di conseguenza, è stato più volte arrestato “preventivamente” in occasioni di eventi e commemorazioni particolari. Tra il 1996 e il 1999 è stato recluso in un laogai (Campo di lavoro) ufficialmente per “disturbo della quiete pubblica”, in realtà per alcune sue feroci critiche rivolte verso la dirigenza del Partito Comunista Cinese. Nel 2007 è stato arrestato e subito rilasciato a seguito di alcuni articoli critici apparsi su dei siti web stranieri. Nel 2008, in occasione dei sessant’anni della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, Liu Xiabo lancia sul web il manifesto “Charta 08”, sottoscritto da lui stesso e da altri 300 intellettuali e dissidenti politici cinesi. Il documento chiede una serie di profonde riforme all’interno dello stato cinese ed è stato firmato da oltre 8000 persone di varia estrazione economica e sociale. Per la sua adesione a “Charta 08” l’8 dicembre del 2008 Liu Xiabo è stato arrestato e detenuto illegalmente fino all’arresto ufficiale il 23 giugno 2009. Nel successivo processo è stato condannato a 11 anni per “incitamento alla sovversione del potere dello stato”.

Questa è la storia di un uomo che ha sempre condotto le sue lotte con metodi assolutamente pacifici, un intellettuale che ama il suo paese e che ha sempre lottato affinché la Cina diventi una grande potenza democratica. Un faro della democrazia che le autorità cinesi hanno tentato in tutti i modi di spegnere, e che a Oslo ha ricevuto la sua consacrazione.

Scritto per Camminando Scalzi.it  http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/nobel-in-contumacia.html

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La Grande Sconfitta

Dario | 15 dicembre 2010

L’unica certezza è che ieri ad aver perso è stata l’Italia. Il discutibile atteggiamento di alcuni deputati, colti da divina ispirazione, è il simbolo di un paese che ormai ha perso moralità e dignità. Un paese che paradossalmente si rispecchia nelle dinamiche dei due rami del Parlamento, un paese dominato dalla paralisi. Un paese molto somigliante a Oblomov, il personaggio di Goncarov, segnato da un’inerzia fisica e spirituale che lo condanna all’inazione e alla rinuncia verso ogni forma di lotta.

In queste ore, i caporali di tutti i partiti esultano, anche se c’è ben poco da esultare. Lo fanno per obbedienza, per rassicurare gli elettori meno smaliziati, per coprire la realtà delle cose con un soffice velo di Maya.

A Destra esultano per il pericolo scampato e ora, forti della vittoria di Pirro, offrono accoglienza e poltrone ad altri voltagabbana eletti per stare l’opposizione.

Fini sostiene di aver perso sul piano dell’aritmetica ma di aver vinto sul piano politico.

Il PD sostiene che, alla resa dei conti, ha riportato una vittoria sfolgorante riuscendo ad allargare l’opposizione a 311 membri.

La Lega Nord oscilla tra la pregiudiziale verso l’UDC di ieri mattina e l’apertura all’UDC di ieri pomeriggio. Miracoli della politica!

Ribadisco, ieri ad aver perso è l’Italia tutta.

Come si può definire stabile un governo con una maggioranza di tre deputati, per giunta inaffidabili, alla Camera? Come può un governo di tal guisa governare? Un governo che alla prima epidemia di influenza rischia di essere messo in minoranza.

Da quasi vent’anni il nostro paese è bloccato.

La Seconda Repubblica e il vento del cambiamento che doveva portare sono stati uno dei peggiori fiaschi della storia repubblicana. Defunto il grande centro democristiano, né la destra né la sinistra sono stati in grado di governare realmente l’Italia preferendo sempre il palliativo alla cura.

Si, è verissimo abbiamo avuto governi stabili e duraturi ma non abbiamo avuto riforme concrete, non abbiamo avuto impulsi modernizzatori, non abbiamo avuto un vero risanamento.

L’Italia uscita ieri mattina da Montecitorio assomiglia drammaticamente a quella che vent’anni fa poneva la pietra tombale sopra la Prima Repubblica. Un’Italia in crisi economica e politica, un’Italia in cerca di risposte e di stimoli nuovi, un’Italia che vuole rinnovarsi ma che non riesce a farlo.

La differenza sostanziale, rispetto a vent’anni fa, è la classe politica.

All’epoca il Parlamento era formato da personaggi nati e cresciuti nei partiti, con una lunga gavetta istituzionale e con un puro interesse nella politica. Oggi, nel nostro Parlamento, trovano posto medici, imprenditori, affaristi, gente prestata alla politica e che guarda prima al suo interesse e poi a quello del paese.

Con queste premesse quale futuro si prospetta per l’Italia? Io personalmente non vedo futuro.

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Corea: Quando la storia minaccia di ripetersi

Dario | 1 dicembre 2010

Esattamente sessant’anni fa, il governo nord coreano, appena nato sotto l’egida sovietica, invadeva proditoriamente la Corea del Sud scatenando quella che gli storici ancora oggi chiamano “La guerra dimenticata”.

Il conflitto che contrappose le due piccole nazioni e che causò quasi tre milioni di morti venne percepito poco e male dall’opinione pubblica europea, ancora sconvolta dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale. La crisi coreana del 1950 fu il primo effettivo banco di prova per la nascente Guerra Fredda, infatti, vide contrapposti da un lato gli Stati Uniti, che appoggiavano la Corea del Sud, e dall’altro il Blocco Sovietico con Cina e Urss dalla parte dei nordcoreani. All’epoca non vi erano interessi economici in gioco, vi era da mantenere un fragile equilibrio tra super potenze ed impedire la deriva della “Marea Rossa”. Anche per questo motivo l’esito del conflitto fu abbastanza scontato lasciando immutati, dopo tre anni di carneficina, confini geografici ed equilibri politici internazionali.

Oggi tra le due coree si torna a sparare ma la situazione geopolitica è radicalmente diversa. I due paesi in questi cinquant’anni hanno preso strade molto diverse.

La Corea del Sud, dopo decenni di instabilità politica e di dittature militari ha trovato, negli anni 80, la strada per lo sviluppo economico, diventando, nel giro di un decennio, un paese altamente industrializzato e con un alto tenore di vita. Al contrario, la Corea del Nord, ha continuato ad essere governata da un regime comunista. Sotto la guida del carismatico Kim-il-sung, il piccolo paese asiatico ha avviato un piano di sviluppo economico totalmente sbilanciato verso l’industria pesante. Questa fase si è dolorosamente arrestata con il crollo dell’Unione Sovietica, lasciando la nazione in condizioni economiche gravissime. Nonostante la vicinanza con la Cina, anch’essa comunista, la Corea del Nord, negli ultimi anni ha inaugurato una politica di isolamento economico e politico che ha aggravato ulteriormente le condizioni della popolazione.

L’attacco all’isola di Yeonpyeong ha interrotto bruscamente oltre cinquant’anni di pace vigile e di rapporti sempre tesi tra le due nazioni. Su quello che è accaduto lungo il confine coreano le opinioni sono, ovviamente discordanti. I sudcoreani sostengono la tesi dell’attacco ingiustificato, i nordcoreani, al contrario, dicono di aver semplicemente risposto al fuoco. L’unica certezza sono i caduti e gli sfollati, prime vittime di una situazione ancora poco chiara.

Se però allarghiamo di poco lo scenario, forse, riusciamo a intuire qualcosa di più.

Nelle cronache economiche di questi ultimi mesi, oltre alla sempre presente crisi globale, ha spesso trovato spazio la “guerra monetaria” tra Cina e USA. Gli Stati Uniti accusano il gigante asiatico di tenere forzatamente sottovalutata la moneta nazionale, il Renmimbi, per mantenere competitive le esportazioni cinesi influenzando così l’intera economia globale. Gli stessi USA sono a loro volta accusati dalla Cina di perseguire una politica volutamente inflazionistica, puntando a svalutare il Dollaro a scapito del debito pubblico. Inoltre, una buona fetta del debito pubblico statunitense è in mano alle banche cinesi che così si trovano nell’invidiabile posizione di poter stringere il cappio attorno all’economia americana a loro piacimento. In quest’ottica, una nuova crisi coreana potrebbe, da un lato portare la guerra sulla porta di casa cinese e rafforzare la leadership USA in Estremo Oriente. Dall’altro lato costringerebbe gli Stati Uniti ad uno sforzo economico militare ulteriore in un grave momento di difficoltà e potrebbe servire al governo Cinese per rafforzare il potere del presidente Kim Jong-Il, eroso dalla gravissima crisi economica che ha colpito la Corea del Nord. Il leader nordcoreano, tra l’altro, ha appena nominato come suo successore il figlio Kim Jong-Un, non particolarmente carismatico e poco apprezzato dal popolo. Un eventuale conflitto potrebbe rafforzare la posizione del futuro presidente. Probabilmente, gli eventi di questi giorni in Corea sono l’ennesima puntata di una nuova Guerra Fredda. Se una volta il nemico era l’Urss, ora è la Cina.

Lo scontro ha perso i connotati ideologici ed è diventato contrasto militare ma soprattutto economico. Le due coree sono solo due pedine nell’immenso scacchiere mondiale.

Scritto per Camminando Scalzi.it  http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/corea-quando-la-storia-minaccia-di-ripetersi.html

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