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Nubi sul Sol Levante

Dario | 30 marzo 2011

In un mondo sempre più globalizzato e interconnesso, la tragedia giapponese di questi giorni rischia di avere gravissime ripercussioni, non solo nel paese del sol levante ma sull’intero pianeta.

Probabilmente non siamo in grado di prevedere quello che accadrà nel breve, medio e lungo periodo… La situazione è ancora troppo fluida e in evoluzione. Possiamo però fare delle ipotesi, partendo dalla situazione economica mondiale prima di quel maledetto 11 marzo 2011.

Dopo anni di crisi l’economia mondiale dava finalmente lenti segnali di ripresa. Si trattava di una ripresa a due velocità, che vedeva paesi iniziare a correre verso il benessere, per esempio il Brasile e paesi in totale stagnazione, con l’Italia e lo stesso Giappone.

Dall’inizio degli anni Novanta il paese del Sol Levante, infatti, ha avuto un ritmo di crescita vicino allo 0% e una conseguente stagnazione economica. La Banca Centrale Giapponese, per rilanciare l’economia ha iniettato valuta fresca nel sistema e ha abbassato, nel corso degli anni, il costo del denaro fino a portarlo quasi allo 0%, ma senza risultati degni di nota. Inoltre la crisi economica mondiale ha colpito duramente l’industria manifatturiera nipponica, specialmente il settore dell’auto. Negli ultimi anni, alla perenne crisi economica si è aggiunto un periodo di instabilità politica, di governi deboli e poco incisivi e di scandali che hanno coinvolto esponenti dei due principali partiti.
Il Terremoto del Sendai si è limitato a dare il colpo di grazia a un paese allo sbando.

Cosa accadrà ora?
Le conseguenze stiamo già iniziando a vederle, ma molto probabilmente inizieremo a subirle nei prossimi mesi e per molti anni a venire. Analizziamo punto per punto alcuni possibili scenari.

Il Giappone è uno dei paesi con il più alto debito pubblico (circa il 200% del PIL); la ricostruzione, i danni all’industria e le imprevedibili conseguenze della crisi nucleare di Fukushima, potrebbero mettere a repentaglio sia le quotazioni dello Yen, sia la stessa solvibilità dei titoli di stato giapponesi. L’indebolimento di una piazza finanziaria importante come Tokyo provocherebbe – e in parte sta già provocando – un effetto domino su tutte le altre borse mondiali con effetti solo ipotizzabili.

Il disastro di Fukushima sta obbligando il governo giapponese a un repentino ripensamento della politica energetica nazionale. In questi giorni molte centrali nucleari sono state spente o hanno lavorato a basso regime; le più vecchie e insicure rischiano la chiusura definitiva. Tutto questo, in una nazione che ha consumi elettrici elevatissimi e che ha investito tantissimo sull’energia nucleare, rischia di avere conseguenze disastrose. Rimpiazzare il nucleare richiederebbe investimenti enormi e tempi lunghissimi. Limitare la produzione di energia nucleare porterebbe enormi disagi per la popolazione ma soprattutto costringerebbe l’industria manifatturiera a ridurre la produzione. Questo porterebbe disoccupazione e un brusco aumento dei prezzi di prodotti tecnologici, automobili e di tutti i prodotti giapponesi d’esportazione.

Le future scelte del governo nipponico, il modo in cui affronterà questa emergenza nazionale e i progetti futuri riguardanti le politiche energetiche, la ricostruzione e il rilancio delle zone disastrate saranno fattori decisivi per l’intera economia globale.
Allo stato attuale la situazione non lascia ben sperare, troppe incognite rischiano di cambiare o addirittura sconvolgere la situazione, su tutti l’incubo nucleare di Fukushima.

Il Giappone, nel corso della sua storia, ha sempre affrontato momenti bui e crisi che sembravano senza sbocco.
Nel 1867 l’Imperatpre Meiji, per salvare il suo regno dalla colonizzazione occidentale, riuscì a modernizzarlo e a trasformarlo in una nazione moderna nel giro di pochi anni. Dopo la Seconda Guerra Mondiale e sempre in pochissimo tempo, l’Impero del Sol Levante, da nazione distrutta materialmente e moralmente, divenne la terza potenza industriale al mondo.

Possiamo sperare che il popolo giapponese ci stupisca ancora una volta e che da questa immane tragedia trovi nuovamente la forza  per rinascere dalle sue macerie.

Scritto per Camminando Scalzi.it http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/nubi-sul-sol-levante.html

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“Il Contratto”: Lavorare… in diretta

Dario | 2 marzo 2011

Nell’Italia dei talk show, dei reality show e dei talent show,  martedì 22 febbraio ha fatto irruzione una nuova tipologia di intrattenimento televisivo, il job show.

Stiamo parlando de “Il Contratto – gente di talento” il nuovo programma in prima serata di La 7.

Il format è in sé molto semplice, l’azienda X mette in palio un contratto a tempo indeterminato (sogno proibito dei giovani d’oggi), a contenderselo saranno tre candidati attentamente selezionati. Dopo una settimana di stage, uno dei tre verrà assunto dall’azienda X.

La pretesa del programma è di far entrare la dura realtà della ricerca di un’occupazione nelle case degli italiani, con la mediazione del tubo catodico ma non solo. “Il Contratto” vuole anche fornire uno spaccato sul mercato del lavoro, sulle sue dinamiche, sui principi che guidano il reclutamento da parte delle aziende. Grossi gruppi imprenditoriali come l’agenzia di recruitment Monster (ospite d’onore della prima puntata), Salmoiraghi & Viganò o la catena francese di negozi tecnologici Fnac, hanno garantito la loro partecipazione.

Ma nonostante le ottime premesse, uno spot rassicurante e annunci più o meno ambiziosi, la prima puntata non ha convinto.

In primo luogo il programma ricalca molti degli stilemi tipici del reality show, con “confessionale”, “nomination” e manifestazioni più o meno spiccate di egocentrismo da parte dei concorrenti – pardon, dei candidati -. Ma, trattandosi di un programma televisivo, creato per fare audience, un po’  ci può stare.
A essere debole, anzi debolissimo, è il lato “documentaristico”, che nelle intenzioni doveva essere la vera chicca, l’elemento di distinzione de “Il Contratto”. Per coloro che hanno vissuto e vivono giornalmente la realtà lavorativa italiana, il mondo apparso su La 7 sarà sicuramente sembrato un enorme e dolce confetto rosa, niente a che vedere con quello che succede tutti i giorni a partire già dall’ingresso dei candidati in azienda. Un colloquio farsa, quasi senza alcuna tensione, e test di valutazione del personale svolti con metodologie quali modellazione di plastilina o gioco di ruolo raramente trovano spazio nel mondo del lavoro italiano.

Ma il distacco totale dalla realtà arriva durante l’inserimento e la settimana di stage.

Il benvenuto del management ai nuovi arrivati, le attenzioni quasi affettuose da parte degli altri colleghi, l’ambiente di lavoro presentato quasi come idilliaco, popolato da persone compite che non alzano mai la voce e tanto altro, sono tutti elementi che segnano una distanza enorme tra il mondo reale e la pseudo realtà rappresentata all’interno del programma.

Altre note dolenti sono venute dai candidati scelti per l’ambito posto. Tre casi limite, tre personalità eccentriche (altro frammento di realtà venduto allo show business?), pescate chissà dove dal recruitment di Monster, che in questo caso non fa certo una bella figura. I tre aspiranti lavoratori a tempo indeterminato sono apparsi, loro malgrado, poco determinati, impreparati, pigri, incapaci di adattarsi alle situazioni e molto vogliosi di mettersi in mostra (vedesi i ragionamenti del candidato di 39 anni riguardanti il numero 8). Un po’ di realtà si inizia a intravedere quando la scena si sposta nello studio dove, attorno a una Sabrina Nobile un po’ impacciata, trova posto la solita pletora di ospiti ed esperti. Al di là dei discorsi scontati e ovvi (l’ossimoro “giovane con esperienza”) e di alcune fortunate invenzioni linguistiche (il termine adultescenti coniato per definire gli “adulti bambini” partecipanti allo show), qualche spunto reale e qualche analisi acuta sul mercato del lavoro italiano è, fortunatamente, venuta fuori, salvando in corner la parte informativa.

“Il Contratto – gente di talento” non riesce a dare, come nelle intenzioni, un quadro reale del mondo del lavoro, bensì una sua versione buonistica, ovattata, troppo sacrificata allo show e soprattutto volta a mettere in buona luce la “generosa” azienda che mette in palio il posto di lavoro. Al di là delle “performance” dei tre candidati, c’è solo da sperare che nelle prossime puntate la scelta del fortunato e futuro lavoratore ricada sul migliore e non sul meno peggiore.

Emerge così la problematica che fin dall’inizio ha gettato un’ombra pesante sullo show: il lavoro e la sua ricerca non possono essere il soggetto di un reality. Se l’intenzione era quella di realizzare un programma di pubblica utilità, bisogna lavorare molto, aumentando la parte informativa, migliorando decisamente i contenuti a scapito della spettacolarizzazione.

Restano ancora sette puntate, il tempo e il modo di migliorare c’è tutto, anche perché più in basso di così è difficile andare.

Scritto per Camminando Scalzi.it http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/il-contratto-lavorare-in-diretta.html

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