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Che fare?

Dario | 14 gennaio 2009

Due anni fa scrivevo su un forum ora defunto un intervento amaro, furioso che all’epoca non suscitò reazioni, anzi passò quasi inosservato. Ora a due anni esatti di distanza quelle parole, che ancora oggi rileggo con amarezza, suonano ancora attuali, troppo attuali. Sono quasi un manifesto, un manifesto composto da immobilismo, incapacità, accidia e di tutti quei difetto endemici che un popolo dovrebbe combattere e di cui, invece, ancora oggi si nutre avidamente…

Ecco cosa scrissi il 9 gennaio del 2007

…Diciamoci la verità,Messina avrà 250000 abitanti ma ha la mentalità, la morale perbenista e gli usi di un paesello di campagna. Sapete, quei paesi dove ci sono pochi personaggi che detengono un potere silenzioso, che non si vede, ma che è palpabile. Il sindaco, il farmacista, il medico, il parroco, sono questi i personaggi che alla fine nelle piccole realtà controllano tutto e provvedono a tutto. E Messina che c’entra direte voi? Basta pensarci un pò su, e guardare la realtà non con superficialità, fermandosi ai meri fatti di cronaca (di per se sterili ed insignificanti) ma con quella punta di cinico senso critico che ci vuole sempre per capire il mondo che ci circonda. Messina è una città dal passato glorioso, distrutta e più volte ricostruita, ma nell’ultimo secolo è stata ricostruita con malcostume, favorendo la creazione di piccoli potentati che, analogamente al famoso farmacista del paesino, controllano la città. Potentati nati all’ombra di Università, Policlinico, pubblica amministrazione, in una città che dopo il terremoto del 1908 ha vissuto di pubblica amministrazione. E’ questo il malcostume a cui mi riferivo prima, questo secondo me ha rovinato Messina. Il messinese non cerca un lavoro, cerca l’amico che conosce l’onorevole X per avere un posto al comune, alla provincia o all’Ente Nazionale Protezione del Gurzo del Borneo Meridionale. Questa ricerca, questo ideale del posto pubblico a tutti i costi ha una gravissima conseguenza, il clientelismo. Una pratica diffusa ad ogni livello, dal chiosco di limonate fino ai dirigenti amministrativi. Una città che vive di clientelismo, di traffici strani, di scambio di favori, dove la classe politica stessa è stata cooptata per clientelismo, che futuro può avere? La decadenza delle istituzioni ad ogni livello è evidente e sotto gli occhi di tutti, l’incompetenza, il già citato clientelismo, la presenza di micro e macro interessi sul territorio che fanno capo a persone che controllano pacchetti più o meno consistenti di voti e un generale disinteresse verso la cosa pubblica da parte dei nostri amministratori, non permettono a quei pochi messinesi coraggiosi, dotati di buona volontà di far qualcosa. Al cittadino messinese non importa nulla della sua città, interessa soltanto il posto al comune, non lavorare troppo, avere la casa al mare e la barchetta per pescare e farsi 3 mesi di ferie d’estate. Ed è forse questa la cosa più triste di tutto questo. Anni di malcostume e malgoverno hanno abrutito i messinesi, li hanno resi indifferenti e cinici, li hanno resi servili verso il potente e accidiosi verso la città e le istituzioni, sono diventati abulici e immobili, smossi solo da proprio egoistico interesse personalistico, insomma sono diventati una razza di bifolchi. Forse sarò troppo severo nel mio giudizio, ma parlo con rabbia, con la rabbia di un messinese che ama la sua città, ma che ha dovuto lasciarla in cerca di meglio, per sfuggire a quel vuoto culturare e morale che la sta risucchiando, perchè disgustato dalla realtà d’illegalità e di connivenza che giornalmente mi trovavo davanti agli occhi. Si sono veramente furioso, anzi incazzato, con i miei concittadini per quello che hanno fatto e che continuano a fare alla “città più bella del mondo”, incazzato per la loro indifferenza, per il loro egoismo, per la loro “scalterzza” e per la loro accidia. Mi sento diverso da loro, ma al tempo stesso mi sento più messinese di loro e da messinese spero sempre nel fondo del mio cuore che la città un giorno possa tornare grande, spero che nella mia generazione ci sia qualcuno che possa cambiare qualcosa.

P.S. L’anno prossimo la città “festeggerà” i cento anni dal terribile che la distrusse. Beh io ancora mi domando cosa ci sia da festeggiare, visto che in questi cento anni la città è sprofondata nel vuoto, da vivace centro culturale ed economico a città di uffici pubblici, piena di ignoranza e di grettezza.

Le cose in queste due anni son solo peggiorate. La città ha perso l’ennesimo autobus rappresentato dalle celebrazioni per il centenario del terremoto e continua ad avvilupparsi nei suoi problemi guidata da personaggi che non vogliono o non riescono risolvere un bel niente. Che fare allora? E’ giusto lasciar perire così una città? Che interessi hanno i potenti a farla precipitare nell’abisso? Sono così incredibilmente miopi e avidi da pensare solo ai loro interessi immediati senza neanche riuscire a immaginare un futuro anche per le loro malefatte o a provare un minimo di responsabilità verso la collettività?

Che fare? Che fare? Che fare? Su questa domanda mi arrovello e a questa domanda spero un giorno di trovare risposta…

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L’imprenditoria italiana

Dario | 16 luglio 2008

L’economia italiana sta andando a rotoli o quasi. Ogni giorno veniamo bombardati da cifre, dati, bollettini conteneti dati ancora più allarmanti. I giornali e i telegiornali ci tirano letteralmente in faccia diffcoltà economiche pazzesche, prezzi alle stelle, pensionati e lavoratori che non arrivano alla fine del mese etc. Il clima insomma è da “si salvi chi può” e, secondo alcune stime effettuate dalla Banca d’Italia, i primi che stanno correndo alle scialuppe sono proprio gli imprenditori, i soggetti sui quali poggia o dovrebbe poggiare la base economica di una nazione. Bankitalia prevede che entro il 2009 si perderanno nel nostro paese qualcosa come 300.000 posti di lavoro, sia nella grande industria, ma soprattutto nelle piccole e medie imprese industriali e commerciali. Gli imprenditori chiudono i battenti, è un dato evidente, sentono puzza di bruciato e decidono di salvare il salvabile, chiudendo le aziende, a volte in perdita ma a volta ancora pienamente produttive e cercando nuove forme di rendita: beni rifugio, investimenti speculativi, edilizia e così via.

Anche la mia città purtroppo è vittima di queste logiche perverse. A Messina accade che è una delle più antiche aziende cittadine, la Molini Gazzi, rischia di chiudere. Sai che novità! si potrebbe dire, ma qui la cosa paradossale è che la Molini Gazzi è un’azienda in attivo, che assumeva personale e che aveva un giro d’affari piuttosto cospicuo. Ma strane coincidenze ed eventi astrali hanno congiurato contro quest’azienda. E’ bastata una variante al piano regolatore, che trasformava la zona da industriale a residenziale, a spingere il titolare dell’azienda a chiudere bottega, a licenziare i 27 dipendenti per far erigere al posto dello stabilimento delle palazzine.

Una ditta in attivo che produceva profitti in cambio di alcune palazzine.

Le ragioni della proprietà si posson pure capire, ma non condividere e sicuramente nessuno fa beneficienza a questo mondo sia chiaro. Ma se questa è l’imprenditoria che dovrebbe farci uscire dalla recessione, allora ci attendono tempi oscuri.

P.S. Se qualcuno volesse saperne di più sulla Molini Gazzi e sulla vertenza che la coinvolge può consultare i Link sottostanti. Si tratta di un reportage realizzato dall’associazione “Energia Messinese” che sta aiutando i lavoratori, sensibilizzando i media locali e contribuendo alla petizione popolare per la salvezza dello storico stabilimento messinese

Prima Parte Seconda Parte

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Gli avvoltoi sulla carcassa 2 – Lo schifo continua

Dario | 13 luglio 2008

Solo qualche giorno fa su queste pagine vi parlavo delle manovre di alta politica che stanno interessando le istituzioni messinesi. Purtroppo sono costretto a tornare su queste sconcezze per segnalare il livello dei dibattiti che ha ormai superato l’infantilismo. Ebbene se al comune un accordo si è trovato, misteriosamente, e il sindaco Buzzanca ha potuto varare la sua giunta(sulle deleghe assessoriali ci vorrebbe un capitolo a parte) alla provincia, Nanni Ricevuto, in preda alla follia datagli dal plebiscitario successo, ha pensato bene di escludere dalla sua giunta i partiti alleati Udc ed Mpa. Un copione già visto al comune direte voi? Ma qui la polemica si tinge di tinte comiche. I due partiti esclusi hanno redatto un documento nel quale definiscono “inqualificabili” i comportamenti del presidente ma soprattutto affermano di non poter “accettare l’introduzione di metodi di governo della Provincia opachi e privi di dignità che tentano di imporre direttori generali privi dei necessari requisiti professionali e qualche assessore dall’oscuro passato”.

Questi signori parlano di criteri opachi, di passati oscuri, accennano ad una parveneza di meritocrazia e di requisiti professionali, arrivano a parlare di metodi di governo privi di dignità. Che dignità c’è in una misera spartizione di poltrone tra partiti basata sul manuale Cencelli? A rigor di logica si dovrebbe seguire una politica pragmatica basata sulla rapidità e sull’efficienza delle azione, ma invece no si preferisce litigare lasciando che la città e la provincia affondino nell’anarchia e nel malgoverno.

E meno male che il bene della città veniva al primo posto. Il rilancio delle attività produttive, il rilancio del turismo e dei servizi pubblici erano le priorità del programma dell’attuale maggioranza in disfacimento.

Fingo di stupirmi ma in realtà quello che sto vedendo era tutto scritto, era scritto nei geni di una classe politica mediocre (spero non si offendano i mediocri) che ignora il concetto stesso di bene pubblico, dotata di scarso senso civico, che ha come priorità l’accapararrsi misere porzioni di potere.

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