DarkShine

Cultura, Scrittura, Fumetti, Sigari, Passioni e Contraddizioni
  • rss
  • Blog
  • Chi Sono
  • Curriculum Vitae
  • Collaborazioni
  • Portfolio
  • Contattami
  • Disclaimer

La pioggia del Sud non fa rumore

Dario | 25 novembre 2011

“La pioggia del Sud non fa rumore”. È questa la frase che nei social network commenta le drammatiche immagini dell’alluvione che il 22 novembre ha colpito la costa tirrenica messinese. Il popolo della rete, quello delle zone colpite in primis, ma anche di varie parti di Italia, fin da subito si è mosso per far sapere al resto della nazione cosa stava accadendo a Barcellona Pozzo di Gotto, a Milazzo, a Saponara e così via.

Tutto questo, semplicemente perché nessuno ne parlava.

Le forti piogge che son cadute nel messinese hanno fatto esondare tutti i torrenti della costa tirrenica. La situazione più grave si è verificata a Barcellona Pozzo di Gotto, dove l’esondazione del Logano – il corso d’acqua che taglia in due la cittadina – ha letteralmente invaso la città di fango e detriti, distruggendo strade e isolando intere zone. Ma come capita spesso in questi casi il fango ha anche ucciso. A Saponara, un piccolo comune dell’entroterra, una frana ha travolto il villaggio di Scarcelli, uccidendo tre persone. Sebbene le esondazioni siano avvenute in mattinata, fino a ora pranzo, sui principali quotidiani on line e nei telegiornali Barcellona veniva a malapena citata per un’allerta meteo molto vaga e per il rinvio, a causa del maltetmpo, della presentazione di un libro dell’Onorevole Domenico Nania che si doveva tenere proprio nella sua città natale.

Ma già dalle 10 del mattino erano apparsi i primi video su Youreporter.it, che non lasciavano presagire nulla di buono. La situazione degenera rapidamente e solo nel pomeriggio, tra le 16 e le 17, iniziano a far capolino le prime notizie e le foto del ponte crollato in contrada Spinesante, diventato simbolo involontario di questa grottesca tragedia. Quando i giornali battono la notizia la tragedia è già avvenuta, la pioggia si è calmata, i torrenti sono straripati e Barcellona è sommersa dal fango. Si accenna qualcosa di danni nel catanzarese e di un deragliamento, ma anche in questo caso si tratta di notizie date di fretta e senza approfondimento, anche se il fatto è avvenuto da molte ore.

Quasi tutti i tg della sera passano la notizia e mostrano, quasi si trattasse di un feticcio, le immagini del ponte di Spinesante. Ancora non si hanno notizie di morti, ma solo di qualche disperso e la cosa viene liquidata con rapidità. Nella notte si scoprono i primi morti, tra i quali un bambino di dieci anni.

A distanza di ventiquattro ore, l’Italia si risveglia e scopre che in Sicilia è accaduto qualcosa di serio e che forse vale la pena occuparsene. Inevitabile fare paragoni con le recenti tragedie che hanno colpito Genova, le Cinque Terre e la Lunigiana o con la spaventosa alluvione che due anni fa colpì Giampilieri e Scaletta Zancela, sulla costa Jonica del messinese, e che di morti ne fece trentasette. La vicenda di Genova ha avuto fin da subito risalto nazionale, con dovizia di foto e lunghi servizi televisivi. Il governo aumentò le accise sul carburante e stanziò un fondo di trecento milioni di euro per tamponare l’emergenza. Su tutti i telegiornali partì la gara di solidarietà per donare qualche euro in favore delle popolazioni alluvionate.

Di Barcellona, di Milazzo, di Saponara e di tutti gli altri comuni della costa tirrenica, a malapena si parla. Nessuna gara di solidarietà, inaccettabili black out informativi, aiuti che stentano ad arrivare e le solite faziose polemiche sull’abusivismo e le speculazioni edilizie, che riemergono sempre quando una tragedia di questo tipo colpisce qualche città del sud. Forse qualcuno dovrebbe spiegare il perché di questa disparità di trattamento… Ma forse non si può. Non si può ammettere pubblicamente che un morto del sud, in termini di importanza e solidarietà umana, conta meno di uno del nord.

Questo è il Paese dove viviamo, una Paese sulla carta unito ma in realtà diviso, un paese dove i cittadini non hanno pari diritti e pari dignità, dove una parte è più importante dell’altra.

Ma il fango è sempre fango e non fa distinzioni, soprattutto quando distrugge e si porta via vite umane.

Scritto per Camminando Scalzi.it  http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/la-pioggia-del-sud-non-fa-rumore.html

Comments
Nessun Commento »
Categorie
Camminando Scalzi.it, Notizie e politica, Parole in libertà, Riflessioni e Pensieri
Tags
Alluvione, BARCELLONA POZZO DI GOTTO, ESONDAZIONE, FANGO, GENOVA, MALTEMPO, Messina, MILAZZO, SAPONARA, SPINESANTE
Commenti RSS Commenti RSS
Trackback Trackback

Archeologia Industriale – Lo Scalo Piccola Velocità di via Santa Cecilia

Dario | 18 agosto 2011

Vi era un tempo una Messina molto diversa da quella odierna. Si trattava di una città produttiva, attiva nei commerci, nell’industria, un polo culturale di assoluta rilevanza nazionale e persino internazionale.

Di questa splendida eredità, oggi, ne rimangono solo poche vestigia, spesso abbandonate e sconosciute. La città odierna si è sviluppata in tutt’altra direzione, imboccando la discutibile la strada del terziario legato al pubblico impiego. Si è trattato di una scelta, sicuramente improduttiva, ma soprattutto “facile” per risolvere il problema della disoccupazione e per garantire la pace sociale. Una scelta ha avuto l’effetto distorsivo di spazzare via lo spirito imprenditoriale messinese, legando sempre di più le poche imprese sul territorio a interessi politici o alla presenza di uffici e strutture pubbliche.

La lenta e progressiva erosione dei posti di lavoro nella pubblica amministrazione e l’assenza di una vero e proprio ceto imprenditoriale capace di investire i propri capitali in aziende produttive e professionalità è senza dubbio la causa principale del desolante declino della città di Messina.

Questo piccolo spazio vuole, a modo suo e con testimonianze fotografiche, raccontare la storia di una Messina attiva e produttiva, attraverso, ahimè, i suoi resti, la sua archeologia industriale e non.

Iniziamo con un piccolo e breve esempio.

 

Scalo Merci Piccola Velocità di Messina

Lo Scalo Piccola Velocità di Via Santa Cecilia

Come in quasi tutte le città medio-grandi, anche Messina era dotata di uno scalo Merci ferroviario differenziato. Le vecchie Ferrovie dello Stato distinguevano tre categorie di servizio merci:

  • GV: Grande Velocità: Era un servizio di trasporto per merci urgenti, spesso utilizzato per il trasporto di bagagli o plichi postali prioritari. I servizi GV sono stati dismessi agli inizi degli anni 90 soppiantati dal trasporto gommato e dai corrieri aerei.

 

  • VO: Velocità Ordinaria: E’ l’attuale servizio merci ancora in esercizio che prevede l’invio di convogli eterogenei tra due o più scali merci abilitati.

 

  • PV: Piccola Velocità: Era un servizio merci capillare, per piccolo collettame e per spedizioni in ambito locale\regionale. Veniva effettuato con appositi treni chiamati Raccoglitori che, in orari notturni, fermavano in tutte le stazioni dotate di tronchino merci per caricare e scaricare. Tra la fine degli anni 80 e l’inizio degli anni 90, la politica di tagli voluta dalle FS per risanare le casse dell’ente portò alla soppressione di moltissimi scali merci e di conseguenza dei treni raccoglitori. Attualmente Trenitalia Cargo, società del gruppo Trenitalia addetta al trasporto merci, non effettua servizio Piccola Velocità nè utilizza treni raccoglitori.

Messina, fino agli anni 90 era dotata di uno scalo merci adibito alla Velocità Ordinaria dotato di nove binari e una gru a portale per il carico\scarico dei container, di uno scalo merci Piccola Velocità dotato di tre binari con relativi piani caricatori e un grande scalo di smistamento con oltre venti binari, situato a sud nei pressi di Contesse.

Vecchi giunti arrugginiti

Tutta l’infrastruttura era concepita per raccogliere e gestire il traffico merci proveniente dalle due direttrici Messina – Palermo e Messina – Catania e instradarlo verso il continente attraverso le navi traghetto.

La prima infrastruttura ad essere dismessa, negli anni novanta, fu proprio lo Scalo Piccola Velocità i cui depositi, un tempo affollati di spedizionieri furono gradualmente abbandonati e i binari utilizzati per accantonare vagoni merci e altro materiale rotabile.

Con il nuovo millennio, la mannaia dei tagli si abbattè sullo scalo di smistamento di Contesse, già ridimensionato negli anni 80 e all’epoca utilizzato quasi esclusivamente come deposito carri.

Attualmente resiste, ma molto ridimensionato e in cattive condizioni, lo scalo merci a Velocità Ordinaria, scarsamente frequentato e probabilmente prossimo alla dismissione.

Lo scalo Piccola Velocità viene ancora oggi utilizzato come deposito logistico da alcuni piccoli corrieri che operano su Messina e Provincia e solo su gommato.

Un triste destino per un’infrastruttura che fino a qualche decennio fa caricava e spediva sul continente le eccellenze locali, come vini, essenze agrumarie, agrumi e che oggi, per il collassare dell’economia cittadina e per discutibili politche gestionali di Trenitalia, si trova quasi in stato di abbandono.

 

Comments
Nessun Commento »
Categorie
Archeologia Industriale, Parole in libertà
Tags
deposito, ferrovie, ferrovie dello stato, merci, piccola velocità, raccoglitore, scalo, treni
Commenti RSS Commenti RSS
Trackback Trackback

Thor – Recensione

Dario | 29 aprile 2011

Una delle tante scene del film...

Nutrivo molte aspettative per questo adattamento di Thor. Non si tratta di un personaggio che abbia mai particolarmente amato, però, da appassionato di fumetti ero curioso di vedere questo ennesimo passaggio da un medium ad un altro di un personaggio in fondo popolare, oltre che particolare.

Purtroppo, e lo anticipo già da ora, sono rimasto molto deluso. Ma veniamo alla trama in breve.

Thor è un Dio gnokko. Figlio di Odino, il re degli dei, trascorre la sua infanzia nella città delle bambole di Asgard, in costante tensione testosteronica, un misto tra Attila e una versione stupida di Massimo Decimo Meridio.

Insieme a lui, cresce il fratellino magro e gracilino, Loki, che ha tutt’altro carattere e, apparentemente, molta meno ambizione. Quando il piccolo Truzzo Thor diventa grande  il paparino Odino decide di regalargli un giocattolo Mjollnir, un martello, dal manico molto piccolo, che conferisce enormi poteri a chi lo brandisce, oltre a nominarlo suo erede al trono di Asgard.

Ma il giorno dell’incoronazione, guarda caso, tre inutili cattivi tentano di rubare un’importante reliquia dalla città degli dei e la cerimonia viene rimandata. Thor, ovviamente, non la prende bene e così, con il fratellino e i suoi tre anonimi amici guerrieroni, decide di sterminare il popolo degli Jotunn, colpevole di aver interrotto la sua incoronazione.

Una volta giunti sul pianeta e aver sterminato tre armate di “temibilissimi” giganti di ghiaccio, il re ghiacciolo fa una dichiarazione sconvolgente: Ad Asgard c’è un traditore.

Grazie ad un “sapiente” giro di inquadrature, dopo solo 10 minuti dall’inizio del film, sappiamo già chi è il cattivone di turno (Un applauso a Kenneth Branagh).  Per placare lo “spiritu incontenibile” del figlio, Odino incazzato nero, spedisce Thor e il suo martello su Midgard, che è il nome in asgardiano figo del pianeta terra. E qui inizia il film vero e proprio con le “avventure” emozionanti e coinvolgenti del pirlotto gnokko con il padre divino.

Un Thor un pò più serio

Questa è grosso modo la trama senza spoiler, che, come da tradizione, termina con il classico finale eroico\buonista\pseudoromantico-che-piace-tanto-alle-ragazzine.

Veniamo ora ad un’argomentazione seria.

Il film mescola, molto poco sapientemente, due archi narrativi “storici” del Tonante, cioè “Le Origini di Thor” e la

saga di “****** e i Giganti di ghiaccio”. (Gli asterischi sono stati messi per evitare spoiler).

Questa scelta è, a mio modesto parere, la causa della debolezza del film. La storia è un continuo accavallamento caotico di situazioni e personaggi che dall’inizio alla fine compaiono e riappaiono senza lasciare traccia. Nessun protagonista, con l’ovvia eccezione del “super protagonista bellissimo” e di Loki , viene delineato.

Accanto a Thor vi sono solo delle vuote figure di cartone inserite per riempire una trama, sulla carta bella, ma troppo compressa e troppo giocata sullo gnokko, sulla sua assurda, surreale e improbabile storia d’amore con la gnokka protagonista e sui due combattimenti degni di nota, all’inzio e alla fine del film.

E sono le coreografie delle scene di lotta una delle parti più belle dell’intera pellicola, maestose, spettacolari, con la giusta dose di improbabili castronerie e, fortunatamente, non troppo lunghe.

Oltre a questo, degni di nota sono gli esilaranti stacchetti comici che, fortunatamente, interrompono la noia mortale di un film esattamente uguale a tanti altri. Non ci sono emozioni, non ci sono palpitazioni nè colpi di scena, il tutto è prevedibile e scontato.

Cerchiamo ora di riassumere in breve i punti di forza e debolezza.

Debolezze:

  • Trama scontata, mal scritta e troppo compressa.
  • Personaggi inesistenti, privi di carisma e spesso usati come riempitivo.
  • Si capisce subito chi è il cattivo.
  • Lo S.H.I.E.L.D. viene trattato quasi come una versione ritardata della CIA
  • I riferimenti e i collegamenti agli personaggi Marvel sono piuttosto forzati (“ah sai conosco uno scienziato che ha fatto cose meravigliose con i raggi gamma”)
  • Antony Hopkins decisamente sprecato per le poche scene dedicate al suo personaggio.
  • La immane cavolata sui natali di Loki

Punti di Forza:

  • Discretamente delineato il carattere di Loki, sempre in bilico tra bene e male, mai del tutto buono, ma nennemo del tutto cattivo.
  • I combattimenti, belli e spettacolari.
  • Il persoaggio di Darcy, se non ci fosse stata lei il film avrebbe avuto solo due cose positive.
Comments
Nessun Commento »
Categorie
Parole in libertà, Recensioni
Tags
asgard, cattivo, film, gnokka, gnokko, loki, marvel, midgard, mjiollnir, odino, pellicola, Thor
Commenti RSS Commenti RSS
Trackback Trackback

“Il Contratto”: Lavorare… in diretta

Dario | 2 marzo 2011

Nell’Italia dei talk show, dei reality show e dei talent show,  martedì 22 febbraio ha fatto irruzione una nuova tipologia di intrattenimento televisivo, il job show.

Stiamo parlando de “Il Contratto – gente di talento” il nuovo programma in prima serata di La 7.

Il format è in sé molto semplice, l’azienda X mette in palio un contratto a tempo indeterminato (sogno proibito dei giovani d’oggi), a contenderselo saranno tre candidati attentamente selezionati. Dopo una settimana di stage, uno dei tre verrà assunto dall’azienda X.

La pretesa del programma è di far entrare la dura realtà della ricerca di un’occupazione nelle case degli italiani, con la mediazione del tubo catodico ma non solo. “Il Contratto” vuole anche fornire uno spaccato sul mercato del lavoro, sulle sue dinamiche, sui principi che guidano il reclutamento da parte delle aziende. Grossi gruppi imprenditoriali come l’agenzia di recruitment Monster (ospite d’onore della prima puntata), Salmoiraghi & Viganò o la catena francese di negozi tecnologici Fnac, hanno garantito la loro partecipazione.

Ma nonostante le ottime premesse, uno spot rassicurante e annunci più o meno ambiziosi, la prima puntata non ha convinto.

In primo luogo il programma ricalca molti degli stilemi tipici del reality show, con “confessionale”, “nomination” e manifestazioni più o meno spiccate di egocentrismo da parte dei concorrenti – pardon, dei candidati -. Ma, trattandosi di un programma televisivo, creato per fare audience, un po’  ci può stare.
A essere debole, anzi debolissimo, è il lato “documentaristico”, che nelle intenzioni doveva essere la vera chicca, l’elemento di distinzione de “Il Contratto”. Per coloro che hanno vissuto e vivono giornalmente la realtà lavorativa italiana, il mondo apparso su La 7 sarà sicuramente sembrato un enorme e dolce confetto rosa, niente a che vedere con quello che succede tutti i giorni a partire già dall’ingresso dei candidati in azienda. Un colloquio farsa, quasi senza alcuna tensione, e test di valutazione del personale svolti con metodologie quali modellazione di plastilina o gioco di ruolo raramente trovano spazio nel mondo del lavoro italiano.

Ma il distacco totale dalla realtà arriva durante l’inserimento e la settimana di stage.

Il benvenuto del management ai nuovi arrivati, le attenzioni quasi affettuose da parte degli altri colleghi, l’ambiente di lavoro presentato quasi come idilliaco, popolato da persone compite che non alzano mai la voce e tanto altro, sono tutti elementi che segnano una distanza enorme tra il mondo reale e la pseudo realtà rappresentata all’interno del programma.

Altre note dolenti sono venute dai candidati scelti per l’ambito posto. Tre casi limite, tre personalità eccentriche (altro frammento di realtà venduto allo show business?), pescate chissà dove dal recruitment di Monster, che in questo caso non fa certo una bella figura. I tre aspiranti lavoratori a tempo indeterminato sono apparsi, loro malgrado, poco determinati, impreparati, pigri, incapaci di adattarsi alle situazioni e molto vogliosi di mettersi in mostra (vedesi i ragionamenti del candidato di 39 anni riguardanti il numero 8). Un po’ di realtà si inizia a intravedere quando la scena si sposta nello studio dove, attorno a una Sabrina Nobile un po’ impacciata, trova posto la solita pletora di ospiti ed esperti. Al di là dei discorsi scontati e ovvi (l’ossimoro “giovane con esperienza”) e di alcune fortunate invenzioni linguistiche (il termine adultescenti coniato per definire gli “adulti bambini” partecipanti allo show), qualche spunto reale e qualche analisi acuta sul mercato del lavoro italiano è, fortunatamente, venuta fuori, salvando in corner la parte informativa.

“Il Contratto – gente di talento” non riesce a dare, come nelle intenzioni, un quadro reale del mondo del lavoro, bensì una sua versione buonistica, ovattata, troppo sacrificata allo show e soprattutto volta a mettere in buona luce la “generosa” azienda che mette in palio il posto di lavoro. Al di là delle “performance” dei tre candidati, c’è solo da sperare che nelle prossime puntate la scelta del fortunato e futuro lavoratore ricada sul migliore e non sul meno peggiore.

Emerge così la problematica che fin dall’inizio ha gettato un’ombra pesante sullo show: il lavoro e la sua ricerca non possono essere il soggetto di un reality. Se l’intenzione era quella di realizzare un programma di pubblica utilità, bisogna lavorare molto, aumentando la parte informativa, migliorando decisamente i contenuti a scapito della spettacolarizzazione.

Restano ancora sette puntate, il tempo e il modo di migliorare c’è tutto, anche perché più in basso di così è difficile andare.

Scritto per Camminando Scalzi.it http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/il-contratto-lavorare-in-diretta.html

Comments
Nessun Commento »
Categorie
Camminando Scalzi.it, Parole in libertà, Riflessioni e Pensieri
Tags
colloquio, curriculum, fnac, il contratto, LA7, lavorare in diretta, Lavoro, monster, programma, reality show, stage, tirocinio
Commenti RSS Commenti RSS
Trackback Trackback

Favoletta – Il Re dell’Alto Castello

Dario | 28 gennaio 2011

C’era una volta un Re nel suo Alto Castello.

Quando il vecchio sovrano e la sua corte furono decimati da un’epidemia, il popolo del Regno, riunito nelle piazze e in preda al panico e all’anarchia, proclamò Lui come Re.

Prima di salire al trono era un semplice feudatario, servitore umile e fedele della Corona. Il suo feudo era ricco e magnifico, le città pervase dal lusso e dal benessere, i campi rigogliosi.

I sudditi speravano che presto tutto il Regno sarebbe diventato prospero come il feudo del Re.

Le cose sembravano destinate ad andare per il meglio. I raccolti erano floridi, le città iniziarono ad ingrandirsi e nuovi edifici ne ridisegnavano le geometrie. In tutte le contrade, architetti, operai e scalpellini progettavano e mettevano in opera nuove strade e nuovi ponti.

I sudditi erano felici e danzavano per le strade, cantori e musici di tutto il Regno componevano e cantavano inni in onore del Re e della sua guida illuminata. Mai vi fu sovrano più amato dai suoi sudditi.

Ma un giorno, qualcuno iniziò a nutrire qualche sospetto su come il Re potesse costruire tante opere. Qualcuno scese in piazza ad urlare i suoi dubbi ma venne rapidamente passato per le armi dai cavalieri del Re. Qualche altro iniziò a scrivere libelli e manifesti, ma venne rapidamente censurato.

Non era consentito parlare del Tesoro Reale e della fortuna del Sovrano. Quest’ultimo, ben conscio dei problemi creati dalla repressione, iniziò a raccogliere presso la propria Corte, cantori, giullari, comici, masnadieri, gente di ogni risma ed estrazione che senza la protezione regia si sarebbe ridotta a mendicare.

Con questa compagnia, il Re iniziò a girare per le città del Regno, dispensando sorrisi, ottimismo, fiducia e risate. Ogni città accoglieva il corteo reale con grandi e sontuose celebrazioni e in cambio il Sovrano inaugurava o poneva prime pietre di importanti opere di pubblica utilità.

Il Re fece addirittura affiggere in ogni città un proclama dove annunciava un taglio delle tasse imminente, incurante del vuoto desolante del tesoro.

Fu l’apoteosi, ma durò poco.

A seguito di un’estate avida di pioggia, il Regno venne colpito da una carestia. Non fu particolarmente grave e non uccise nessuno, si trattò di un raccolto un po’ più scarso del previsto. Quasi nello stesso istante, i due regni vicini, iniziarono a farsi la guerra, forse per sfoltire le troppe bocche da sfamare.

Il Re, impreparato a questa evenienza e circondati solo da adulatori, ruffiani, ministri e intendenti incapaci iniziò a preoccuparsi. Sulle sue spalle gravava l’intero peso del Regno, un fardello che riusciva a malapena a condividere con il Maestro del Conio, l’unico uomo della Corte in grado di pensare in maniera razionale. Con il passare degli anni, sempre più adulatori erano entrati in svariati modi nelle grazie del Re. Un campionario umano desolante e assolutamente parassitario che mangiava alla mensa del sovrano senza dare nulla in cambio.

Per le strade, il malumore iniziò a serpeggiare sempre più vivo che mai.

Fu allora che il Re iniziò a pensare alle contromisure. Convocò a Corte i migliori scrivani del Regno e li ricoprì d’oro affinché iniziassero a scrivere proclami e discorsi grondanti di ottimismo e speranza da affiggere in tutte le città. Ma la parola scritta non bastava.

Subito dopo convocò i commediografi più alla moda e promise loro denaro sonante per i loro spettacoli. In cambio essi avrebbero dovuto scrivere e rappresentare commedie ottimistiche, ritratti ideali di famiglie felici e visioni comiche della realtà.

Infine convocò i più famosi trovatori e cantori per chiedere loro di comporre inni e canzoni inneggianti l’allegria, la vita e l’ottimismo.

Il piano funzionò.

Le proteste e il dissenso si spensero come fuochi poco alimentati, i sudditi vennero anestetizzati da un’overdose di risate. Tutto questo mentre la situazione del Regno, lentamente degenerava. Il prezzo del pane saliva tutti i mesi per la scarsità di farina, ma la gente continuava a ridere. Le botteghe artigiane chiudevano per mancanza di lavoro, ma la gente continuava ridere. Topi, sporcizia, vagabondi e criminali regnavano nelle strade, ma la gente continuava a ridere.

E quando qualche povero sventurato si azzardava a protestare innanzi all’Alto Castello del Re per ricordare al sovrano i problemi del Regno, la guardia reale sguinzagliava i feroci cani che a centinaia popolavano la corte. I malcapitati spesso e volentieri morivano sbranati.

Così passarono le stagioni e gli anni di un popolo sempre più plagiato da risa compulsive e dolci parole cariche di fiele e speranza.

Il Sovrano stesso iniziò a vivere nell’aura giocosa e irreale da lui stesso creata. Iniziò ad ignorare i sudditi e le loro sempre più flebili lamentazioni e si arroccò nel suo alto castello, dilapidando la sua fortuna in feste, orge e favori al folto esercito di ruffiani e corifei che vegetavano stabilmente a Corte.

Ma un giorno, i denari del Re finirono. Immediatamente la Corte iniziò a spopolarsi. I primi ad andare via furono proprio i parassiti che per anni avevano mangiato minestra calda baciando i piedi al sovrano. Costoro iniziarono a preparare la caduta del Re vendendosi al migliore offerente e spartendosi le restanti briciole del Regno. Improvvisamente nelle città cessarono canti e urla di gioia. I manifesti carichi di belle parole e promesse vennero strappati o coperti di letame. I sudditi si risvegliarono bruscamente in un incubo grigio.

Dapprima ci furono i mugugni, poi qualche coraggioso iniziò a protestare davanti al Castello, subito messo in fuga dai cani del Re. Ma la folla, infuocata proprio dagli ex corifei del sovrano, iniziò sempre più numerosa a protestare contro la Corona, il suo immobilismo e la sua incapacità di amministrare il Regno.

Quando la folla divenne incontenibile, la guardia reale aprì i cancelli e fece entrare il popolo inferocito nel cancello. Ma l’ira non riuscì a sfogarsi contro nessuno.

Il Re era già fuggito, con il suo carro, i suoi buoi e la sua numerosa muta di cani sbavanti, come un vecchio vagabondo.

Forse è un pò lunga per essere una favoletta e per fortuna si tratta solo di una favola, una storia inventata che NON HA ALCUN RAPPORTO con il mondo reale, quindi qualunque riferimento a cosa, persone, animali o eventi E’ PURAMENTE VOLUTO.

P.S. Chiedo scusa a Philip Dick.

Comments
1 Commento »
Categorie
Parole in libertà, Riflessioni e Pensieri
Tags
Castello, Favola, popolo, Re, sovrano, sudditi, tesoro
Commenti RSS Commenti RSS
Trackback Trackback

« Previous Entries

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

Siti Amici

  • Camminando Scalzi.it
  • Drowning into Chocolate
  • Edizioni Smasher
  • Evviva la vita!!!
  • F’s Kitchen – A blog dedicated to Daredevil, The Man Without Fear
  • Giulio Ganci Personal Site
  • I Palati Elisi
  • Il Mondo di Soraya
  • La vita è un sogno
  • Llizzah’s space
  • Nuovo Giangurgolo
  • O Paraiso do Mundo
  • On an Island
  • Pagine Grigie
  • Patanjalifreethinker’s Weblog
  • Roberto’s Blog – La vita va vissuta fino in fondo
  • Room 112
  • Sicilia Planet
  • SNI – Spazio Notizie Inutili
  • Wiki Serial – Il portale delle serie TV…dove contribuisci anche tu

Categorie

  • "Lo Scherzo Infinito"
  • Archeologia Industriale
  • Camminando Scalzi.it
  • Cronache Torinesi
  • Geoglobo
  • Le Campane dell'Inferno
  • Musica
  • Notizie e politica
  • Parole in libertà
  • Poesia
  • Poldo for President
  • Racconti
  • Recensioni
  • Riflessioni e Pensieri
  • Senza categoria
  • Storie Italiane

Commenti recenti

  • Cristi su Favoletta – Il Re dell’Alto Castello
  • Gabriella La Nunziata su La Grande Sconfitta
  • Luca su La Grande Sconfitta
  • Luigi su “Lo Scherzo Infinito” 4° puntata
  • Gabriella La Nunziata su E’ un brutto giorno per la democrazia

Articoli recenti

  • La pioggia del Sud non fa rumore
  • Le grandi sfide di Mario Monti
  • Italia di serie A e di serie B…anche nelle disgrazie
  • Benvenuti al Sud
  • Intercettazioni: Il Governo ci riprova, Wikipedia protesta

Meta

  • Collegati
  • Voce RSS
  • RSS dei commenti
  • WordPress.org
rss Commenti RSS valid xhtml 1.1 design by jide powered by Wordpress get firefox