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La Grande Sconfitta

Dario | 15 dicembre 2010

L’unica certezza è che ieri ad aver perso è stata l’Italia. Il discutibile atteggiamento di alcuni deputati, colti da divina ispirazione, è il simbolo di un paese che ormai ha perso moralità e dignità. Un paese che paradossalmente si rispecchia nelle dinamiche dei due rami del Parlamento, un paese dominato dalla paralisi. Un paese molto somigliante a Oblomov, il personaggio di Goncarov, segnato da un’inerzia fisica e spirituale che lo condanna all’inazione e alla rinuncia verso ogni forma di lotta.

In queste ore, i caporali di tutti i partiti esultano, anche se c’è ben poco da esultare. Lo fanno per obbedienza, per rassicurare gli elettori meno smaliziati, per coprire la realtà delle cose con un soffice velo di Maya.

A Destra esultano per il pericolo scampato e ora, forti della vittoria di Pirro, offrono accoglienza e poltrone ad altri voltagabbana eletti per stare l’opposizione.

Fini sostiene di aver perso sul piano dell’aritmetica ma di aver vinto sul piano politico.

Il PD sostiene che, alla resa dei conti, ha riportato una vittoria sfolgorante riuscendo ad allargare l’opposizione a 311 membri.

La Lega Nord oscilla tra la pregiudiziale verso l’UDC di ieri mattina e l’apertura all’UDC di ieri pomeriggio. Miracoli della politica!

Ribadisco, ieri ad aver perso è l’Italia tutta.

Come si può definire stabile un governo con una maggioranza di tre deputati, per giunta inaffidabili, alla Camera? Come può un governo di tal guisa governare? Un governo che alla prima epidemia di influenza rischia di essere messo in minoranza.

Da quasi vent’anni il nostro paese è bloccato.

La Seconda Repubblica e il vento del cambiamento che doveva portare sono stati uno dei peggiori fiaschi della storia repubblicana. Defunto il grande centro democristiano, né la destra né la sinistra sono stati in grado di governare realmente l’Italia preferendo sempre il palliativo alla cura.

Si, è verissimo abbiamo avuto governi stabili e duraturi ma non abbiamo avuto riforme concrete, non abbiamo avuto impulsi modernizzatori, non abbiamo avuto un vero risanamento.

L’Italia uscita ieri mattina da Montecitorio assomiglia drammaticamente a quella che vent’anni fa poneva la pietra tombale sopra la Prima Repubblica. Un’Italia in crisi economica e politica, un’Italia in cerca di risposte e di stimoli nuovi, un’Italia che vuole rinnovarsi ma che non riesce a farlo.

La differenza sostanziale, rispetto a vent’anni fa, è la classe politica.

All’epoca il Parlamento era formato da personaggi nati e cresciuti nei partiti, con una lunga gavetta istituzionale e con un puro interesse nella politica. Oggi, nel nostro Parlamento, trovano posto medici, imprenditori, affaristi, gente prestata alla politica e che guarda prima al suo interesse e poi a quello del paese.

Con queste premesse quale futuro si prospetta per l’Italia? Io personalmente non vedo futuro.

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14 dicembre, Crisi, futuro, libertà, paralisi, parlamento, PD, PDL, Prima Repubblica, seconda repubblica, UDC
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“…Mani Pulite ha cancellato i partiti che per 50 anni hanno garantito il progresso del paese…”

Dario | 24 novembre 2008

Vorrei prendere spunto da questa frase del Premier per impelagarmi in un a riflessione dal quale forse non uscirò vivo.

il pool di “Mani Pulite” e la sua inchiesta “Tangentopoli” rappresenta il punto di cesura storica più importante della storia italiana contemporanea, sono gli anni in cui, adottando un vezzo tutto francese per i nomi, si passa dalla cosidetta “Prima Repubblica” all’attuale “Seconda Repubblica”. Sono quelli gli anni dove crolla su se stesso un intero sistema-paese. Tutti i partiti dell’arco costituzionale vengono spazzati via o si reinventano sotto nuove forme, implode la cosidetta “terza via” italiana per lo sviluppo economico, quel sistema che aveva nei tre moloch pubblici (ENI, IRI, EFIM) i suoi santuari e i suoi pilastri. Emerge una voglia di rinnovamento e di moralizzazione senza precedenti, una specie di “rivoluzione dei garofani” in salsa italica. Agli storici il giudizio su quello che è avvenuto all’epoca e sui risultati di quello stravolgimento che oggi vediamo sotto i nostri occhi, ma le vere domande sono: E’ cambiato realmente qualcosa tra Prima e Seconda Repubblica? Si sta meglio prima o si sta meglio ora?

Rispondere a queste due domande è come rispondere all’atavico dilemma dell’uovo e della gallina, ma è mio dovere in questa sede proporre spunti di riflessione.

La Democrazia Cristiana dal dopoguerra al 1994 è stato sicuramente il partito politico italiano egemone. Grazie alla sua funzione anti-comunista, ha attirato a sè tutti gli altri partiti dell’arco costituzionale formando, nel corso degli anni, governi di coalizione o monocolore escludendo sempre le ali estreme, MSI e PCI. Quasi sessant’anni ininterrotti di potere hanno impresso all’Italia un marchio quasi indelebile. Si è perfezionato un meccanismo complesso di spartizione politica di ministeri, incarichi, posti di rilievo nella pubblica amministrazione che ha garantito alla DC e ai suoi alleati un rilevante consenso, rafforzato anche con l’uso spregiudicato di metodi illeciti quali voto di scambio, corruzione etc. La relativa stabilità della coalizione di governo, composta solitamente da DC, PLI, PRI, PSDI e, soprattutto negli anni 80 dal PSI. ha avuto come conseguenza una lunga fase di progresso economico e sociale all’intero paese. I governi DC hanno industrializzato il paese nel giro di pochi anni, hanno costruito e gestito il cosidetto “boom economico” fino agli anni 70. Il massiccio intervento statale nell’economia è stata sicuramente la marcia in più che ha permesso al paese di progredire, ma allo stesso tempo, l’uso indiscriminato del denaro pubblico per rinforzare il consenso il collegi elettorali e progetti di sviluppo troppo ambiziosi, ha dato origine a investimenti copiosi e sprechi incalcolabili. Il modello di sviluppo italiano ha avuto dei costi elevatissimi soprattutto perchè ha subito la pesante commistione di esigenze particolari, soprattutto elettorali, con esigenze di pubblica utilità. Ma uno sviluppo economico basato esclusivamente sull’indebitamento non può durare in eterno e la sua conseguenza più tangibile sono i costi che inevitabilmente si scaricano sulle generazioni successive.

La situazione oggi è diversa? Sicuramente sono cambiati i nomi e i colori dei partiti ma in fondo la sostanza è cambiata poco. L’attuale arco costituzionale è composto da partiti scarsamente ideologizzati che usano ed abusano dell cosidetto “spoil system” per occupare le istituzioni e spremere le ultime gocce dalle casse dello stato, sempre più strette nella morsa del debito pubblico e del trattato di Maastricht che impedisce di fatto agli attuali governi di indebitarsi senza controllo. Una grottesca caccia al tesoro che non ha nulla da invidiare ai più semplici e diretti metodi “democristiani”

Allora non è cambiato nulla?

La differenza più evidente è l’attuale, costante impoverimento della nostra economia che, priva di regole, di stimoli coerenti e concreti da parte delle istituzioni è diventata una lotta per la sopravvivenza dove vige la legge del più forte o del più furbo. L’attuale classe politica non riesce ad avviare una programmazione economica mirata allo sviluppo del paese, vuoi per le cambiate condizioni geopolitiche, vuoi per incapacità, vuoi per i mille interessi contrstanti che collidono tra loro. Il sistema che vigeva durante la “Prima Repubblica” era marcio fino al midollo, favoriva la corruzione e lo spreco ma riuscì a garantire a suo modo il progresso del paese, perchè? Forse la risposta sta in un concetto fondamentale che ora sembra essersi smarrito, il concetto di Senso dello Stato. La vecchia classe dirigente era compromessa, disonesta e chi più ne ha più ne metta, ma aveva un qualcosa che gli attuali politici neanche sanno dove stia di casa, il Senso dello Stato, il senso del bene pubblico al di sopra del proprio esclusivo tornaconto personale. L’avvento del berlusconismo ha portato la predominanza dell’interesse privato sul pubblico con le conseguenze che oggi sono sotto gli occhi di tutti noi…

Allora vi chiedo, alla luce di quello che è cambiato e di quello che non lo è. era meglio la “Prima Repubblica” o stiamo meglio in questa “Seconda Repubblica”

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Riflessioni e Pensieri, Storie Italiane
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Democrazia Cristiana, Prima Repubblica, Tangentopoli
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