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La pace delle cose selvatiche…

Dario | 14 maggio 2006
Che dire…è una fase strana…molto creativa per me…sto leggendo molte poesie, da T.S. Eliot a Coleridge ad un certo Wendell Berry,un poeta americano sconosciutissimo qui in Italia, diventato improvvisamente noto grazie ad una poesia recitata nel telefilm E.R. Medici in prima linea…
La poesia è molto bella ed in questi giorni la sto leggendo spesso…si chiama…
The peace of wild thing
When despair for the world grows in me
and I wake in the night at the least sound
in fear of what my life and my children’s lives may be,
I go and lie down where the wood drake
rests in his beauty on the water, and the great heron feeds.
I come into the peace of wild things
who do not tax their lives with forethought
of grief. I come into the presence of still water.
And I feel above me the day-blind stars
waiting with their light. For a time
I rest in the grace of the world, and am free.
La pace delle cose selvatiche
Quando la disperazione del mondo mi cresce dentro
mi vado a sdraiare dove l’anitra si posa sull’acqua in tutta la sua bellezza
e lo splendido airone si specchia.
E lì trovo la pace delle cose selvatiche
che non hanno tensioni nella vita pensando al dolore che verrà.
Mi fermo davanti alle acque tranquille
e sento sopra di me le stelle che attendono l’oscurità
per poter risplendere.
E in quei momenti io riposo nella pace
amo il mondo e sono libero.
Peace & Love for All gente…alla prossima…
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I wandered lonely as a cloud…

Dario | 6 maggio 2006
I wandered lonely as a cloud…

I wandered lonely as a cloud
That floats on high o’er vales and hills,
When all at once I saw a crowd,
A host, of golden daffodils;
Beside the lake, beneath the trees,
Fluttering and dancing in the breeze.

Continuous as the stars that shine
And twinkle on the milky way,
They stretched in never-ending line
Along the margin of a bay:
10 Ten thousand saw I at a glance,
Tossing their heads in sprightly dance.

The waves beside them danced; but they
Out-did the sparkling waves in glee:
A poet could not but be gay,
In such a jocund company:
I gazed–and gazed–but little thought
What wealth the show to me had brought:

For oft, when on my couch I lie
In vacant or in pensive mood, 20
They flash upon that inward eye
Which is the bliss of solitude;
And then my heart with pleasure fills,
And dances with the daffodils.

By William Wordsworth

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Il mio onomastico…

Dario | 19 dicembre 2005

Come ogni anno è arrivato il giorno del mio onomastico…e giusto oggi parto per tornare nella mia messina e sebbene mi aspetti un viaggio nn poprio esaltante son veramente contento…oggi faccio anche "mezzo anno",cioè sei mesi dal mio compleanno…e se ripenso ai miei 23 anni compiuti a giugno mi sembra ieri,massimo avantieri eppure è passato tanto tempo e ci son stati tanti rivolgimenti nella mia vita…e tanto per cambiare scartabbellando tra le mie vekkie cose ho trovato una poesia che scrissi ispirato da un romanzo del mio storico ex amico Peppino…

Un romanzo nn male ma che aveva una caratteristica peculiare…ogni personaggio principale era ispirato ad una persona reale,nella fattispecie gli amici di peppino…il mio si chiama Elke e credo che mai nessuno abbia espresso,in maniera metaforica ovviamente,la mia personalità e il mio carattere meglio del buon peppino riuscendo a rinchiudere tutto questo in un unico magnifico personaggio….ecco a voi il chierico Elke…ispirata dal romanzo di peppino

Con il cappuccio di lana calato sul viso

Avanza tra le colline con passo sicuro,

Come un pastore che guida il suo gregge.

Gli occhi, luci nell’ombra, tristi

Fissi sul confuso sentiero innanzi a sé.

“Tempi oscuri verranno”, esclamò

Ed impugnò con forza il suo bastone

Intarsiato, mentre il rovo ed il ginepro

Lottavano per quella lunga striscia di selciato.

Il bianco ed il nero dentro l’argento

Delle forti spalle e del busto.

Un dolore sordo e sempre pulsante, esita

E fa tremare sempre il passo successivo,

Mentre la desolazione si apre intorno

Intrecciandosi con gli alberi contorti

Che giacciono dispersi, come pellegrini

Tra le pianure color sangue e qualche

Rudere di un passato ora volato via.

Sceglie il sentiero a caso nei crocevia

Non c’è una destinazione o un traguardo

Sotto il cielo colpevole e mutevole

Ricamato di nembi grotteschi e pallidi

Spesso accecante, spesso sanguinolento

A volte oscuro e minaccioso come

La lama di una falce che gratta la gola.

Nel suo inquieto vagar non trova pace

Il giovane e vecchio Elke Darkwind.

Pesa l’armatura d’argento, pesano le vesti sacre

Che contornano il corpo robusto e forte.

Pesano i lustri di cammino interminabile

Tra pantani ribollenti, foreste vivaci e

Caldi villaggi colmi di umanità sincera.

Pesano i pensieri e le colpe che macchiano

L’innocenza, che fremono sotto la pelle

Strisciando e confondendo le tracce

E la fasulla ispirazione di una strana missione.

I fregi dorati della veste sacra riflettono

La luce lugubre di un tramonto lento e infinito

Mentre l’edera selvatica e la felce osservano

L’ennesima caduta improvvisa del viandante

Ed il suo lento e doloroso rialzarsi.

Il simbolo sacro del Dio che egli serve campeggia

Glorioso e dorato sulla bianca tunica di lana

Ma sotto le vesti, sulla pelle rossa e calda

Un triskele penzola triste e abbandonato

Incidendo il suo triplice segno sulle carni.

Mi somiglia o nn mi somiglia?boh!!!!!

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