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A.A.A. Creatività Cercasi

Dario | 7 gennaio 2011

Sono un discreto e critico spettatore di serie tv. Le trovo, quelle che meritano, prodotti culturali affascinanti oltre ad essere, sempre in alcuni casi, pura manifestazione creativa. Ma quando leggo certe cose mi viene la depressione.

Vengo e mi spiego.

Il network americano “The CW” che produce, tra le altre cose, svariate serie tv quali Supernatural (dark e ironica al punto giusto con una buona dose di inventiva) e The Vampire Diaries (che definire una schifezza è far torto alle schifezze) ha commissionato nuovi soggetti per nuove serie tv. Per la stagione televisiva 2011, infatti, tre serial al momento trasmessi dalla tv via cavo statunitensem, verranno cancellati di conseguenza c’è bisogno di carne fresca da piazzare sul barbecue televisivo. Degli 8 pilot ordinati sono già emerse le prime, avvilenti, informazioni. Iniziamo con ordine:

  • I diari delle streghe della nuova Stephenie Meyer, ovvero Lisa J. Smith. Costei, dopo aver scritto caterve dei romanzi su vampiri, streghe e banali mostruosità negli anni 90 ha ricominciato a produrre(non scrivere, c’è differenza) libri attorno al 2007 quando il triste fenomeno Twilight iniziava ad esplodere. Che coincidenza! In ogni caso, con questa iniziativa, CW scommette su un cavallo per ora (purtroppo) vincente. Cambia il soggetto, ma probabilmente la solfa, banale e scontata, sarà sempre quella.
  • Hawkshaw ovvero Sherlock Holmes in salsa teen. Il povero investigatore privato inglese, noto cocainomane e tabagista (ma oggi non si può dire perchè non è “politically correct”), viene nuovamente riesumato e si reincarnerà in un ragazz0 di 20 anni (sperando che non segue le orme dell’illustre antenato). Che Emozione!
  • Chloe ovvero la solita, melensa, trita e ritrita storia di redenzione americana. Chloe è la classica ragazza difficile, che vive da parassita truffando gli onesti americani che, in tempi di crisi globale, cercando di sopravvivere. Brutta, cattiva Chloe, non si fanno queste cose!! La fanciulla, in quanto nemica della collettività, farà una brutta fine, ma dato che gli yankee sono tutti buoni e bravi tornerà sulla terra come “agente del divino sotto copertura”. Mistico non c’è che dire!
  • Raven ovvero anche i fumetti sconosciuti meritano notorietà. Raven è un personaggio creato da Marv Wolfman (il creatore di Blade per intenderci) ed è una mezza demone dalla psiclogia molto complessa. In occasione dei suoi trent’anni, qualcuno ha deciso di riesumarla e di trasformarla in una serie tv. Innovativo!

Al di là del facile sarcasmo, quello che resta, dando un’occhiata a questi progetti e ad alcune serie tv in onda per ora, è il nulla, il vuoto cosmico.

Nessuna idea nuova o innovativa, nessuno capace di osare o di cambiare le regole del gioco, solo piattume creativo asservito alle logiche di mercato. Poi, i padroni di network si domandando sgomenti perchè le serie tv non hanno audience. Forse perchè la minestra scaldata dopo un pò nausea anche gli stomaci più forti?

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Pensiero di fine anno

Dario | 31 dicembre 2010

Anche il 2010 è giunto al termine. Un anno che, per quanto mi riguarda, ha letteralmente stravolto la mia vita. Non voglio allinearmi con la comune usanza di fare un bilancio di fine anno. Chi mi conosce sa bene cosa è successo e conosce bene la mia situazione, quindi ripeterla sarebbe abbastanza noioso.

Nonostante tutto, però, mi voglio avviare verso il 2011 fiducioso e positivo. Un approccio che spero porti i suoi frutti e che mi possa ridonare la serenità mentale persa per strada. Per questo motivo, invece dei consueti auguri di buon anno, con immagine inclusa, questo capodanno voglio allegare ai miei auspici una cosa un pò meno banale e scontata.

Nel 2000, una poetessa brasiliana, Martha Medeiros, ha pubblicato una splendida poesia che riesce a riassumere in poche righe i valori che dovrebbero guidare un uomo ad una vita autentica o quanto meno vissuta intensamente. Il mio unico proposito, per il 2011 è uniformare la mia condotta di vita a questi versi e augurarmi che ciascuno di voi trovi in queste righe ispirazione, conforto o anche solo un augurio piacevole.

Sono versi che probabilmente conoscete tutti, anche se probabilmente li attribuite a Pablo Neruda.

La poesia è:

A MORTE DEVAGAR

Morre lentamente quem não troca de idéias, não troca de discurso, evita as próprias contradições.
Morre lentamente quem vira escravo do hábito, repetindo todos os dias o mesmo trajeto e as mesmas compras no supermercado. Quem não troca de marca, não arrisca vestir uma cor nova, não dá papo para quem não conhece.
Morre lentamente quem faz da televisão o seu guru e seu parceiro diário. Muitos não podem comprar um livro ou uma entrada de cinema, mas muitos podem, e ainda assim alienam-se diante de um tubo de imagens que traz informação e entretenimento, mas que não deveria, mesmo com apenas 14 polegadas, ocupar tanto espaço em uma vida.
Morre lentamente quem evita uma paixão, quem prefere o preto no branco e os pingos nos is a um turbilhão de emoções indomáveis, justamente as que resgatam brilho nos olhos, sorrisos e soluços, coração aos tropeços, sentimentos.
Morre lentamente quem não vira a mesa quando está infeliz no trabalho, quem não arrisca o certo pelo incerto atrás de um sonho, quem não se permite, uma vez na vida, fugir dos conselhos sensatos.
Morre lentamente quem não viaja, quem não lê, quem não ouve música, quem não acha graça de si mesmo.
Morre lentamente quem destrói seu amor-próprio. Pode ser depressão, que é doença séria e requer ajuda profissional. Então fenece a cada dia quem não se deixa ajudar.
Morre lentamente quem não trabalha e quem não estuda, e na maioria das vezes isso não é opção e, sim, destino: então um governo omisso pode matar lentamente uma boa parcela da população.
Morre lentamente quem passa os dias queixando-se da má sorte ou da chuva incessante, desistindo de um projeto antes de iniciá-lo, não perguntando sobre um assunto que desconhece e não respondendo quando lhe indagam o que sabe. Morre muita gente lentamente, e esta é a morte mais ingrata e traiçoeira, pois quando ela se aproxima de verdade, aí já estamos muito destreinados para percorrer o pouco tempo restante. Que amanhã, portanto, demore muito para ser o nosso dia. Já que não podemos evitar um final repentino, que ao menos evitemos a morte em suaves prestações, lembrando sempre que estar vivo exige um esforço bem maior do que simplesmente respirar.

Meglio conosciuta come:

LENTAMENTE MUORE

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e non cambia
colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce
il nero su bianco e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore
e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza
per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono
qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre
che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.
BUON 2011 A TUTTI VOI
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La Grande Sconfitta

Dario | 15 dicembre 2010

L’unica certezza è che ieri ad aver perso è stata l’Italia. Il discutibile atteggiamento di alcuni deputati, colti da divina ispirazione, è il simbolo di un paese che ormai ha perso moralità e dignità. Un paese che paradossalmente si rispecchia nelle dinamiche dei due rami del Parlamento, un paese dominato dalla paralisi. Un paese molto somigliante a Oblomov, il personaggio di Goncarov, segnato da un’inerzia fisica e spirituale che lo condanna all’inazione e alla rinuncia verso ogni forma di lotta.

In queste ore, i caporali di tutti i partiti esultano, anche se c’è ben poco da esultare. Lo fanno per obbedienza, per rassicurare gli elettori meno smaliziati, per coprire la realtà delle cose con un soffice velo di Maya.

A Destra esultano per il pericolo scampato e ora, forti della vittoria di Pirro, offrono accoglienza e poltrone ad altri voltagabbana eletti per stare l’opposizione.

Fini sostiene di aver perso sul piano dell’aritmetica ma di aver vinto sul piano politico.

Il PD sostiene che, alla resa dei conti, ha riportato una vittoria sfolgorante riuscendo ad allargare l’opposizione a 311 membri.

La Lega Nord oscilla tra la pregiudiziale verso l’UDC di ieri mattina e l’apertura all’UDC di ieri pomeriggio. Miracoli della politica!

Ribadisco, ieri ad aver perso è l’Italia tutta.

Come si può definire stabile un governo con una maggioranza di tre deputati, per giunta inaffidabili, alla Camera? Come può un governo di tal guisa governare? Un governo che alla prima epidemia di influenza rischia di essere messo in minoranza.

Da quasi vent’anni il nostro paese è bloccato.

La Seconda Repubblica e il vento del cambiamento che doveva portare sono stati uno dei peggiori fiaschi della storia repubblicana. Defunto il grande centro democristiano, né la destra né la sinistra sono stati in grado di governare realmente l’Italia preferendo sempre il palliativo alla cura.

Si, è verissimo abbiamo avuto governi stabili e duraturi ma non abbiamo avuto riforme concrete, non abbiamo avuto impulsi modernizzatori, non abbiamo avuto un vero risanamento.

L’Italia uscita ieri mattina da Montecitorio assomiglia drammaticamente a quella che vent’anni fa poneva la pietra tombale sopra la Prima Repubblica. Un’Italia in crisi economica e politica, un’Italia in cerca di risposte e di stimoli nuovi, un’Italia che vuole rinnovarsi ma che non riesce a farlo.

La differenza sostanziale, rispetto a vent’anni fa, è la classe politica.

All’epoca il Parlamento era formato da personaggi nati e cresciuti nei partiti, con una lunga gavetta istituzionale e con un puro interesse nella politica. Oggi, nel nostro Parlamento, trovano posto medici, imprenditori, affaristi, gente prestata alla politica e che guarda prima al suo interesse e poi a quello del paese.

Con queste premesse quale futuro si prospetta per l’Italia? Io personalmente non vedo futuro.

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Gli Angeli di Fango

Dario | 7 ottobre 2010

Dal piccolo finestrino dell’Airbus 320 non si vedeva altro che una coltre densa di nubi grigio piombo. Il passeggero accanto a me, un ragazzo dall’aria truce, pluritatuato e con un paio di cuffie costose alle orecchie, aveva lo sguardo perso nel vuoto, il muscoli del volto tesi, la bocca stretta e il volto pallido.

L’aeroplano sobbalzò ancora, stavolta con minore violenza, e iniziò l’ennesima virata.

In lontananza apparve la striscia grigia e nera della pista già contornata di luci. Era da circa mezz’ora che volavamo in circolo sull’aeroporto. Il comandante con poche e secche parole ci aveva comunicato che c’era qualche difficoltà dovuta alle avverse condizioni meteo ma che tutto era sotto controllo.

Cercai di rilassarmi il più possibile. Non volevo che questo contrattempo fastidioso rovinasse il mio buon umore. Stavo rientrando a casa dopo un mese trascorso fuori per lavoro e già mi pregustavo il focolare domestico, il mio divano, la mia birra ghiacciata e il mio enorme letto matrimoniale.

Una hostess passò in fretta lungo l’angusto corridoio per andare a sedersi in coda. Il suo volto tradiva parecchia tensione, scarsamente mascherata dal sorriso standard a 32 denti.

Finalmente iniziammo a scendere, l’aereo traballava parecchio, sentivo gente pregare o addirittura piangere. Il mio vicino di posto chiuse gli occhi e poggiò le mani sulle ginocchia stringendole fino a far diventare le nocche bianche.

Quando l’aereo si fermò presso la sua piazzola di parcheggio esplose un applauso liberatorio.

Sorrisi al mio vicino, recuperai il mio piccolo trolley e mi precipitai fuori dall’aereo.

Il cielo era pauroso. Un ammasso di nubi grigie, contorte e pesanti che sembravano celare un inferno pronto a scendere in terra.

All’interno dell’aeroporto passai rapidamente in tabaccheria per comprare due pacchetti di sigarette ed uscì subito ignorando i tabelloni elettronici che annunciavano sfilze di cancellazioni e ritardi.

Fuori il solito ammasso informe di auto in doppia fila rumoreggiava immersa in un mosaico di grossi pullman colorati, taxi dalle varie forme e tante piccole forme umane che correvano per sfuggire all’imminente temporale.

Mi accesi una sigaretta e mi diressi con calma verso il parcheggio per le lunghe permanenze.

A casa non mi aspettava proprio nessuno quindi non avevo una fretta eccessiva. La ragazza con cui convivevo mi aveva lasciato sei mesi fa, stanca dei miei capricci e della mia vita sempre in giro per l’Italia, non avevo animali domestici e vedevo saltuariamente i miei.

Vivevo in una situazione di solitario e sereno equilibrio, padrone della mia vita, con i miei spazi, i miei soldi, i miei riti e la mia routine.

Un tuono cupo accompagnò l’avviamento del motore, la radio dava temporali imminenti lungo tutta la costa e raccomandava prudenza nella guida.

Imboccai subito la tangenziale che collegava l’aeroporto alla città ed iniziai ad andare di buona andatura. Circa cento chilometri mi separavano da casa e volevi percorrerli prima del diluvio.

Un altro tuono e un altro ancora risuonarono sempre più cupi.

Le lampade della tangenziale color giallo malato e le lontane luci della città iniziarono ad accendersi. La sera scendeva rapida e silenziosa così come saliva rapida la mia voglia di chiudermi in casa, sul mio divano.

Accelerai l’andatura nel traffico serale della tangenziale, mentre lampi e tuoni sempre più fitti esplodevano nel cielo. La radio tra una canzone e l’altra comunicava la chiusura in via precauzionale di alcuni aeroporti e il dirottamento di alcuni voli su altri scali al di fuori della perturbazione. Lo speaker con voce calda e suadente rassicurava gli ascoltatori che si trattava di una prassi standard e che non c’era alcuna emergenza.

“Del resto, perchè due gocce d’acqua dovrebbero essere un’emergenza”, pensavo nella mia testa. Negli ultimi anni aveva piovuto tanto nei mesi autunnali ma niente di eccezionale o di particolarmente calamitoso.

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E’ un brutto giorno per la democrazia

Dario | 6 marzo 2010

Fin da piccolo mi è sempre stato insegnato che esistono delle regole e che queste non devono mai essere violate. Non rubare, non picchiare i tuoi compagni di classe, timbra sempre il biglietto sul bus e così via. Tutta una serie di piccoli comportamenti che dovevano assicurare la mia integrazione in una società governata da un enorme corpus di regole per la convivenza civile.
Ma leggendo i giornali di queste ultime ore, sembra che non tutti la pensino così.
Il principale partito di governo ha violato le regole, ha saccheggiato il santuario della vita democratica di una nazione, la tornata elettorale.
I fatti sono noti. In Lombardia e nel Lazio, le liste che sostenevano i due candidati del Popolo delle Libertà sono state presentate in modo irregolare. Questo fatto avrebbe portato, nel caso della Lombardia, all’esclusione del presidente uscente Formigoni dalla competizione e nel caso del Lazio a perdere i voti di Roma e provincia.
Ci si sarebbe trovati in una situazione paradossale, ove il partito di maggioranza relativa non avrebbe potuto concorrere in una competizione elettorale in due regioni chiave, creando una grave anomalia.
Un caso di così grave sciatteria politica non si era mai visto a memoria d’uomo, se si esclude un caso simile, ma  molto più circoscritto, in Molise nel 2005.
A rigor di logica, in questi casi, la decisione sull’ammissibilità o meno delle liste alla competizione elettorale spetta in primo luogo alla Corte d’Appello e in seconda istanza alla magistratura amministrativa.
I primi pronunciamenti dei giudici in questo caso sono stati negativi, in virtù di una serie di vizi di forma nella presentazione delle liste elettorali.
Ma invece di riconoscere le regole, il governo ha deciso di agire con arroganza, varando una decreto legge “interpretativo” per far riammettere le liste escluse, decreto prontamente firmato da Giorgio Napolitano, novello Vittorio Emanuele III.
Il decreto “ad listam” renderà formali i pronunciamenti del TAR riguardo l’ammissione delle liste incriminate. I tribunali non potranno che applicare l’interpretazione fornita dal governo e creata “ad hoc” per questo caso.
Ci troviamo davanti ad un momento gravissimo per il nostro paese. Per coprire delle evidenti negligenze sono state aggirate e modificate le regole che garantiscono il corretto esercizio del diritto di voto e tutto questo senza che il partito colpevole di questo vulnus democratico, chiedesse scusa, quanto meno ai propri elettori.
Il governo ha appena perpetrato un vero e proprio abuso di potere, creando un pericoloso precedente ma soprattutto rafforzando l’idea che in questo paese, violare la regole, non solo è permesso ma è addirittura incoraggiato, se fatto per i propri scopi.
Da cittadino, titolare del diritto\dovere di voto, da oggi decido volontariamente di non esercitare più questo mio diritto, almeno fino a quando ci saranno questi partiti al potere.
Non ritengo sia mia dovere esercitare il diritto di voto quando lo stato di diritto e le regole vengono piegate e sono sacrificabili.
Non mi riconosco più in istituzioni che garantiscono impunità e coloro che violano le regole base della democrazia.
Non mi interessa votare per un sistema democratico “pieghevole” e protesto nell’unico modo che ritengo appropriato alle circostanze.
Del resto è stato lo stesso Presidente del Consiglio, nel 2006 a suggerire una cosa simile, ricordate il suo grande slogan “Restate a casa per mandarli a casa”?.

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