Recensione de “Le Campane dell’Inferno” su Nuovo Giangurgolo
Dario | 8 novembre 2009Articolo originale: http://www.nuovogiangurgolo.it/modules.php?name=News&file=article&sid=127
“Le Camapne dell’Inferno” (Edizioni Smasher, 14 euro. Acquistabile solo presso il sito http://www.edizionismasher.it) è il romanzo d’esordio di un giovane scrittore messinese, Dario Ganci.
Ad una prima lettura sembra di trovarsi davanti ad un romanzo fantasy, anche se molto sui generis. C’è la magia, ci sono creature malvage, ci sono degli eroi (alquanto improbabili in verità), c’è la lotta tra il Bene e il Male, il tutto però all’ombra della madonnina del porto di Messina (che campeggia sulla copertina).
Si perchè “Le Campane dell’Inferno” è ambientato proprio nella città, nella Messina reale e moderna. Già questo fatto potrebbe far storcere il muso ai vari puristi del genere fantasy, abituati a vedere i loro personaggi all’interno di mondi immaginari insieme ad Elfi, Nani ed altre creature fantastiche.
Dario Ganci, deliberatamente, ambienta le vicende del romanzo nella sua città, in un contesto reale e quotidiano, condito di sovrannaturale, con richiami espliciti alla narrativa fantasy contemporanea ed al mondo dei manga giapponesi (Il prestito dal manga Bastard! È palesato dallo stesso autore).
Ci troviamo così davanti ad un romanzo anomalo, un fantasy contemporaneo, metropolitano, sulla falsa riga di alcune opere di Terry Brooks.
Ma “Le Campane dell’Inferno” non è solo questo.
Le 412 pagine narrano la storia di sei ragazzi, sei giovani messinesi molto diversi tra loro ma uniti da una profonda amicizia che loro malgrado si ritrovano coinvolti in uno strano evento mistico. Questo “incidente” quasi come un rito di iniziazione, li introduce progressivamente e contro la loro volontà, in una sorta di mondo parallelo a quello reale, un mondo nascosto, popolato non solo da esseri umani ma da “demoni”, creature in tutto e per tutto simili a noi ma custodi di un antico sapere.
I sei amici restano così coinvolti in un conflitto millenario, molto più grande di loro che si combatte incessantemente, giorno per giorno e che vede in Messina uno dei suoi campi di battaglia. In questo loro percorso saranno circondati da vari personaggi, “apritori di occhi” usando un termine rubato da Tolkien, esseri umani come loro, sempre in bilico tra il bene e il male…continua







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