La tragedia della mediocrità
Dario | 4 Ottobre 2009Rubo titolo ed ispirazione per questo articolo da un interessante articolo dell’amico Domenico Malara (http://malarablog.wordpress.com/2009/10/03/natura-assassina-no-uomo-coglione/).
In questi giorni di disperazione, di rabbia e di sangue, la natura, le colline, la pioggia, sono diventati i grandi imputati di un processo mediatico e politico. Davanti a tragedie come la devastante alluvione che ha colpito la zona sud di Messina, bisognerebbe tacere, profondere ogni energia nei soccorsi e nella solidarietà verso chi ha perso letteralmente tutto in quella dannata notte. Ma questo rischia di diventare un alibi, un modo per mascherare questa alluvione, di trasformarla in una tragica fatalità dovuta ad eccezionali condizioni metereologiche.
Ma in questa faccenda di casuale non c’è proprio nulla.
Quella collina era già venuta giù due anni prima e puntualmente ad ogni nubifragio un pò di fango fa capolino sulle porte delle case. Il comune, la regione e la miriade di enti che “dovrebbero” salvaguardare la nostra incolumità stanno, in queste ore, rimbalzandosi addosso le responsabilità per i mancati interventi e per la cattiva gestione delle poche risorse disponibili. In parole povere nessuno vuole assumersi una precisa responsabilità, di conseguenza la colpa è della natura infingarda e assassina, massacratrice di uomini e di umane opere.
Ma la natura rilascia licenze edilizie? La natura permette la costruzione di case lungo gli alvei dei torrenti e lungo le foci? La natura costruisce muretti insignificanti per proteggere grossi agglomerati urbani? La natura approva varianti al Piano Regolatore dei comuni? La natura ha una coscienza maligna e gode della morte degli uomini?
La natura si limita a ripristinare una parvenza di equilibrio quando questo viene stravolto dagli uomini.
In questa storia vi sono responsabilità precise che ovviamente non ricadono solo sulle attuali amministrazioni, ma che vanno ricercate anche molto indietro nel tempo e che trovano la loro sublimazione in un modello di sviluppo e di vita sociale aberrante.
E’ il modello della tolleranza, dell’indolenza, del vivi e lascia vivere, degli amici che devono fare affaroni d’oro. Un modello di sviluppo che vede nella cementificazione selvaggia l’unico modo per creare posti di lavoro, di conseguenza una mano più libera nel rilascio delle licenze è non solo cosa buona ma anche giusta perchè aiuta l’economia della città.
Nell’ultimo decennio a fronte di un costante impoverimento dell’economia cittadina e della costante emigrazione delle migliori menti verso altri lidi, a Messina si è avuto un vero e proprio boom edilizio. Si è costruito letteralmente ovunque: su colline di sabbia e argilla, a ridosso di altri palazzi già costruiti, lungo i torrenti, lungo gli affluenti dei torrenti, sulla cima delle colline. Centinaia di palazzi, spesso dai colori vivaci, cantieri che hanno dato lavoro a migliaia di persone, che hanno rovinato il panorama e, a quanto pare, compromesso il fragile equilibrio idrogeologico della zona.
Per ovvi motivi non conosco l’ammontare degli investimenti nel settore edilizio fatti a Messina negli ultimi dieci anni, ma posso ritenere si tratti di cifre abbastanza consistenti. Se questi soldi fossero stati dirottati verso altre attività produttive, nel settore turistico, nell’industria manufatturiera (Abbiamo due zone industriali drammaticamente vuote), nell’industria culturale forse oggi non ci troveremo a fare la storiografia delle alluvioni a Messina.
Abbiamo un territorio splendido, invidiato dal mondo intero, unico nel suo genere, ma, per incapacità e mediocrità lo riempiamo di palazzi, perchè il mattone è un investimento sicuro con pochi rischi (A meno che la famigerata natura non si incazza e butta giù una montagna) e con un ritorno assicurato.
Ma se gli imprenditori, giustamente, seguono il loro profitto e le strade più semplici per ottenerlo, abbiamo delle istituzioni che, invece di orientare e favorire un certo tipo di sviluppo, si adattano e seguono biecamenti modelli stabilti da altri. La soluzione più semplice che porta meno problemi e meno responsabilità.
Mediocrità! E’ questo il grido che si alza dalle case devastate della zona sud, dalle sale del potere cittadino, da ogni angolo di questa città. Una gestione più responsabile e coraggiosa probabilmente avrebbe evitato simili disastri, ma si è preferito evitare di assumersi vere responsabilità e di limitarsi a subire gli eventi.
La tragedia di Giampilieri è la tragedia delle mediocrità, di tutti noi.







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