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	<description>Cultura, Scrittura, Fumetti, Sigari, Passioni e Contraddizioni</description>
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		<title>La pioggia del Sud non fa rumore</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 14:29:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“La pioggia del Sud non fa rumore”. È questa la frase che nei social network commenta le drammatiche immagini dell’alluvione che il 22 novembre ha colpito la costa tirrenica messinese. Il popolo della rete, quello delle zone colpite in primis, ma anche di varie parti di Italia, fin da subito si è mosso per far sapere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“La pioggia del Sud non fa rumore”. È questa la frase che nei social network commenta le drammatiche immagini dell’alluvione che il 22 novembre ha colpito la costa tirrenica messinese. Il popolo della rete, quello delle zone colpite in primis, ma anche di varie parti di Italia, fin da subito si è mosso per far sapere al resto della nazione cosa stava accadendo a Barcellona Pozzo di Gotto, a Milazzo, a Saponara e così via.</p>
<p>Tutto questo, semplicemente perché nessuno ne parlava.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/maltempo-alluvione-messina-barcellona-pozzo-di-gotto-feroleto-marcellinara-1321988795612.jpeg"><img class="alignright" title="maltempo-alluvione-messina-barcellona-pozzo-di-gotto-feroleto-marcellinara--1321988795612" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/maltempo-alluvione-messina-barcellona-pozzo-di-gotto-feroleto-marcellinara-1321988795612-300x203.jpg" alt="" width="300" height="203" /></a>Le forti piogge che son cadute nel messinese hanno fatto esondare<strong> tutti i torrenti della costa tirrenica</strong>. La situazione più grave si è verificata a <strong>Barcellona Pozzo di Gotto</strong>, dove l’esondazione del Logano – il corso d’acqua che taglia in due la cittadina – ha letteralmente invaso la città di fango e detriti, distruggendo strade e isolando intere zone. Ma come capita spesso in questi casi il fango ha anche ucciso. A Saponara, un piccolo comune dell’entroterra, una frana ha travolto il villaggio di Scarcelli, uccidendo tre persone. Sebbene le esondazioni siano avvenute in mattinata, fino a ora pranzo, sui principali quotidiani on line e nei telegiornali Barcellona veniva a malapena citata per un’allerta meteo molto vaga e per il rinvio, a causa del maltetmpo, della presentazione di un libro dell’Onorevole Domenico Nania che si doveva tenere proprio nella sua città natale.</p>
<p>Ma già dalle 10 del mattino erano apparsi i primi video su Youreporter.it, che non lasciavano presagire nulla di buono. La situazione degenera rapidamente e solo nel pomeriggio, tra le 16 e le 17, iniziano a far capolino le prime notizie e le foto del ponte crollato in contrada Spinesante, diventato simbolo involontario di questa grottesca tragedia. Quando i giornali battono la notizia la tragedia è già avvenuta, la pioggia si è calmata, i torrenti sono straripati e Barcellona è sommersa dal fango. Si accenna qualcosa di danni nel catanzarese e di un deragliamento, ma anche in questo caso si tratta di notizie date di fretta e senza approfondimento, anche se il fatto è avvenuto da molte ore.</p>
<p>Quasi tutti i tg della sera passano la notizia e mostrano, quasi si trattasse di un feticcio, le immagini del ponte di Spinesante. Ancora non si hanno notizie di morti, ma solo di qualche disperso e la cosa viene liquidata con rapidità. Nella notte si scoprono i primi morti, tra i quali un bambino di dieci anni.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/detriti-e-fango-in-centro.jpeg"><img class="alignleft" title="detriti-e-fango-in-centro" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/detriti-e-fango-in-centro-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>A distanza di ventiquattro ore, l’Italia si risveglia e scopre che in Sicilia è accaduto qualcosa di serio e che forse vale la pena occuparsene. Inevitabile fare paragoni con le recenti tragedie che hanno colpito Genova, le Cinque Terre e la Lunigiana o con la spaventosa alluvione che due anni fa colpì Giampilieri e Scaletta Zancela, sulla costa Jonica del messinese, e che di morti ne fece trentasette. La vicenda di Genova ha avuto fin da subito risalto nazionale, con dovizia di foto e lunghi servizi televisivi. Il governo aumentò le accise sul carburante e stanziò un fondo di trecento milioni di euro per tamponare l’emergenza. Su tutti i telegiornali partì la gara di solidarietà per donare qualche euro in favore delle popolazioni alluvionate.</p>
<p>Di <strong>Barcellona</strong>, di <strong>Milazzo</strong>, di <strong>Saponara</strong> e di tutti gli altri comuni della costa tirrenica, a malapena si parla. Nessuna gara di solidarietà, inaccettabili black out informativi, aiuti che stentano ad arrivare e le solite faziose polemiche sull’abusivismo e le speculazioni edilizie, che riemergono sempre quando una tragedia di questo tipo colpisce qualche città del sud. Forse qualcuno dovrebbe spiegare il perché di questa <strong>disparità di trattamento</strong>… Ma forse non si può. Non si può ammettere pubblicamente che un morto del sud, in termini di importanza e solidarietà umana, conta meno di uno del nord.</p>
<p>Questo è il Paese dove viviamo, una Paese sulla carta unito ma in realtà diviso, un paese dove i cittadini non hanno pari diritti e pari dignità, dove una parte è più importante dell’altra.</p>
<p>Ma il fango è sempre fango e non fa distinzioni, soprattutto quando distrugge e si porta via vite umane.</p>
<p>Scritto per Camminando Scalzi.it  <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/la-pioggia-del-sud-non-fa-rumore.html">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/la-pioggia-del-sud-non-fa-rumore.html</a></p>
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		<title>Le grandi sfide di Mario Monti</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 06:53:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tre concetti: rigore di bilancio, crescita ed equità. Sono questi i pilastri che sosterranno il neonato governo Monti. Il nuovo Presidente del Consiglio ha illustrato ieri al Senato il suo piano per risollevare il Paese. Cinquanta di minuti di discorso accorato, sovente interrotto da applausi, che ha fornito un quadro chiaro della drammatica situazione del Sistema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tre concetti:<strong> rigore di bilancio, crescita ed equità</strong>. Sono questi i pilastri che sosterranno il neonato governo Monti. Il nuovo Presidente del Consiglio ha illustrato ieri al Senato il suo piano per risollevare il Paese. Cinquanta di minuti di discorso accorato, sovente interrotto da applausi, che ha fornito un quadro chiaro della drammatica situazione del Sistema Italia e, soprattutto, della terapia d’urto al quale verrà sottoposto.</p>
<p>Le idee e le intenzioni sembrano, sulla carta, ottime. Finalmente, dopo anni ignavia tremontiana, si torna a parlare di crescita. È questo l’obiettivo dichiarato di tutto il programma di governo, far ripartire l’economia, stimolare la nascita di nuove imprese, rendere l’Italia un terreno fertile che permetta lo sviluppo dell’imprenditorialità, soprattutto di quella giovanile.</p>
<p>Per fare ciò e reperire le risorse per finanziare la crescita, Mario Monti ha elencato una serie di punti programmatici.</p>
<p>Si inizia dall’<strong>armonizzazione dei bilanci dei vari enti pubblici</strong> in modo da riorganizzare e razionalizzare la spesa, tagliando il superfluo e riducendo i privilegi di cui godono tutte le cariche elettive. Particolare attenzione avrà il <strong>sistema previdenziale</strong>, giudicato “tra i più solidi d’Europa” ma bisognoso di correttivi specialmente in tema di contributi e di tagli agli “inaccettabili privilegi” che negli anni sono stati elargiti. Pessime notizie per i possessori di case e terreni. Il governo mira a <strong>reintrodurre la famigerata ICI</strong>, eliminata dal governo Berlusconi e di far pagare l’IRPEF su immobili e proprietà non locate.</p>
<p>Oltre a questo, sono previsti altri interventi sul prelievo fiscale, non meglio identificati, che mirano a fare gettito e a non deprimere i consumi. Altre entrate dovrebbero arrivare dalla <strong>dismissione graduale degli immobili pubblici</strong> e dalla revisione della legge sul Project Financing, ridistribuendo equamente tra Stato e soggetto privato il rischio dell’investimento.</p>
<p>Nessun accenno a tasse patrimoniali.</p>
<p>Il nuovo premier è stato altrettanto chiaro nell’illustrare cosa il suo esecutivo vuol fare per stimolare la crescita. Il punto più importante è la <strong>riduzione del cuneo fiscale e delle imposte sulle attività produttive</strong>, chiesta a gran voce da Confindustria anche al precedente governo.</p>
<p>Saranno previste agevolazioni fiscali per le nuove imprese, la liberalizzazione dei mercati e nuove norme per favorire la libera concorrenza. Quest’ultimo è forse uno dei punti più critici del programma presentato in Senato. Il capo del governo ha esplicitamente espresso la volontà di ridurre o abbattere “privilegi corporativi che bloccano il libero mercato”, puntando il dito, implicitamente, contro i vari ordini professionali.</p>
<p>Una sfida durissima che si affianca a quella, forse più problematica, che riguarda il mercato del lavoro. La volontà del nuovo governo è quella di <strong>revisionare il sistema degli ammortizzatori sociali e di estendere la protezione di questi a tutti quei contratti atipici,</strong> nati negli ultimi anni, che al momento non la prevedono. Monti ha anche parlato di una semplificazione dei contratti di lavoro e di nuove norme che punterebbero a rendere più conveniente, per un’impresa, assumere un lavoratore con contratto a tempo indeterminato, cercando, allo stesso tempo, di favorire la mobilità e la flessibilità del mercato del lavoro.</p>
<p>Ultimo punto, ma non per importanza, del discorso del nuovo premier, riguarda <strong>i giovani e la volontà di questo governo di valorizzarli e renderli i veri protagonisti della riscossa dell’Italia.</strong> È intenzione del nuovo governo, dopo anni di tagli, investire sui giovani, sulle imprese giovanili, sulla formazione e la ricerca.</p>
<p>Tutto sommato era quello che ci si aspettava. Il programma del governo Monti, esposto in Senato, ricalca grosso modo la famosa lettera inviata a Bruxelles dal governo Berlusconi e prende spunto dalle proposte formulate da Confindustria qualche settimana fa. Ora bisogna passare ai fatti.</p>
<p>Mai come in questo caso, il tempo è tiranno e<strong> le sfide che attendono il nuovo governo sono difficili.</strong> C’è da cambiare un paese che da troppo tempo galleggia sull’acqua torbida.</p>
<p>Lo stesso Monti, nelle battute finali del suo discorso, si dichiara consapevole delle difficoltà: “Il tentativo che ci proponiamo di compiere, onorevoli senatori, e che vi chiedo di sostenere è difficilissimo; altrimenti ho il sospetto che non mi troverei qui oggi. I margini di successo sono tanto più ridotti, come ha rilevato il Presidente della Repubblica, dopo anni di contrapposizione e di scontri nella politica nazionale. Se sapremo cogliere insieme questa opportunità per avviare un confronto costruttivo su scelte e obiettivi di fondo avremo occasione di riscattare il Paese e potremo ristabilire la fiducia nelle sue istituzioni”.</p>
<p>Scritto per Camminando Scalzi: <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/le-grandi-sfide-di-mario-monti.html">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/le-grandi-sfide-di-mario-monti.html</a></p>
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		<title>Italia di serie A e di serie B&#8230;anche nelle disgrazie</title>
		<link>http://dario.ganci.eu/2011/11/23/italia-di-serie-a-e-di-serie-b-anche-nelle-disgrazie/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 16:45:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ottobre 2009 Giampilieri e Scaletta Zanclea invase da acqua e fango con 37 morti passarono sotto la totale indifferenza del Paese. Novembre 2011, acqua e fango invadono Genova, 10 morti accertati, l’Italia compatta si mobilita. Due anni fa, i villaggi di Giampilieri, Molino, Altolia e Scaletta Zanclea venivano devastati da una colata di fango e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ottobre 2009 Giampilieri e Scaletta Zanclea invase da acqua e fango con 37 morti passarono sotto la totale indifferenza del Paese. Novembre 2011, acqua e fango invadono Genova, 10 morti accertati, l’Italia compatta si mobilita.</p>
<table width="355" border="0" cellspacing="5" cellpadding="5" align="left">
<tbody>
<tr>
<td><img src="http://www.nuovogiangurgolo.it/uploads/image/giampilieri.jpg" alt="" width="350" height="219" align="left" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Due anni fa, i villaggi di Giampilieri, Molino, Altolia e Scaletta Zanclea venivano devastati da una colata di fango e roccia.<br />
In questi giorni, il quartiere Foce di Genova e la zona delle Cinque Terre sono state colpite dalla stessa furia distruttrice degli elementi.<br />
In entrambi i casi, abitazioni, negozi, vite, sono state distrutte e spazzate via.<br />
A Giampilieri e lungo il litorale jonico messinese, in quella tragica notte, morirono 37 persone, intere zone abitate furono letteralmente cancellate e ancora oggi, a distanza di due anni, quei luoghi sono feriti e quasi disabitati.<br />
In Liguria, il bilancio di vite umane e danni è ancora provvisorio ed è difficile prevedere quanto tempo ci vorrà per ricostruire le zone alluvionate e quali conseguenze avrà questa tragedia sul territorio e sui luoghi.<br />
Innanzi a certi fatti drammatici, il rispetto, unito al cordoglio, sono l&#8217;unico comportamento che dovrebbe essere tenuto, ma per la nostra classe politica questo principio non si applica.<br />
In questi giorni stiamo assistendo ad una scandalosa disparità di trattamento, una vera e propria distinzione tra morti di serie A e morti di serie B.<br />
All&#8217;alba del primo ottobre del 2009, quando ancora si estraevano i morti dal fango di Giampilieri e di Scaletta Zanclea, su giornali e telegiornali di tutta la nazione, la notizia della tragedia campeggiava in primo piano, accompagnata da una polemica su presunte speculazioni edilizie lungo i torrenti alluvionati.<br />
Si sosteneva, in parole povere, che le popolazioni colpite “se l&#8217;erano cercata”.<br />
Le vittime, agli occhi di tutta la nazione, diventavano colpevoli.<br />
Le successive indagini e l&#8217;evidenza dei fatti hanno poi smentito questa calunniosa ipotesi.<br />
Le cause delle frane e delle colate di fango sono ormai state accertate e non hanno nulla a che vedere con abusi edilizi o altro.<br />
Si trattò di calunnie inventate per delegittimare la tragedia e per negare gli aiuti necessari. Il governo di Roma e quello regionale intervennero quasi di malavoglia, poco e male, creando ostacoli burocratici di ogni tipo, promettendo molto e mantenendo nulla.<br />
L&#8217;intera paese visse quasi con indifferenza e disprezzo la sciagura messinese. Lo scarso successo delle sottoscrizioni, il clamoroso caso del minuto di silenzio nei campi di serie A, negato dalla Lega Calcio e tenuto solo dalle squadre siciliane, furono la misura del valore dei morti di Giampilieri.<br />
Una settimana dopo, la tragedia finì nel dimenticatoio.<br />
L&#8217;ennesima beffa ai danni dei cittadini sta avvenendo proprio in questi giorni, durante la grave emergenza ligure, quasi una coincidenza.<br />
I 160 milioni di euro attesi per risarcire gli sfollati e per pagare i privati che hanno prestato la loro opera in quei giorni, sono stati negati per un vizio formale. A distanza di due anni, se si escludono gli interventi di messa in sicurezza e di canalizzazione delle acque, quasi nessun tipo di aiuto è stato dato alle popolazioni di Giampilieri e Scaletta.<br />
Al contrario, in Liguria, mentre la tragedia si sta ancora consumando, il governo di Roma ha previsto uno stanziamento di 300 milioni di euro per tamponare l&#8217;emergenza e l&#8217;istituzione di un&#8217;accisa straordinaria sui carburanti. Inoltre, su tutti i campi della seria A, ci sarà il minuto di silenzio per i morti liguri.<br />
La domanda, banale e scontata, nasce spontanea: perché questa disparità di trattamento? Perché i morti di Genova e delle Cinque Terre meritano più rispetto dei morti di Giampilieri e Scaletta Zanclea? Perché si è parlato di infamanti abusi edilizi in Sicilia, mentre si fanno pochissimi accenni ai quartieri e ai parcheggi costruiti a ridosso o addirittura al di sopra dei torrenti genovesi? Perché i politici che abbiamo eletto non fanno il loro lavoro e non rivendicano la dignità dei loro elettori?<br />
Questo è il paese dove viviamo, una paese sulla carta unito ma in realtà diviso, un paese dove i cittadini non hanno pari diritti e pari dignità, dove vi è in atto una palese e inaccettabile discriminazione fondata sul luogo di nascita, dove un meridionale vale meno di un settentrionale.</p>
<p>(<em>Nella foto un&#8217;immagine di Giampilieri colpita dall&#8217;alluvione il 2 ottobre del 2009. Foto: Francesco Cito</em>)</p>
<p>Scritto per Nuovo Giangurgolo: <a href="http://www.nuovogiangurgolo.it/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=825">http://www.nuovogiangurgolo.it/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=825</a></p>
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		<title>Benvenuti al Sud</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 13:54:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sfortunatamente, in questo caso, non parliamo del celebre film comico ma della parte più povera e depressa della nostra nazione, il Meridione d&#8217;Italia. Negli ultimi giorni di settembre, lo Svimez (Associazione per lo sviluppo dell&#8217;industria nel Mezzogiorno ), ha pubblicato il suo annuale rapporto sulle condizioni socio economiche del sud. Lo scenario tratteggiato dagli economisti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Sfortunatamente, in questo caso, non parliamo del celebre film comico ma della parte più povera e depressa della nostra nazione, il Meridione d&#8217;Italia.</p>
<p align="JUSTIFY">Negli ultimi giorni di settembre, lo Svimez (<em>Associazione per lo sviluppo dell&#8217;industria nel Mezzogiorno</em> ), ha pubblicato il suo annuale rapporto sulle condizioni socio economiche del sud.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Lo scenario tratteggiato dagli economisti dell&#8217;istituto, ma soprattutto le loro previsioni, lasciano sconcertati e destano seria preoccupazione.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Il dato più allarmante è il cosiddetto &#8220;Tsunami demografico&#8221; che da qui ai prossimi anni potrebbe investire il Nord con conseguenze solo ipotizzabili.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">A causa dell&#8217;alto tasso di disoccupazione, circa il 25%, della scarsa propensione all&#8217;investimento e degli enormi limiti infrastrutturali, entro i prossimi vent&#8217;anni, oltre due milioni di giovani lasceranno le regioni meridionali per trasferirsi altrove, trasformando il Sud in un vero e proprio &#8220;paese per vecchi&#8221;.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Ma non è solo il futuro che preoccupa, è anche il presente.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Tra il 2008 e il 2010 si sono persi circa 283.000 posti di lavoro, circa il 60% dei posti persi in tutta Italia. Un dato che diventa abnorme considerando che al Sud vi è solo il 30% degli occupati italiani.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Regioni a vocazione industriale, come Campania e Puglia, sono state quelle più colpite ma in generale, l&#8217;intero meridione rischia una vera e propria desertificazione industriale.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Ma al danno si aggiunge anche la beffa.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Secondo le stime dello Svimez, la manovra finanziaria &#8220;costerà&#8221; al sud circa 6,4 punti di PIL contro i 4,8 punti delle regioni meridionali. Una mazzata che si traduce in minori risorse per gli enti locali e gli investimenti ma anche, è il caso di dirlo, in minori sprechi.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">E infine, c&#8217;è la beffa dei famosi Fondi Fas, i finanziamenti europei per le aree sottosviluppate che, come hanno denunciato i governatori di alcune regioni, tra le quali la Sicilia, sono stato “dirottati” verso altri usi, come la riduzione del debito pubblico o (e qui sta la vera beffa), verso le regioni settentrionali (notoriamente sottosviluppate).</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Questo è molto altro è scritto nel rapporto annuale dello Svimez, liberamente scaricabile sul sito internet dell&#8217;istituto.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Ma al di là delle cifre e dei dati, oggettivamente preoccupanti, questo documento rischia, come gli altri scritti in passato, di restare lettera morta.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">La Storia Italiana ci insegna che i rapporti tra il meridione e il governo centrale sono sempre stati all&#8217;insegna degli eccessi. I Savoia spazzarono via l&#8217;intera economia del Regno delle Due Sicilie dopo l&#8217;annessione, cinquant&#8217;anni dopo Giolitti faceva piovere milioni con le sue “Leggi Speciali” che ebbero come unico beneficiario lo stesso statista, rimasto al potere per oltre un quindicennio. Stesso atteggiamento paternalistico venne messo in atto durante il ventennio fascista, che ebbe il merito di investire molto al sud, ma in maniera disorganica e molto spesso propagandistica.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Il massimo arrivò nel dopoguerra, quando i governi DC inondarono il meridione di milardi, istituendo una banca per gestirli (La Cassa del Mezzogiorno), combattendo l&#8217;atavica disoccupazione con industrie di stato e posti pubblici.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Oggi, finita l&#8217;epoca delle spese folli, per il Sud ci sono briciole e disoccupazione. Non esiste nemmeno un piano organico per il rilancio economico, ci sono solo promesse e spot propagandistici.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Eppure basterebbe poco a far ripartire l&#8217;economia.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Incentivi fiscali per gli investimenti al sud, crediti d&#8217;imposta, riduzione della burocrazia, creazione di aree industriali attrezzate o di parchi tecnologici che aiutino lo sviluppo del terziario. Tutte iniziative che, unite al progressivo sviluppo delle infrastrutture, potrebbero far ripartire l&#8217;esausto motore meridionale. Misure di cui si è parlato e dibattuto a lungo nei palazzi del potere di Roma, ma mai messe in atto.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">La “Questione Meridionale” è più viva che mai, ma sembra che non interessi più nessuno.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Non c&#8217;è interesse a rilanciare una parte potenzialmente produttiva del paese, un territorio che è uno dei principali mercati per i prodotti settentrionali e che potrebbe diventare più grande e redditizio.<br />
Ma forse per paura, per mancanza di volontà, per mediocrità o per inettitudine, la politica italiana non riesce a far ripartire lo sviluppo, non riescono a creare, per i giovani meridionali, un&#8217;alternativa credibile all&#8217;emigrazione.</p>
<p>Scritto per Nuovo Giangurgolo On Line: <a href="http://www.nuovogiangurgolo.it/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=785" target="_blank">http://www.nuovogiangurgolo.it/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=785</a></p>
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		<title>Intercettazioni: Il Governo ci riprova, Wikipedia protesta</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 17:47:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Cara lettrice, caro lettore, in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando“. Esordisce così il comunicato con il quale la versione italiana della più grande e cliccata enciclopedia del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Cara lettrice, caro lettore, in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando</em>“.</p>
<p>Esordisce così il comunicato con il quale la versione italiana della più grande e cliccata enciclopedia del web si mette il bavaglio e chiude temporaneamente.</p>
<p>Si tratta di un atto di protesta nei confronti del ddl intercettazioni in discussione al Parlamento che, con il già contestato comma 29, obbligherebbe tutti i siti web a pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, la rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine. Tale giudizio di merito, non è affidato alla magistratura o a un soggetto terzo, ma allo stesso richiedente.</p>
<p>“L’obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza”, continua il comunicato. “Tale limitazione snatura i principi alla base dell’Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l’abbiamo conosciuta fino a oggi”.</p>
<p>La protesta dell’Enciclopedia on line non ha alcun precedente noto e rappresenta, per il nostro paese, l’ennesima figura pietosa davanti gli occhi del mondo.</p>
<p>La Wikimedia Foundation, che gestisce e coordina le versioni nazionali di Wikipedia ha già annunciato che darà tutto il suo supporto alla versione italiana dell’enciclopedia. L’auspicio di<strong> Jimbo Wales</strong>, fondatore del progetto Wiki, è che la legge “idiota”(così l’ha definita Wales) venga modificata per far riprendere l’attività a Wikipedia Italia.</p>
<p>Le reazioni a questo inconsueto “sciopero” sono state le più varie.</p>
<p>Se dai banchi di sinistra son fioccate le critiche, le accuse di liberticidio e di voler mettere un bavaglio alla Rete, alcuni giornali di destra stamani (5 ottobre) esultavano per la chiusura dell’enciclopedia e ridimensionavano la portata delle proteste e del valore effettivo della scelta di Wikipedia.</p>
<p>Ma l’effettiva portata del famigerato comma 29 è molto più vasta di quanto si possa pensare.</p>
<p>Il rischio è che la blogosfera e le tante voci che sul web trovano modo di esprimere le loro opinioni possano spegnersi.</p>
<p>Dato che chiunque potrà chiedere la rettifica di qualunque contenuto, indipendentemente dalla sua veridicità, blogger, giornalisti e addirittura i semplici utenti della rete, italiani, sarebbero, non costretti, ma incoraggiati ad occuparsi di argomenti poco scabrosi per non avere problemi e per non incorrere in provvedimenti penali.</p>
<p>Secondo Stefano Rodotà, ex presidente dell’autorità per la privacy, “Dietro questo Ddl ci sono due elementi principali: aggressività e ignoranza. Chi ha scritto l’articolo dedicato ai siti informatici non ha chiaramente idea di cosa stia parlando. Prevedere quelle modalità di rettifica, quei tempi e quelle sanzioni significa ignorare del tutto come funzioni la rete”.</p>
<p>Ma il vero paradosso di questa legge è che <strong>vuole circoscrivere e limitare un qualcosa che limiti non ha</strong>.</p>
<p>La rete, per definizione è un entità che ignora i confini dei singoli stati, che si estende praticamente in tutto il mondo e che, salvo alcuni casi ben noti, garantisce la libera circolazione di contenuti, immagini e notizie.</p>
<p>Una legge che ostacola o limita l’accesso alle informazioni e la loro libera diffusione e che fa della rettifica indiscriminata e della minaccia penale i suoi strumenti, non è degna di un paese civile e democratico.</p>
<p>Il ddl intercettazioni, in esame alla Camera, ci allontana dalle grandi democrazie occidentali e ci avvicina a nazioni come la Cina o la Corea del Nord, paesi ove la parola democrazia esiste solo nel nome.</p>
<p>Scritto per Camminando Scalzi: <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/intercettazioni-il-governo-ci-riprova-wikipedia-protesta.html" target="_blank">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/intercettazioni-il-governo-ci-riprova-wikipedia-protesta.html</a></p>
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		<title>C&#8217;erano un Italiano, un Francese e un Tedesco</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Sep 2011 07:33:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Crisi! E’ questa la parola d’ordine dei nostri tempi moderni, il pensiero dominante, la tempesta che fa tribolare stati e continenti interi. Nessuno è più al sicuro ormai. Gli Stati Uniti, per la prima volta, sono stati bollati come pagatori non proprio eccellenti e, tra un uragano e l’altro, continuano a perdere posti di lavoro. L’Europa, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Crisi! E’ questa la parola d’ordine dei nostri tempi moderni, il pensiero dominante, la tempesta che fa tribolare stati e continenti interi.</p>
<p>Nessuno è più al sicuro ormai. Gli Stati Uniti, per la prima volta, sono stati bollati come pagatori non proprio eccellenti e, tra un uragano e l’altro, continuano a perdere posti di lavoro. L’Europa, tanto faticosamente costruita in cinquant’anni, si sta disgregando trasformandosi in un covo di litigiosi, dove il nemico di turno ora si chiama Grecia, ora Portogallo, ora Irlanda, ora Spagna.</p>
<p>In questi giorni, nel poco invidiabile elenco dei “nemici” dell’economia europea, <strong>è entrato anche il nostro Paese</strong>. Sarebbe un esercizio superfluo riepilogare la grande farsa di quest’estate, con una manovra finanziaria “urgente” modificata quattro volte, in base agli umori e alle pressioni di lobbies e interessi più o meno forti.</p>
<p>E’ meglio riassumere, in breve, i punti salienti della versione definitiva della manovra, in questi giorni al voto in Parlamento.</p>
<p>In breve, la manovra italiana, valutata circa 52 miliardi di Euro, prevede: aumento dell’IVA al 21%, un “contributo di solidarietà” pari al 3% a carico dei contribuenti che dichiarano più di 300.000 Euro annui, l’equiparazione dell’età pensionabile tra uomo e donna, l’abolizione della provincie, il dimezzamento dei parlamentari (entrambi da fare con legge costituzionale) e la modifica dell’articolo 8 per facilitare i licenziamenti.</p>
<p>Questo è quello che il nostro governo, dopo mesi di trattative, ha partorito e ha portato alle Camere. Al di là dei giudizi di merito, viene spontaneo chiedersi quali misure abbiano adottato i paesi europei vicini all’Italia per Pil Pro capite e per dimensioni. Scopriamolo subito.</p>
<p>Iniziamo dal cuore acciaccato ma sempre pulsante dell’Europa, la<strong> Germania. </strong>Innanzi tutto bisogna riconoscere che i tedeschi sono stati molto lungimiranti. Già nel 2005 si temeva una crisi economica dovuta alla bassa competitività e così venne varata la riforma Hartz. Si trattò, ai tempi di una vera rivoluzione che ha stravolto il rigido mercato del lavoro tedesco. In un colpo solo vennero deregolamentati e defiscalizzati i contratti di lavoro, venne introdotto il lavoro interinale e il lavoro di sussistenza, venne riformata l’agenzia federale per il collocamento e modificati i sussidi di disoccupazione. Quest’intervento, all’epoca criticato dalla stampa e dai sindacati, sta tenendo in piedi l’industria manifatturiera tedesca. Ma questo fu solo l’inizio.</p>
<p>Già nel 2009, il cancelliere, <strong>Angela Merkel</strong>, affilava le armi teutoniche contro la crisi mondiale operando su due fronti. Da un lato aumentò l’IVA per aumentare il gettito, dall’altro proiettò le aziende tedesche all’estero “colonizzando” nuovi mercati con l’apertura di filiali. La “finanziaria” tedesca, inoltre, prevede l’aumento dei finanziamenti all’università e alla ricerca e lo sviluppo di accordi e partnership con università ed enti culturali di paesi in via di sviluppo. Sul fronte interno, sono previsti, entro il 2014, tagli radicali al generoso welfare state tedesco, sforbiciate alle spese militari, che verranno ridotte insieme al numero di effettivi delle forze armate, rimodulazione della leva militare, snellimento della pubblica amministrazione, con la riduzione di 15.000 posizioni lavorative ed infine una tassa ecologica che graverà su tutti i biglietti aerei emessi in Germania.</p>
<p>La <strong>Francia</strong> ha iniziato “solo” nel 2010 a varare misure di politica economica contro la crisi. Il governo conservatore francese, poco avvezzo alle grandi riforme, ha concentrato le sue forze sui problemi strutturali che nell’ultimo decennio hanno impedito al paese di crescere. I primi passi sono stati un aumento degli <strong>investimenti pubblici nella ricerca e nell’innovazione</strong> e l’aumento dei finanziamenti alle università pubbliche che, dal 2010, hanno l’assoluta libertà per la gestione dei trasferimenti da parte dello stato. Il governo ha anche previsto agevolazioni alle aziende che operano nel settore delle nuove tecnologie e che investono in ricerca ed enormi sgravi fiscali per le piccolissime aziende che non superano un certo livello di fatturato.</p>
<p>Per incentivare anche il commercio e i servizi è stata avviato dall’Eliseo una deregolamentazione del settore commerciale e dei servizi ma al tempo stesso sono stati ampliati i poteri e i mezzi per l’autorità per la libera concorrenza. Per sostenere i consumi, sono state ritoccate le aliquote per le fasce più basse dell’imposta sul reddito e ha introdotto il Sussidio di Solidarietà, cioè un contributo economico che viene pagato ai disoccupati che accettano posti di lavoro a bassi salari.</p>
<p>Per recuperare il denaro necessario ad attuare queste riforme il governo francese, come il nostro, pesantemente indebitato, ha adottato il cosiddetto <strong>“modello tedesco” di gestione della spesa pubblica</strong>, cioè fatto di tagli agli sprechi della pubblica amministrazione, azzeramento degli investimenti improduttivi ma soprattutto ridurre i costi del welfare state non colpendo radicalmente e ovunque, ma con interventi mirati che avranno un impatto limitato.</p>
<p>Questo è quanto hanno fatto Francia e Germania, notate qualche differenza con la nostra? Io sì.</p>
<p>Scritto per Camminando Scalzi.it: <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/cerano-un-italiano-un-francese-e-un-tedesco.html" target="_blank">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/cerano-un-italiano-un-francese-e-un-tedesco.html</a></p>
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		<title>La Silenziosa Rivoluzione</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 17:32:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa hanno in comune Grecia e Islanda? Apparentemente nulla, ma se guardiamo con attenzione le cronache economiche degli ultimi tre anni riusciamo a cogliere qualche somiglianza. Entrambi i paesi sono stati tra i più colpiti dalla crisi sulla sponda europea dell’oceano, hanno visto crollare i loro Pil, arrivando a dichiarare bancarotta, incapaci di far fronte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa hanno in comune Grecia e Islanda? Apparentemente nulla, ma se guardiamo con attenzione le cronache economiche degli ultimi tre anni riusciamo a cogliere qualche somiglianza. Entrambi i paesi sono stati tra i più colpiti dalla crisi sulla sponda europea dell’oceano, hanno visto crollare i loro Pil, arrivando a dichiarare bancarotta, incapaci di far fronte al loro debito pubblico.</p>
<p>Ma, se le manifestazioni e gli scontri di piazza Syntagma hanno riempito per settimane i nostri media, mostrandoci il popolo greco infuriato contro il governo e contro la durissima manovra finanziaria da questo varata, del crack islandese non ci sono giunte notizie o quasi.</p>
<p>Il silenzio su questa vicenda probabilmente nasce dalle piccole dimensione del paese nordico (appena 300.000 abitanti) o per le cifre coinvolte. O forse c’è un’altra motivazione più sottile e nascosta.</p>
<p>Per capire meglio la situazione è meglio fare un breve riepilogo.</p>
<p>Tra il 2000 e il 2008 l’Islanda ha visto crescere il proprio Pil con percentuali che non avevano eguali negli altri paesi occidentali. Questo era dovuto, in parte all’ottima organizzazione del sistema economico dell’isola, e dall’altro dalle enormi quantità di denaro che, grazie alle favorevoli fluttuazioni della Corona, affluivano nelle tre principali banche del paese.</p>
<p>Gran parte di questo denaro però era, in realtà, inesistente e frutto di ardite speculazioni finanziarie. Con l’esplosione della crisi dei mutui subprime, nel 2008, le banche islandesi si ritrovarono improvvisamente esposte per circa 10 miliardi di Euro, una cifra enorme per il piccolo paese nordico, e dovettero dichiarare la bancarotta.</p>
<p>Veniva così a mancare il carburante principale per il sistema economico. Il governo di coalizione di <strong>Geir Haarde</strong>, per tamponare la situazione, nazionalizza le tre principali banche del paese, svaluta la Corona e innalza il costo del denaro, ma è tutto inutile.</p>
<p>Nel 2009 l’Islanda, non potendo far fronte all’enorme debito contratto dalle banche <strong>dichiara la bancarotta</strong> e il primo ministro Haarde è costretto ad accettare un prestito di due miliardi di Euro dal Fondo Monetario Internazionale per scongiurare l’insolvenza.</p>
<p>In cambio il governo islandese vara una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5 miliardi di Euro somma che ricadrà su ogni famiglia islandese, mensilmente, per 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5%.</p>
<p>Alla presentazione della legge esplode la rivolta popolare e il governo è costretto alle dimissioni.</p>
<p>Il nuovo governo a guida socialdemocratica, ritrova in eredità la legge sul debito ma, a causa di dissidi interni alla coalizione, non ne ferma l’iter in Parlamento. Nel febbraio 2011 Presidente <strong>Olafur Grimsson</strong> pone il veto alla ratifica della legge e annuncia il Referendum consultivo popolare che vedrà una schiacciante vittoria dei No (93%). Il debito viene dichiarato “detestabile” e quindi, per i cittadini islandesi, non esigibile.</p>
<p>La piccola Islanda, fieramente si è opposta ai giganti della finanza. Dopo il referendum ha istituito una commissione per stabilire le responsabilità del crack e il cui lavoro ha già portato all’arresto di numerosi banchieri e dirigenti e all’emissione di parecchi mandati di cattura internazionali. Ma silenziosa rivoluzione islandese non si è fermata a questo. In questi mesi nella piccola isola del Mare del Nord stiamo assistendo ad una dimostrazione di democrazia che ha pochi precedenti. Tenendo conto degli errori del passati e dei difetti evidenti della costituzione vigente, il governo ha deciso di modificarla radicalmente affidando la stesura del nuovo testo ai cittadini.</p>
<p>In Islanda sta nascendo la prima costituzione <em>crowdsourcing </em>della storia,<em> </em>cioè un testo realizzato dagli utenti della rete attraverso mail e social network, il tutto coordinato da un gruppo di 25 cittadini, eletti regolarmente, che presenterà la redazione finale al parlamento per la votazione.</p>
<p>In silenzio e nell’indifferenza del mondo occidentale,<strong> il popolo islandese sta attuando una vera rivoluzione</strong>.</p>
<p>Sta dimostrando che nelle moderne democrazie la sovranità popolare è un qualcosa di concreto e non un semplice concetto astratto, sta contrapponendo il potere della società civile e della cittadinanza al sistema politico, cambiandone le regole e gli assetti, sta facendo tornare nelle mani del popolo il suo futuro e quello della nazione.</p>
<p>Di tutto questo, in Europa se ne parla pochissimo, in Italia solo qualche giornale ha dato un breve cenno.</p>
<p>Perchè? C’è forse il timore fondato che il popolo dell’Islanda possa dare il buon esempio?</p>
<p>Scritto per Camminando Scalzi.it: <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/la-silenziosa-rivoluzione.html" target="_blank">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/la-silenziosa-rivoluzione.html</a></p>
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		<title>Archeologia Industriale &#8211; Lo Scalo Piccola Velocità di via Santa Cecilia</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Aug 2011 21:48:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi era un tempo una Messina molto diversa da quella odierna. Si trattava di una città produttiva, attiva nei commerci, nell&#8217;industria, un polo culturale di assoluta rilevanza nazionale e persino internazionale. Di questa splendida eredità, oggi, ne rimangono solo poche vestigia, spesso abbandonate e sconosciute. La città odierna si è sviluppata in tutt&#8217;altra direzione, imboccando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi era un tempo una Messina molto diversa da quella odierna. Si trattava di una città produttiva, attiva nei commerci, nell&#8217;industria, un polo culturale di assoluta rilevanza nazionale e persino internazionale.</p>
<p>Di questa splendida eredità, oggi, ne rimangono solo poche vestigia, spesso abbandonate e sconosciute. La città odierna si è sviluppata in tutt&#8217;altra direzione, imboccando la discutibile la strada del terziario legato al pubblico impiego. Si è trattato di una scelta, sicuramente improduttiva, ma soprattutto &#8220;facile&#8221; per risolvere il problema della disoccupazione e per garantire la pace sociale. Una scelta ha avuto l&#8217;effetto distorsivo di spazzare via lo spirito imprenditoriale messinese, legando sempre di più le poche imprese sul territorio a interessi politici o alla presenza di uffici e strutture pubbliche.</p>
<p>La lenta e progressiva erosione dei posti di lavoro nella pubblica amministrazione e l&#8217;assenza di una vero e proprio ceto imprenditoriale capace di investire i propri capitali in aziende produttive e professionalità è senza dubbio la causa principale del desolante declino della città di Messina.</p>
<p>Questo piccolo spazio vuole, a modo suo e con testimonianze fotografiche, raccontare la storia di una Messina attiva e produttiva, attraverso, ahimè, i suoi resti, la sua archeologia industriale e non.</p>
<p>Iniziamo con un piccolo e breve esempio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Scalo Merci Piccola Velocità di Messina</strong></p>
<div id="attachment_543" class="wp-caption alignleft" style="width: 364px"><a href="http://dario.ganci.eu/wp-content/uploads/2011/08/DSCN1233.jpg"><img class="size-medium wp-image-543" title="DSCN1233" src="http://dario.ganci.eu/wp-content/uploads/2011/08/DSCN1233-300x225.jpg" alt="" width="354" height="266" /></a><p class="wp-caption-text">Lo Scalo Piccola Velocità di Via Santa Cecilia</p></div>
<p style="text-align: left;">Come in quasi tutte le città medio-grandi, anche Messina era dotata di uno scalo Merci ferroviario differenziato. Le vecchie Ferrovie dello Stato distinguevano tre categorie di servizio merci:</p>
<ul>
<li>GV: <strong>Grande Velocità</strong>: Era un servizio di trasporto per merci urgenti, spesso utilizzato per il trasporto di bagagli o plichi postali prioritari. I servizi GV sono stati dismessi agli inizi degli anni 90 soppiantati dal trasporto gommato e dai corrieri aerei.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>VO: <strong>Velocità Ordinaria</strong>: E&#8217; l&#8217;attuale servizio merci ancora in esercizio che prevede l&#8217;invio di convogli eterogenei tra due o più scali merci abilitati.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>PV: <strong>Piccola Velocità</strong>: Era un servizio merci capillare, per piccolo collettame e per spedizioni in ambito locale\regionale. Veniva effettuato con appositi treni chiamati Raccoglitori che, in orari notturni, fermavano in tutte le stazioni dotate di tronchino merci per caricare e scaricare. Tra la fine degli anni 80 e l&#8217;inizio degli anni 90, la politica di tagli voluta dalle FS per risanare le casse dell&#8217;ente portò alla soppressione di moltissimi scali merci e di conseguenza dei treni raccoglitori. Attualmente Trenitalia Cargo, società del gruppo Trenitalia addetta al trasporto merci, non effettua servizio Piccola Velocità nè utilizza treni raccoglitori.</li>
</ul>
<p>Messina, fino agli anni 90 era dotata di uno scalo merci adibito alla Velocità Ordinaria dotato di nove binari e una gru a portale per il carico\scarico dei container, di uno scalo merci Piccola Velocità dotato di tre binari con relativi piani caricatori e un grande scalo di smistamento con oltre venti binari, situato a sud nei pressi di Contesse.</p>
<div id="attachment_544" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://dario.ganci.eu/wp-content/uploads/2011/08/DSCN1235.jpg"><img class="size-medium wp-image-544 " title="DSCN1235" src="http://dario.ganci.eu/wp-content/uploads/2011/08/DSCN1235-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Vecchi giunti arrugginiti</p></div>
<p>Tutta l&#8217;infrastruttura era concepita per raccogliere e gestire il traffico merci proveniente dalle due direttrici Messina &#8211; Palermo e Messina &#8211; Catania e instradarlo verso il continente attraverso le navi traghetto.</p>
<p>La prima infrastruttura ad essere dismessa, negli anni novanta, fu proprio lo Scalo Piccola Velocità i cui depositi, un tempo affollati di spedizionieri furono gradualmente abbandonati e i binari utilizzati per accantonare vagoni merci e altro materiale rotabile.</p>
<p>Con il nuovo millennio, la mannaia dei tagli si abbattè sullo scalo di smistamento di Contesse, già ridimensionato negli anni 80 e all&#8217;epoca utilizzato quasi esclusivamente come deposito carri.</p>
<p>Attualmente resiste, ma molto ridimensionato e in cattive condizioni, lo scalo merci a Velocità Ordinaria, scarsamente frequentato e probabilmente prossimo alla dismissione.</p>
<p>Lo scalo Piccola Velocità viene ancora oggi utilizzato come deposito logistico da alcuni piccoli corrieri che operano su Messina e Provincia e solo su gommato.</p>
<p>Un triste destino per un&#8217;infrastruttura che fino a qualche decennio fa caricava e spediva sul continente le eccellenze locali, come vini, essenze agrumarie, agrumi e che oggi, per il collassare dell&#8217;economia cittadina e per discutibili politche gestionali di Trenitalia, si trova quasi in stato di abbandono.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cavalcare l&#8217;onda</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 14:07:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono consapevole che quello che scriverò in questo breve articoletto susciterà l&#8217;ira, l&#8217;indignazione e lo sdegno nei tre lettori sparuti che ancora frequentano questo angolo di Cyerbspazio. Epiteti come venduto, ingenuo, servo del sistema etc me li aspetto da tutti coloro ai quali sottoporrò i pensieri e le idee che sto per scrivere qui. In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono consapevole che quello che scriverò in questo breve articoletto susciterà l&#8217;ira, l&#8217;indignazione e lo sdegno nei tre lettori sparuti che ancora frequentano questo angolo di Cyerbspazio. Epiteti come venduto, ingenuo, servo del sistema etc me li aspetto da tutti coloro ai quali sottoporrò i pensieri e le idee che sto per scrivere qui.</p>
<p>In questi giorni si fa un gran parlare del nuovo &#8220;eroe&#8221; della rete, il Julian Assange de noaltri, colui che sta rivelando i segreti della &#8220;Casta&#8221;, nome con il quale vengono ormai definiti tutti gli esponenti della classe politica.</p>
<p>Il gruppo su facebook, il blog, l&#8217;account twitter di questo anonimo personaggio stanno spopolando e stanno raccogliendo sempre più consensi tra il popolo della rete.</p>
<p>Anche io, spinto dalla curiosità, ho dato un&#8217;occhiata alle &#8220;rivelazioni&#8221; del blogger, al momento, più famoso d&#8217;Italia e, dopo un brevissimo iniziale entusiasmo, ho iniziato a nutrire qualche dubbio. Non sulla veridicità o meno delle affermazioni, che personalmente non posso verificare, quanto per le modalità comunicative con il quale sta diffondendo questi contenuti.</p>
<p><strong>Partiamo dal movente</strong>. Il nostro anonimo amico, novello eroe italico, non è spinto da moventi morali o da spirito di giustizia. Lo ammette lui stesso, era un precario, probabilmente ex galoppino di qualche parlamentare, che ha perso il posto e che, per ripicca, sta sputtanando tutto e tutti. In parole povere è un soggetto che voleva far parte del sistema ma che ne è stato respinto. Se il nostro &#8220;eroe&#8221; fosse stato assunto a tempo inderminato e con lo stipendio principesco che, denuncia lui, prendono i dipendenti dei palazzi, il blog &#8220;I segreti della Casta&#8221;, non sarebbe mai esistito.</p>
<p><strong>Altra considerazione riguarda l&#8217;anonimato</strong>. Il nostro &#8220;eroe&#8221; è così eroico da non firmarsi, da non metterci la faccia nè rischiare il suo eroico culetto. Quanto meno Julian Assange ha messo nome, cognome, faccia e sta rischiando la galera. Il nostro blogger, da dietro uno schermo si limita a scrivere articoli.</p>
<p><strong>E sulla qualità e sui contenuti</strong> di questi si potrebbero sollevare parecchie obiezioni. Non vengono mai fatti nomi di <strong>politici</strong> (chi è il politico che ha assunto i barbieri? E quello che si faceva mandare le lettere anonime? Chi denuncia i furti nel Transatlantico), i fatti raccontati sono, finora, generici e, se escludiamo la foto riguardante le tariffe Telecom, non ci sono altre prove documentali. Non vengono proposte cifre o riferimenti dettagliati. Il tutto spesso tende ad assomigliare ad un riassunto, malfatto, del libro di Rizzo e Stella.</p>
<p>Per aggiungere un pò di pepe e aumentare il pathos e la sua aura di nemico del sistema, il nostro &#8220;eroe&#8221; dichiare di aver ricevuto avvisi e segnalaziono da facebook e, per evitare che il social network (servo del sistema) possa oscurarlo, ha deciso di creare un accont twitter e un blog dove continuerà a lanciare i suoi strali contro i cattivoni di turno. Anche per uno non avvezzo a tecniche di comunicazione, risulta chiaro come la &#8220;persecuzione&#8221; di facebook, vera o finta che sia, ha lo scopo di aumentare il senso di vicinanza e complicità tra l&#8217;eroe e i suoi lettori, arrivando a trasmettere l&#8217;idea che il nostro combattente per la libertà stia &#8220;rischiando&#8221; pur di portare avanti la sua battaglia.</p>
<p>Queste sono alcune mie personali riflessioni sul blog &#8220;I segreti della Casta&#8221; e sul suo &#8220;eroico&#8221; redattore. Cosa penso? Penso che il nostro anonimo scrittore sia un furbastro rancoroso che stia <strong>cavalcando l&#8217;onda dell&#8217;indignazione pubblica contro la classe politica</strong>. Una coincidenza su tutte mi porta a pensarla così: la pagina su facebook e il blog nascono contetstualmente alla finanziaria appena approvata in parlamento, finanziaria che salvaguarda tutti i benefici di cui godono attualmente i nostri polici.</p>
<p>Nessuna battaglia, nessun intento morale, nessuna volontà di giustizia, solo benzina su un incendio che rischia di diventare incontrollabile.</p>
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		<title>Thor &#8211; Recensione</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 18:39:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parole in libertà]]></category>
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		<description><![CDATA[Nutrivo molte aspettative per questo adattamento di Thor. Non si tratta di un personaggio che abbia mai particolarmente amato, però, da appassionato di fumetti ero curioso di vedere questo ennesimo passaggio da un medium ad un altro di un personaggio in fondo popolare, oltre che particolare. Purtroppo, e lo anticipo già da ora, sono rimasto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_535" class="wp-caption alignleft" style="width: 218px"><a href="http://dario.ganci.eu/wp-content/uploads/2011/04/0907_thor.jpg"><img class="size-medium wp-image-535" title="0907_thor" src="http://dario.ganci.eu/wp-content/uploads/2011/04/0907_thor-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Una delle tante scene del film...</p></div>
<p>Nutrivo molte aspettative per questo adattamento di Thor. Non si tratta di un personaggio che abbia mai particolarmente amato, però, da appassionato di fumetti ero curioso di vedere questo ennesimo passaggio da un medium ad un altro di un personaggio in fondo popolare, oltre che particolare.</p>
<p>Purtroppo, e lo anticipo già da ora, sono rimasto molto deluso. Ma veniamo alla trama in breve.</p>
<p>Thor è un Dio gnokko. Figlio di Odino, il re degli dei, trascorre la sua infanzia nella città delle bambole di Asgard, in costante tensione testosteronica, un misto tra Attila e una versione stupida di Massimo Decimo Meridio.</p>
<p>Insieme a lui, cresce il fratellino magro e gracilino, Loki, che ha tutt&#8217;altro carattere e, apparentemente, molta meno ambizione. Quando il piccolo Truzzo Thor diventa grande  il paparino Odino decide di regalargli un giocattolo Mjollnir, un martello, dal manico molto piccolo, che conferisce enormi poteri a chi lo brandisce, oltre a nominarlo suo erede al trono di Asgard.</p>
<p>Ma il giorno dell&#8217;incoronazione, guarda caso, tre inutili cattivi tentano di rubare un&#8217;importante reliquia dalla città degli dei e la cerimonia viene rimandata. Thor, ovviamente, non la prende bene e così, con il fratellino e i suoi tre anonimi amici guerrieroni, decide di sterminare il popolo degli Jotunn, colpevole di aver interrotto la sua incoronazione.</p>
<p>Una volta giunti sul pianeta e aver sterminato tre armate di &#8220;temibilissimi&#8221; giganti di ghiaccio, il re ghiacciolo fa una dichiarazione sconvolgente: <strong>Ad Asgard c&#8217;è un traditore.</strong></p>
<p>Grazie ad un &#8220;sapiente&#8221; giro di inquadrature, dopo solo 10 minuti dall&#8217;inizio del film, sappiamo già chi è il cattivone di turno (Un applauso a Kenneth Branagh).  Per placare lo &#8220;spiritu incontenibile&#8221; del figlio, Odino incazzato nero, spedisce Thor e il suo martello su Midgard, che è il nome in asgardiano figo del pianeta terra. E qui inizia il film vero e proprio con le &#8220;avventure&#8221; emozionanti e coinvolgenti del pirlotto gnokko con il padre divino.</p>
<div id="attachment_536" class="wp-caption alignright" style="width: 207px"><a href="http://dario.ganci.eu/wp-content/uploads/2011/04/thor5web.jpg"><img class="size-medium wp-image-536" title="thor5web" src="http://dario.ganci.eu/wp-content/uploads/2011/04/thor5web-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Un Thor un pò più serio</p></div>
<p>Questa è grosso modo la trama senza spoiler, che, come da tradizione, termina con il classico finale eroico\buonista\pseudoromantico-che-piace-tanto-alle-ragazzine.</p>
<p>Veniamo ora ad un&#8217;argomentazione seria.</p>
<p>Il film mescola, molto poco sapientemente, due archi narrativi &#8220;storici&#8221; del Tonante, cioè &#8220;Le Origini di Thor&#8221; e la</p>
<p>saga di &#8220;****** e i Giganti di ghiaccio&#8221;. (Gli asterischi sono stati messi per evitare spoiler).</p>
<p>Questa scelta è, a mio modesto parere, la causa della debolezza del film. La storia è un continuo accavallamento caotico di situazioni e personaggi che dall&#8217;inizio alla fine compaiono e riappaiono senza lasciare traccia. Nessun protagonista, con l&#8217;ovvia eccezione del &#8220;super protagonista bellissimo&#8221; e di Loki , viene delineato.</p>
<p>Accanto a Thor vi sono solo delle vuote figure di cartone inserite per riempire una trama, sulla carta bella, ma troppo compressa e troppo giocata sullo gnokko, sulla sua assurda, surreale e improbabile storia d&#8217;amore con la gnokka protagonista e sui due combattimenti degni di nota, all&#8217;inzio e alla fine del film.</p>
<p>E sono le coreografie delle scene di lotta una delle parti più belle dell&#8217;intera pellicola, maestose, spettacolari, con la giusta dose di improbabili castronerie e, fortunatamente, non troppo lunghe.</p>
<p>Oltre a questo, degni di nota sono gli esilaranti stacchetti comici che, fortunatamente, interrompono la noia mortale di un film esattamente uguale a tanti altri. Non ci sono emozioni, non ci sono palpitazioni nè colpi di scena, il tutto è prevedibile e scontato.</p>
<p>Cerchiamo ora di riassumere in breve i punti di forza e debolezza.</p>
<p>Debolezze:</p>
<ul>
<li>Trama scontata, mal scritta e troppo compressa.</li>
<li>Personaggi inesistenti, privi di carisma e spesso usati come riempitivo.</li>
<li>Si capisce subito chi è il cattivo.</li>
<li>Lo S.H.I.E.L.D. viene trattato quasi come una versione ritardata della CIA</li>
<li>I riferimenti e i collegamenti agli personaggi Marvel sono piuttosto forzati (&#8220;ah sai conosco uno scienziato che ha fatto cose meravigliose con i raggi gamma&#8221;)</li>
<li>Antony Hopkins decisamente sprecato per le poche scene dedicate al suo personaggio.</li>
<li>La immane cavolata sui natali di Loki</li>
</ul>
<p>Punti di Forza:</p>
<ul>
<li>Discretamente delineato il carattere di Loki, sempre in bilico tra bene e male, mai del tutto buono, ma nennemo del tutto cattivo.</li>
<li>I combattimenti, belli e spettacolari.</li>
<li>Il persoaggio di Darcy, se non ci fosse stata lei il film avrebbe avuto solo due cose positive.</li>
</ul>
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