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La Foresta e l’albero

Dario | 25 aprile 2010

C’è chi guarda soltanto all’albero e chi è responsabile della foresta. È normale che un individuo e una famiglia guardino all’albero della propria felicità ed è normale che una classe dirigente si dia carico dei problemi dell’intera foresta, la faccia potare, ne faccia tagliare le piante secche e ne faccia germogliare nuovi arbusti. Ciò che non è normale è una classe dirigente che guardi anch’essa soltanto ad un suo albero mandando tutto il resto in malora. Ciò che non è normale è quando il senso civico si trasforma in puro egoismo e localismo e i paesi si cingono di torri e porte e mura merlate e difendono il territorio dalla contaminazione degli altri. Una Chiesa cristiana dovrebbe denunciare chi compie questa strage dell’impegno civico. La coscienza nazionale dovrebbe denunciarla. Eugenio Scalfari oggi su Repubblica

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Povera Patria, Repubblica, Scalfari
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La grande ipocrisia della Questione Meridionale

Dario | 15 ottobre 2009

Negli ultimi mesi, dopo un allarmante rapporto dello SVIMEZ (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) è tornata alla ribalta, o per meglio dire, di moda la Questione Meridionale. Improvvisamente ci si è accorti, nuovamente, che una larga parte del paese vive in un perenne stato di crisi e di degrado economico e sociale.

Dopo i goffi e malriusciti tentativi di risanare il sud Italia, messi in atto da governi di ogni colore ed epoca, oggi si ripropongono, in versione leggermente diversa, sempre le stesse soluzioni: Banca del Sud, Sviluppo Italia, vantaggi fiscali e altre. Tutte soluzioni che in passato hanno dato risultati modesti e hanno favorito il proliferare del clientelismo, della corruzione e hanno reso generazioni di meridionali dipendenti dalla mammella statale, una mammella ormai sempre più avara di latte.
Tutti questi tentativi meriterebbero svariati articoli, ma qui vogliamo soffermarci su un fatto che raramente la storiografia italiana ricorda e che solo negli ultimi anni sta tornando alla luce.
Ci riferiamo all’origine storica della Questione Meridionale.
I libri di storia, parlano spesso del Regno delle Due Sicilie, al momento dell’annessione piemontese, come uno stato povero, lacerato dalla corruzione, in condizioni economiche disastrate e privo di un’economia sviluppata. Di conseguenza, l’impresa di Giuseppe Garibaldi, oltre a liberare dal dominio borbonico una larga fetta della penisola, avrebbe salvato il meridione da una condizione di povertà estrema. Vista la situazione odierna possiamo dire che alla storia non manca certo il senso dell’umorismo.
Ma i documenti storici e le cronache dell’epoca ci parlano di una realtà molto diversa.
Al tempo della sua annessione, il Regno delle Due Sicilie, era uno stato florido ed in pieno sviluppo economico.
Dopo la fine dei moti del 1821, un certo periodo di stabilità politica permise a Francesco I e a Ferdinando II di avviare una serie di riforme economiche per modernizzare il Regno.
Riforme che si diressero in tre direzioni fondamentali: la ricerca tecnologica, la riduzione della fiscalità e la creazione di un tessuto industriale sostenuto da capitali pubblici.
I risultati iniziarono presto ad arrivare.
Nel 1839 venne inaugurata la prima ferrovia italiana, la famosa Napoli – Portici, che presto venne ampliata ed aperta al traffico commerciale.
Nel 1818 i cantieri navali napoletani avevano varato il primo piroscafo a vapore e, sotto il regno di Ferdinando II continuarono ad ampliare la flotta fino a renderla la terza in Europa per numero di navi e tonnellaggio.
Per sostenere la crescita della flotta duosiciliana e della rete ferroviaria vennero varati dei piani per lo sviluppo di un’industria siderurgica capace di affrancare il Regno delle Due Sicilie da tecnologie estere. Vennero così realizzati gli impianti di Pietrarsa a Napoli e di Mongiano in Calabria, specializzati nella produzione di materiale ferroviario e armamenti.
A queste prime e ancora fragili iniziative industriali, si aggiunse lo sviluppo delle tradizionali industrie della seta e del lino (Messina, Reggio Calabria e Agro Casertano) del settore agricolo (Già iniziato in verità con l’abolizione della feudalità nel 1806), sostenute da una tassazione ridotta e da forti barriere protezionistiche.
Dal punto di vista finanziario, il Regno delle Due Sicilie godeva di una certa stabilità. Una pressione fiscale bassa e un debito pubblico praticamente inesistente erano il frutto di una costante riduzione delle spese pubbliche improduttive, come per esempio le spese di corte, e di una costante lotta alla corruzione.
Abbiamo quindi un Regno che nel 1861, si avviava a svilupparsi economicamente, dove circolava ancora moneta pregiata, dove si stava lentamente formando una classe borghese, uno stato che riusciva a garantire ai suoi cittadini un tenore di vita accettabile.
Tutto questo finì con la conquista piemontese.
Il governo sabaudo distrusse in breve i privilegi economici di cui godevano le nascenti industrie meridionali, innalzò le tasse, dismise le industrie di stato concorrenti, per esempio le fonderie di Mongiano e molte delle aziende seriche di San Leucio, vicino Caserta. Inoltre, il nuovo governo piemontese saccheggiò letteralmente le riserve auree del Banco di Sicilia e del Banco di Napoli per ripianare i debiti contratti per finanziare lo sforzo bellico.
Le industrie meridionali vennero deliberatamente sfavorite dal nuovo regime a vantaggio di quelle settentrionali.
Il meridione si trovò a pagare un conto salato, il costo di una guerra che non desiderava.
In virtù di queste brevi e superficiali riflessioni, come si può non vedere l’ipocrisia di fondo della famigerata Questione Meridionale?
E’ il frutto di una secolare politica miope che ha trattato il meridione appena conquistato come una colonia da saccheggiare e non come un pezzo di nazione da sviluppare, continuando il cammino iniziato dai Borboni.
Tale atteggiamento colonialista  è continuato nel corso degli anni, si è esplicitato nelle politiche messe in atto dai vari governi italiani per rimediare ai danni causati dai Savoia.
Le varie riforme agrarie, le leggi speciali dei Governi Giolitti, gli investimenti di I.R.I. E I.M.I.  durante il periodo fascista fino ad arrivare alle politiche assistenzialistiche messe in atto dal secondo dopoguerra fino agli anni Novanta.
Una sorta di rapporto subordinato al governo di Roma, grande elemosiniere, che per decenni ha innaffiato di denaro pubblico il sud, sperando che qualcosa crescesse.
I risultati di tale politica sono sotto gli occhi di tutti.
Invece di continuare a concedere elemosine, a riciclare leggi e provvedimenti che in passato non hanno sortito benefici rilevanti, perchè questo governo, se ha veramente interesse a risolvere la Questione Meridionale, non mette in condizione i meridionali di alzarsi sulle loro gambe e costruirsi un futuro.

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Assistenzialismo, IRI, Questione Meridionale, Regno delle Due Sicilie
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V. I. P. ovvero Very Idiot Persons

Dario | 24 agosto 2009

Riporto integralmente un articolo  pubblicato oggi dal Corriere della Sera.

Nella Locride

Schiaffi e insulti,
Corona rischia il linciaggio

In ritardo a una festa battibecca con il pubblico, poi l’assalto

MARINA DI GIOIOSA JONICA (Reggio Calabria) — Il ritardo nelle apparizioni è ormai diventato il suo forte, ma questa volta, davanti al pubblico di Marina di Gioiosa Jonica, nella Locride, Fabrizio Corona ha esagerato. E il gesto di sfida con cui ha provocato la folla poteva costargli davvero caro. Il fotoreporter milanese, fidanzato di Belen Rodriguez, era l’ospite d’onore del «Facebook party»: la sua comparsa al lido Blu Marine era in scaletta per le 23 di venerdì. Corona, però, è salito sul palco quando erano da poco trascorse le 4 del mattino(grassetto mio).

Nessuna giustificazione per il ritardo; anzi, quando il pubblico — per lo più giovani, ma anche molte famiglie con bimbi al seguito (grassetto mio) — ha iniziato a fischiarlo e a gridargli frasi di scherno, ha pensato bene di rivolgersi direttamente a uno di loro: «Aspetta che finisco lo spettacolo, poi ti vengo a prendere e ti riempio di cazzotti». La frase ha scatenato l’ira della folla, già esasperata dalla lunga attesa. Un gruppetto di giovani è riuscito a raggiungere il palco, con l’evidente intenzione di colpire l’«ospite d’onore». Che nel frattempo, per sua fortuna, era riuscito a guadagnare una via d’uscita, protetto dagli organizzatori. Il pubblico però, inferocito, l’ha atteso nella piazza e gli si è scagliato contro, riuscendo anche a colpirlo con schiaffi e calci.

C’è voluto l’intervento di qualche amico, pronto a fargli da scorta, per far raggiungere al protagonista di «Vallettopoli» il suo fuoristrada. Ma non era finita: l’auto è stata circondata e colpita con oggetti vari, nel tentativo di costringere Corona a uscire. Il mezzo, guidato da un collaboratore, è riuscito però a trovare un varco e ad allontanarsi a forte velocità, inseguito dalle grida della folla: «Omu i m… , sei un poveraccio e uno scemo»(grassetto mio). L’episodio, riportato dal Quotidiano della Calabria, non è che l’ultima bravata del fotoreporter milanese, non nuovo a episodi del genere. Solo qualche giorno fa, in Costa Smeralda, è stato protagonista di un’altra rissa, che ha coinvolto Simona Ventura: a Corona era stato impedito di accedere al privé di una discoteca, riservato alla conduttrice tv e ai suoi amici. Il fotoreporter aveva insistito, facendo scoppiare una colluttazione con i bodyguard. Rissa con calci e pugni anche al Tam Tam di Verbania tra Corona, clienti e proprietari del locale, imbufaliti per il ritardo del fotografo, costretto a fuggire senza compenso.

Carlo Macrì.

Cosa si prova davanti a certi episodi? Sicuramente disgusto per l’esplosione di violenza ma anche per l’arroganza di presunti VIP, gente di bassa lega che, per la notorietà raggiunta in modi discutibili, possono permettersi di trattare la gente come zerbini. Ma vi sono altre constatazioni che possiamo fare, ben più amare, che nascono dai punti che ho grassettato.

1)E’ triste già solo il fatto che un personaggio come Fabrizio Corona venga invitato come ospite d’onore in un locale pubblico. A far cosa poi? Quattro foto del pubblico adorante? Mostrare i suoi innumerevoli tatuaggi? Sarebbe interessante chiedere agli organizzatori del Facebook Party o ai proprietari del lido Blu Marine la motivazione della presenza di Corona per la serata.

2)L’articolo riferisce che molti giovani, ma anche molte famiglie con bimbi al seguito ha atteso LE QUATTRO DEL MATTINO per vedere Fabrizio Corona. Ma stiamo scherzando? Chi è costui? Dio? Ma il mio pensiero va più che altro ai giovani e soprattutto ai poveri bimbi al seguito, del resto non è colpa loro se i genitori sono disposti ad aspettare di notte cinque ore un personaggio come Corona

3)Ultima riflessione è interessante notare il rovesciamento radicale dell’atteggiamento nei confronti di questo personaggio. Da super star che merita un’attesa di cinque ore esposti all’umido marino a «Omu i m… , sei un poveraccio e uno scemo». Peccato che tutti i presenti al lido Blu Marine quel poveraccio e scemo lo hanno atteso per ore. E’ più scemo Carnevale o chi gli va dietro?

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Corriere della Sera, Fabrizio Corona, Gossip, VIP
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Tristezza

Dario | 18 giugno 2009

Vorrei raccontare un aneddoto, venendo meno alla promessa fatta a me stesso di inserire poco o nulla della mia vita privata qui. Questo episodio però mi ha troppo inquietato e non posso fare a meno doverlo condividere con qualcuno.

Inquadriamo il contesto.

Fermata dell’autobus, siamo in quattro ad attendere un bus, io incazzato nero che guardo con rabbia cieca il mio numerino da salumeria rifilatomi dall’ufficio dell’Eni (il mio numero è il 548 e quando sono andato via “servivano” il numero 41)e questi tre ragazzi che non potevano fare a meno di urlare a squarciagola i fatti loro, disinteressandosi se la signora al quinto piano del palazzo di fronte riuscisse a sentirli nonostante il traffico.

Inquadriamo ora i fatti.

I tre ragazzi in questione si trovano accanto a me e le loro figure offrono già uno spettacolo depressivo: sono vestiti come aspiranti truzzi (o zarri, o tamarri o zaurdi a seconda della definizione dialettale regionale), con varie cinture borchiate, piercing a naso e labbro (erano liceali), pantaloni al ginocchio (nel senso che il cavallo era all’altezza del ginocchio) con cappellini da baseball intrisi di sudore, barbe adolescenziale malfatte e occhiali da sole dalle esteticamente discutibili montature. Ad un tratto il dinamico terzetto urlante viene raggiunto da una ragazza, probabilmente coetanea, quasi sicuramente una compagna di classe che appena giunta inzia ad urlare “Ma lo sapete che Monica si è fatta il Giamba?”, frase che ha suscitato la gioia della signora del secondo piano intenta ad annaffiare i gerani del suo balcone. Il gossip portato dalla fanciulla con il piercing all’ombelico (una liceale!) riattiva le mai sopite urla dei ragazzi che iniziano a dibattere con parole dolci e comprensive sulla moralità della povera Monica e di questo Giamba. Cerco di isolarmi dal gossip con il mio fido Ipod ma all’improvviso, tra le note di una canzone degli Aerosmith mi giunge una parola magica, “Grande Fratello”. Spegno l’Ipod ed inizio ad ascoltare. Il quartetto in questione a quanto ho capito si è iscritto alle selezioni del Grande Fratello che si terranno a Torino a fine mese e quanto mi è dato di capire metà della loro classe si è iscritta insieme a loro. A sconvolgermi però non è la notizia in sè, del resto all’ultimo Grande Fratello non so quante migliaia di italiani si son presentati, ma il fatto che questi sbarbatelli di 18\19 anni oltre a pensare a quali personaggi costruirsi dentro la casa, pensavano e dibattevano su cosa fare all’interno, quale “modello” imitare, dove per modello si intende uno dei reclusi delle passate edizioni. Si trattava di un dibattito accalorato, serio, con proposte e confutazioni motivate, quasi come un dibattito accademico sulla validità attuale del Rasoio di Occam (che i fanciulli in questione credo ignorino). A titolo esemplificativo dell’altezza filosofica ed intellettuale del dibattito vi riporto, quasi letteralmente uno scambio di battute.

Ragazzo con il berretto sudato: Io quando sono dentro, il primo giorno provo a scoparmi la più carina, così mi prendo i voti degli italiani, difendo la virilità del maschio.

Ragazza con il piercing: E se questa non te la da che fai? Fai il coglionazzo in diretta tv.

Ragazzo con il berretto sudato: Me la da perchè gli conviene, lo sai al Grande Fratello, se non la dai non conti nulla, non passi il televoto.

Ragazzo con la cintura borchiata: Si ma perchè dovrebbe darla a te che sei più brutto della fame? Ci saranno ragazzi più belli di te.

Ragazzo con il berretto sudato: Ma tu che cazzo ne sai? Se ti prendono che cazzo fai? Non ci provi pure tu con la figa della casa?

Ragazzo con la cintura borchiata: Forse, ma forse farò come ha fatto Vittorio. Il coglione che faceva ridere tutti, magari riesco anche a farmi qualcuna al contrario suo.

Ragazzo con la maglietta degli Helloween: Ma quante seghe vi fate, intanto vediamo se ci prendono, sarebbe figo entrare tutti insieme.

Ragazza con il Piercing: Una bella banda di pici, ma che cazzo dovete fare? Io se vengo presa non la darò a nessuno e vincerò perchè agli italiani non piace più il puttanone.

Ragazzo con la maglietta degli Helloween: Ma allora non hai capito un cazzo.

E via così per almeno quindici minuti, il tempo che ha impiegato il bus per raggiungermi  e portarmi via da quel bozzolo di tristezza cosmica.

Io non sono un perbenista nè mi scandalizzo per il linguaggio colorito, però sentendo certi discorsi mi è salita in gola una tristezza enorme. Ho pensato a tante altre fermate di autobus con ragazzini di 18\20 anni intenti a parlare del Grande Fratello, in tutta Italia. Dalla Val d’Aosta alla Sicilia. Ho avuto l’ennesima conferma che non esistono più idee, progetti, aspirazioni che abbiano una parvenza di serietà ma al contrario esiste la spettacolarizzazione, il dominio dello show business sul merito e sul talento. Uno show business che ti apre tante porte con estrema facilità, che ti permette di scalare la vetta della notorietà mostrando le tue chiappe in diretta tv, ti consegna i tuoi 15 minuti di celebrità di wahroliana memoria con il minimo sforzo ed il minimo investimento. Una grande illusione, dove tutto sempre facile e che spesso nasconde con un velo di dolcezza una realtà ben più deprimente.

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Giovani, Grande Fratello
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E’ sempre colpa della sinistra…

Dario | 2 giugno 2009

“..Uno spettro si aggira per l’Europa – lo spettro del comunismo…”

Così Karl Marx e Friederich Engels, nel 1848, inauguravano il loro “Manifesto del Partito Comunista”. Sebbene da quasi vent’anni il comunismo sia morto e sepolto, c’è qualcuno che questo spettro lo vede ancora, presente e persistente o addirittura lo ha elevato al rango di divinità malevola.

E’ intuitivo dire che stiamo parlando del Presidente del Consiglio, in questo momento al centro di una serie di scandali e scandaletti e che non trova niente di meglio da dire in sua difesa che invocare teorie del complotto tessute dalla perfida sinistra che vuole sovvertire con metodi non democratici il volere del Popolo.

A quanto pare ogni evento avverso al Premier Berlusconi è colpa della sinistra, è una macchinazione della sinistra e via stucchevolmente discutendo.

A titolo puramente riassuntivo ecco solo alcuni dei recenti reati di cui è colpevole questa maligna entità politica

  1. Aver costretto i giudici a condannare l’avvocato Mills e di conseguenza a tirare in balle quella vecchia storia di corruzione, di All Iberian, con la quale lui (Silvio Berlusconi) non c’entra nulla.
  2. Essere riusciti a montare un caso politico sulle frequentazioni, discutibili, del Premier, riducendo a “scendiletto” alcuni dei più prestigiosi quotidiani nazionali.
  3. Aver costretto la (ex)moglie del suddetto Premier a rilasciare dichiarazioni compromettenti sulle abitudini sessuali e su certe frequentazioni “galanti” del marito.
  4. Aver convinto i maggiori quotidiani esteri ad occuparsi, criticamente, della sua(sempre di Silvio Berlusconi) vita privata, del Noemigate e del suo modo di gestire la sua vita pubblica e privata.
  5. Aver inventato prove e calunnie su di lui al solo scopo di screditarlo e di costringerlo alle dimissioni
  6. Aver creato il problema rifiuti a Palermo, anche l’AMIA, l’azienda che si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti negli ultimi anni è stata amministrata da personaggi vicini al partito politico del Premier.
  7. Aver creato un caso sull’uso, accertato, di aerei blu, per scopi privati. Un uso definito legittimo da palazzo Chigi e da molti esponenti politici di destra, gli stessi esponenti che solo qualche anno fa inveirono contro Rutelli e Mastella per un reato simile. Non c’è una piccolissima dose di schifosa ipocrisia in tutto questo?

Ma questa sinistra è proprio una piaga, un coacervo di geni del male, un tumore che infesta la nazione fermamente devota al suo imperatore.

Ed il mondo ci guarda e ride, ma di un sorriso amaro. Ride vedendo un uomo, convinto di essere l’unto del Signore, che, nonostante palesi accuse sulla sua moralita e sulla sua sincerità, rimane attaccato al posto di comando urlando sermoni su complotti e brandendo sondaggi come spade. Ride vedendo una sinistra, quella reale, non quella diabolica vista da Berlusconi, incapace di creare un alternativa, incapace di parlare alla gente e bravissima a dividersi quelle poche briciole che ogni tanto cadono dal tavolo. Ma soprattutto il mondo ride di noi, del popolo italiano, anestetizzato, vittima di illusioni di grandezza sapientemente alimentate dalla tv, vittima di promesse e chiacchiere, vittima di se stesso. Un popolo che ha perso la capacità di indignarsi, di scendere in piazza e di protestare contro il degrado morale di una classe dirigente.

Thomas Jefferson diceva: Non sono i popoli a dover aver paura dei propri governi, ma i governi che dovrebbero aver paura dei propri popoli.

In Italia questa frase suona stranamente e tristemente ironica….

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