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Le grandi sfide di Mario Monti

Dario | 24 novembre 2011

Tre concetti: rigore di bilancio, crescita ed equità. Sono questi i pilastri che sosterranno il neonato governo Monti. Il nuovo Presidente del Consiglio ha illustrato ieri al Senato il suo piano per risollevare il Paese. Cinquanta di minuti di discorso accorato, sovente interrotto da applausi, che ha fornito un quadro chiaro della drammatica situazione del Sistema Italia e, soprattutto, della terapia d’urto al quale verrà sottoposto.

Le idee e le intenzioni sembrano, sulla carta, ottime. Finalmente, dopo anni ignavia tremontiana, si torna a parlare di crescita. È questo l’obiettivo dichiarato di tutto il programma di governo, far ripartire l’economia, stimolare la nascita di nuove imprese, rendere l’Italia un terreno fertile che permetta lo sviluppo dell’imprenditorialità, soprattutto di quella giovanile.

Per fare ciò e reperire le risorse per finanziare la crescita, Mario Monti ha elencato una serie di punti programmatici.

Si inizia dall’armonizzazione dei bilanci dei vari enti pubblici in modo da riorganizzare e razionalizzare la spesa, tagliando il superfluo e riducendo i privilegi di cui godono tutte le cariche elettive. Particolare attenzione avrà il sistema previdenziale, giudicato “tra i più solidi d’Europa” ma bisognoso di correttivi specialmente in tema di contributi e di tagli agli “inaccettabili privilegi” che negli anni sono stati elargiti. Pessime notizie per i possessori di case e terreni. Il governo mira a reintrodurre la famigerata ICI, eliminata dal governo Berlusconi e di far pagare l’IRPEF su immobili e proprietà non locate.

Oltre a questo, sono previsti altri interventi sul prelievo fiscale, non meglio identificati, che mirano a fare gettito e a non deprimere i consumi. Altre entrate dovrebbero arrivare dalla dismissione graduale degli immobili pubblici e dalla revisione della legge sul Project Financing, ridistribuendo equamente tra Stato e soggetto privato il rischio dell’investimento.

Nessun accenno a tasse patrimoniali.

Il nuovo premier è stato altrettanto chiaro nell’illustrare cosa il suo esecutivo vuol fare per stimolare la crescita. Il punto più importante è la riduzione del cuneo fiscale e delle imposte sulle attività produttive, chiesta a gran voce da Confindustria anche al precedente governo.

Saranno previste agevolazioni fiscali per le nuove imprese, la liberalizzazione dei mercati e nuove norme per favorire la libera concorrenza. Quest’ultimo è forse uno dei punti più critici del programma presentato in Senato. Il capo del governo ha esplicitamente espresso la volontà di ridurre o abbattere “privilegi corporativi che bloccano il libero mercato”, puntando il dito, implicitamente, contro i vari ordini professionali.

Una sfida durissima che si affianca a quella, forse più problematica, che riguarda il mercato del lavoro. La volontà del nuovo governo è quella di revisionare il sistema degli ammortizzatori sociali e di estendere la protezione di questi a tutti quei contratti atipici, nati negli ultimi anni, che al momento non la prevedono. Monti ha anche parlato di una semplificazione dei contratti di lavoro e di nuove norme che punterebbero a rendere più conveniente, per un’impresa, assumere un lavoratore con contratto a tempo indeterminato, cercando, allo stesso tempo, di favorire la mobilità e la flessibilità del mercato del lavoro.

Ultimo punto, ma non per importanza, del discorso del nuovo premier, riguarda i giovani e la volontà di questo governo di valorizzarli e renderli i veri protagonisti della riscossa dell’Italia. È intenzione del nuovo governo, dopo anni di tagli, investire sui giovani, sulle imprese giovanili, sulla formazione e la ricerca.

Tutto sommato era quello che ci si aspettava. Il programma del governo Monti, esposto in Senato, ricalca grosso modo la famosa lettera inviata a Bruxelles dal governo Berlusconi e prende spunto dalle proposte formulate da Confindustria qualche settimana fa. Ora bisogna passare ai fatti.

Mai come in questo caso, il tempo è tiranno e le sfide che attendono il nuovo governo sono difficili. C’è da cambiare un paese che da troppo tempo galleggia sull’acqua torbida.

Lo stesso Monti, nelle battute finali del suo discorso, si dichiara consapevole delle difficoltà: “Il tentativo che ci proponiamo di compiere, onorevoli senatori, e che vi chiedo di sostenere è difficilissimo; altrimenti ho il sospetto che non mi troverei qui oggi. I margini di successo sono tanto più ridotti, come ha rilevato il Presidente della Repubblica, dopo anni di contrapposizione e di scontri nella politica nazionale. Se sapremo cogliere insieme questa opportunità per avviare un confronto costruttivo su scelte e obiettivi di fondo avremo occasione di riscattare il Paese e potremo ristabilire la fiducia nelle sue istituzioni”.

Scritto per Camminando Scalzi: http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/le-grandi-sfide-di-mario-monti.html

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Tristezza

Dario | 18 giugno 2009

Vorrei raccontare un aneddoto, venendo meno alla promessa fatta a me stesso di inserire poco o nulla della mia vita privata qui. Questo episodio però mi ha troppo inquietato e non posso fare a meno doverlo condividere con qualcuno.

Inquadriamo il contesto.

Fermata dell’autobus, siamo in quattro ad attendere un bus, io incazzato nero che guardo con rabbia cieca il mio numerino da salumeria rifilatomi dall’ufficio dell’Eni (il mio numero è il 548 e quando sono andato via “servivano” il numero 41)e questi tre ragazzi che non potevano fare a meno di urlare a squarciagola i fatti loro, disinteressandosi se la signora al quinto piano del palazzo di fronte riuscisse a sentirli nonostante il traffico.

Inquadriamo ora i fatti.

I tre ragazzi in questione si trovano accanto a me e le loro figure offrono già uno spettacolo depressivo: sono vestiti come aspiranti truzzi (o zarri, o tamarri o zaurdi a seconda della definizione dialettale regionale), con varie cinture borchiate, piercing a naso e labbro (erano liceali), pantaloni al ginocchio (nel senso che il cavallo era all’altezza del ginocchio) con cappellini da baseball intrisi di sudore, barbe adolescenziale malfatte e occhiali da sole dalle esteticamente discutibili montature. Ad un tratto il dinamico terzetto urlante viene raggiunto da una ragazza, probabilmente coetanea, quasi sicuramente una compagna di classe che appena giunta inzia ad urlare “Ma lo sapete che Monica si è fatta il Giamba?”, frase che ha suscitato la gioia della signora del secondo piano intenta ad annaffiare i gerani del suo balcone. Il gossip portato dalla fanciulla con il piercing all’ombelico (una liceale!) riattiva le mai sopite urla dei ragazzi che iniziano a dibattere con parole dolci e comprensive sulla moralità della povera Monica e di questo Giamba. Cerco di isolarmi dal gossip con il mio fido Ipod ma all’improvviso, tra le note di una canzone degli Aerosmith mi giunge una parola magica, “Grande Fratello”. Spegno l’Ipod ed inizio ad ascoltare. Il quartetto in questione a quanto ho capito si è iscritto alle selezioni del Grande Fratello che si terranno a Torino a fine mese e quanto mi è dato di capire metà della loro classe si è iscritta insieme a loro. A sconvolgermi però non è la notizia in sè, del resto all’ultimo Grande Fratello non so quante migliaia di italiani si son presentati, ma il fatto che questi sbarbatelli di 18\19 anni oltre a pensare a quali personaggi costruirsi dentro la casa, pensavano e dibattevano su cosa fare all’interno, quale “modello” imitare, dove per modello si intende uno dei reclusi delle passate edizioni. Si trattava di un dibattito accalorato, serio, con proposte e confutazioni motivate, quasi come un dibattito accademico sulla validità attuale del Rasoio di Occam (che i fanciulli in questione credo ignorino). A titolo esemplificativo dell’altezza filosofica ed intellettuale del dibattito vi riporto, quasi letteralmente uno scambio di battute.

Ragazzo con il berretto sudato: Io quando sono dentro, il primo giorno provo a scoparmi la più carina, così mi prendo i voti degli italiani, difendo la virilità del maschio.

Ragazza con il piercing: E se questa non te la da che fai? Fai il coglionazzo in diretta tv.

Ragazzo con il berretto sudato: Me la da perchè gli conviene, lo sai al Grande Fratello, se non la dai non conti nulla, non passi il televoto.

Ragazzo con la cintura borchiata: Si ma perchè dovrebbe darla a te che sei più brutto della fame? Ci saranno ragazzi più belli di te.

Ragazzo con il berretto sudato: Ma tu che cazzo ne sai? Se ti prendono che cazzo fai? Non ci provi pure tu con la figa della casa?

Ragazzo con la cintura borchiata: Forse, ma forse farò come ha fatto Vittorio. Il coglione che faceva ridere tutti, magari riesco anche a farmi qualcuna al contrario suo.

Ragazzo con la maglietta degli Helloween: Ma quante seghe vi fate, intanto vediamo se ci prendono, sarebbe figo entrare tutti insieme.

Ragazza con il Piercing: Una bella banda di pici, ma che cazzo dovete fare? Io se vengo presa non la darò a nessuno e vincerò perchè agli italiani non piace più il puttanone.

Ragazzo con la maglietta degli Helloween: Ma allora non hai capito un cazzo.

E via così per almeno quindici minuti, il tempo che ha impiegato il bus per raggiungermi  e portarmi via da quel bozzolo di tristezza cosmica.

Io non sono un perbenista nè mi scandalizzo per il linguaggio colorito, però sentendo certi discorsi mi è salita in gola una tristezza enorme. Ho pensato a tante altre fermate di autobus con ragazzini di 18\20 anni intenti a parlare del Grande Fratello, in tutta Italia. Dalla Val d’Aosta alla Sicilia. Ho avuto l’ennesima conferma che non esistono più idee, progetti, aspirazioni che abbiano una parvenza di serietà ma al contrario esiste la spettacolarizzazione, il dominio dello show business sul merito e sul talento. Uno show business che ti apre tante porte con estrema facilità, che ti permette di scalare la vetta della notorietà mostrando le tue chiappe in diretta tv, ti consegna i tuoi 15 minuti di celebrità di wahroliana memoria con il minimo sforzo ed il minimo investimento. Una grande illusione, dove tutto sempre facile e che spesso nasconde con un velo di dolcezza una realtà ben più deprimente.

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